Un “Pool fasce deboli” nella Procura di Foggia. Sei magistrati per arginare l’escalation di violenza su donne e minori

Una delle grandi realtà della città, forse ancora poco conosciuta ai più. Ad illustrarla il procuratore capo Ludovico Vaccaro intervenuto durante l’appuntamento in Sala Fedora. “Stessa organizzazione che si occupa della lotta alla criminalità organizzata”

Un “Pool fasce deboli” per sostenere donne e minori vittime di violenza. Questa una delle grandi realtà di Foggia, forse ancora poco conosciuta ai più. Sei magistrati e un procuratore aggiunto che coordina il lavoro. Una squadra compatta per arginare un fenomeno sempre più preoccupante in questa provincia. Sei le donne uccise nel 2019, un’altra in gravi condizioni in ospedale. Per non parlare del sommerso.

Ad evidenziare l’impegno della Procura di Foggia ci ha pensato il suo capo, Ludovico Vaccaro, intervenuto all’evento in Sala Fedora “Questa vita è solo mia, #lamorenonuccide”. “Un pool con la stessa organizzazione e lo stesso numero di magistrati che si occupa della lotta alla criminalità organizzata. Questo dà bene il senso dell’attenzione che c’è verso il problema. La squadra si occupa di violenza sessuale, stalking ma anche di violenza economica e violenza assistita”. 

E ancora: “L’intervento sui reati di genere è immediato, anche se si tratta di lesioni. Viene subito allertato il pm che entro tre giorni deve incontrare ed ascoltare la persona offesa. La vittima – ha evidenziato Vaccaro – deve sapere che nella polizia giudiziaria e nella procura trova persone specializzate, pronte ad accoglierla”.

L’attenzione è massima: “Tutti i processi che riguardano questi reati hanno trattazione prioritaria, compresi quelli per violenza assistita ed economica. Da inizio anno ad oggi, in questa provincia, si contano oltre 500 procedimenti per maltrattamenti – ha concluso il procuratore snocciolando alcuni dati -. Oltre 600 per stalking. Oltre 100 per abusi sessuali. Più di 150 le misure cautelari richieste dalla procura. Ma la repressione non basta. È la cultura che va cambiata, per questo c’è ancora tanto lavoro da fare”.





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