Interessi “a strozzo”, uomo condannato per usura. Il suo avvocato fallisce bluff

Il procedimento penale scaturì grazie al coraggio della vittima che sporse denuncia-querela a carico di ignoti per danneggiamento aggravato e minacce

Condannato ad un anno e sei mesi di reclusione – e 4mila euro di multa – il 38enne manfredoniano, Michele Mansi. L’uomo, con sentenza numero 3878/19 dello scorso 10 ottobre 2019, è stato ritenuto colpevole del reato di usura. I giudici della Corte di Appello hanno confermato quanto disposto in primo grado dal Tribunale di Foggia (sentenza 2123/2014).

Nonostante ciò, l’avvocato di Mansi, la penalista Innocenza Starace pur sapendo dell’esito del procedimento, ha diffuso una notizia errata, contorcendola e conformandola alle proprie esigenze, dimenticando che il suo cliente è stato condannato per usura. Infatti, attraverso un articolo pubblicato il 15 ottobre 2019 (cinque giorni dopo la sentenza) su un sito cittadino notoriamente vicino alla legale, è passato un messaggio fuorviante.

L’articolista ha parlato di una richiesta di assoluzione da parte del procuratore generale. Per poi scrivere che Mansi “già con passata sentenza del Tribunale di Foggia era stato assolto dai reati di tentata estorsione e minacce”, risultando essere una “persona inserita in un contesto lavorativo e di giusta affidabilità”. Una notizia del tutto monca, priva dell’elemento più rilevante, ovvero la condanna per l’imputato, punito dai giudici in quanto colpevole del reato più grave tra quelli a lui contestati: l’usura.

Il comunicato stampa della polizia

Nella nota diffusa cinque anni fa dagli investigatori fu ricostruita tutta la vicenda. A gennaio 2014 “il personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del commissariato di Manfredonia arrestò Mansi – si legge nel comunicato stampa dell’epoca –, ritenuto responsabile dei reati di usura e tentata estorsione, danneggiamento e minaccia aggravata nei confronti di una vittima trovatasi in difficoltà economiche.

Il procedimento penale scaturì grazie al coraggio della vittima che sporse denuncia-querela a carico di ignoti per danneggiamento aggravato e minacce; raccontando che, dopo un periodo trascorso in Africa per lavoro, al rientro a Manfredonia gli era capitato un grave episodio minatorio, ossia il danneggiamento della sua auto, nel cui abitacolo fu lasciata una busta con cinque proiettili calibro 9×21 e un biglietto riportante gravi minacce di morte indirizzato a lui e ai suoi familiari.

Impaurita e timorosa, in sede di denuncia la vittima – continua la nota – indirizzò i suoi sospetti nei confronti dell’arrestato, usuraio che nell’ottobre 2011 gli aveva concesso un prestito, ma che continuava a tormentarlo anche dopo la completa restituzione dei soldi prestati e dei relativi interessi “a strozzo” pattuiti.

Il malcapitato rivelò che, seppur avesse completamente liquidato il prestito (chiesto in un momento di grave difficoltà economica, dovendo saldare urgentemente dei lavori presso una casa rurale), Mansi avrebbe preteso la dazione di un’ulteriore somma di 2mila euro. Palesandosi il reato di usura, gli agenti chiesero al denunciante le modalità del prestito, avvenuto in contanti sia per quanto concerne il finanziamento che per la successiva restituzione, appurando che alla riconsegna della somma comprensiva di esosi interessi erano presenti alcuni testimoni che, escussi a sommarie informazioni testimoniali, confermarono la versione fornita.

Appreso da attività info-investigativa che Mansi potesse detenere in casa o in altri luoghi di sua pertinenza armi o strumenti atti ad offendere, anche per aumentare la sua spavalderia nell’esercizio della sua attività usuraria – prosegue il comunicato degli inquirenti -, il personale operante effettuò una perquisizione domiciliare con esito negativo per la ricerca delle armi, positivo per l’attività usuraria del sedicente cuoco durante il periodo estivo presso un lido di Mattinata e aiutante allevatore del suocero durante il periodo invernale.

Furono rinvenuti un assegno bancario in bianco, post-datato e firmato dal titolare di un’azienda edile locale, in merito al quale l’aguzzino asserì di avere, qualche mese addietro, prestato una somma di denaro, ricevendo quell’assegno come garanzia, lasciando in bianco il campo relativo al beneficiario; inoltre, su di una matrice di un blocchetto risultò essere stato staccato un assegno intestato ad un locale commerciante di calzature; anche in questa circostanza Mansi riferì di aver concesso del denaro ad un commerciante.

Del prestito, su di una vecchia agenda trovata in un locale presso la masseria in uso all’arrestato, erano riportati tutti i conteggi, dai quali si intuiva la data del prestito e quello della scadenza, con un esoso incremento economico rispetto alla somma prestata, tasso di interesse più che usurario.

Di fronte all’evidenza dei titoli di credito rinvenuti, senza essere interpellato, quasi a giustificarsi, Mansi asserì di essere ‘un benefattore– continua la nota stampa -, che prestava soldi senza alcun compenso, ma appariva chiaro che l’agenda era un promemoria di alcuni dei prestiti concessi a persone in difficoltà economica.

Il gip, mutuando al caso in esame i superiori principi giurisprudenziali, ritenne che nessun dubbio potesse sussistere in ordine alla configurabilità del delitto di usura a suo carico, atteso che, come emerso dall’istruttoria, la persona offesa si rivolse all’usuraio perché in grave difficoltà economica per dei lavori che aveva necessità di svolgere e per i quali non disponeva della necessaria provvista economica; lo stato di bisogno derivava proprio dal carattere esorbitante degli interessi pattuiti, pari al 150% annui, ben oltre il tasso soglia previsto dalla legge e che parimenti sussistente era il contestato delitto di estorsione, alla luce della condotta posta in essere da Mansi – è riportato in chiusura di comunicato -, consistente nel minacciare la vittima di danni ingiusti qualora non avesse corrisposto una somma ulteriore di denaro”.



In questo articolo:


Change privacy settings