Giovane donna nigeriana deceduta a Cerignola, vescovo Renna: “La morte dei poveri non fa rumore”

Adaymo aveva 44 anni e viveva in una situazione di degrado, come tante sue connazionali. È scomparsa dopo giorni di malattia e dopo il ricovero all’Ospedale “G. Tatarella”

“Una morte che interroga le nostre coscienze”, così il Vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano Luigi Renna ha commentato la notizia della scomparsa di una donna nigeriana a Cerignola. “Cari fratelli e sorelle – scrive nel messaggio alla città – in questi giorni in cui la nostra attenzione di cittadini è stata catturata dallo scioglimento dell’amministrazione comunale di Cerignola, una triste notizia è passata inosservata, ed è giunto il momento di renderla nota. Una donna nigeriana, che viveva in una situazione di degrado, come tante sue connazionali, dopo giorni di malattia e dopo il ricovero nell’Ospedale “G. Tatarella” di Cerignola per interessamento di suor Paola Palmieri delle Figlie della Carità e i volontari che operano a “Tre Titoli” presso il Centro “Santa Giuseppina Bakhita”, è morta la sera del 10 ottobre scorso. Si chiamava Adaymo ed aveva 44 anni. Da alcuni giorni la sua salma è nell’obitorio e oggi, venerdì 18 ottobre, i funerali saranno celebrati nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Maria del Buon Consiglio a Cerignola”.

La morte dei poveri e delle donne sfruttate, le schiave del nostro tempo, non fa rumore – dichiara il Vescovo -. Anzi, qualcuno vorrebbe distogliere lo sguardo da quella situazione. Vorrebbero distoglierlo gli uomini e le donne di “Tre Titoli”, complici di un degrado che li vede ora carnefici ora vittime, nella guerra tra i poveri in cui qualcuno è divenuto così povero da perdere persino la pietà. Vorrebbero distoglierlo quegli adulti e giovani che frequentano “Tre Titoli” per i loro laidi interessi e non hanno rispetto né del loro corpo, né di quello altrui e, se sono sposati, del sacro letto nuziale. Io prego che la morte di Adaymo inquieti la nostra coscienza, tolga il sonno di chi viola il tempio di Dio, il corpo di creature che Dio ha voluto a sua immagine. Io prego che quelli che sguazzano e beneficiano di questo degrado: si consumino di rimorsi, tutti quanti – continua -. Mi vengono in mente le parole di Primo Levi, che così descrive le donne che erano nei campi di concentramento: Considerate se questa è una donna. Senza capelli e senza nome. Senza più forza di ricordare. Vuoti gli occhi e freddo il grembo. Come una rana d’inverno. Meditate che questo è statoHo ricordato queste parole – conclude – quando sono stato a visitarla in obitorio, sabato scorso. Ma poi ho rammentato il brano del Vangelo in cui si parla del ladrone che, accanto a Gesù sulla croce, gli chiede: “Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”. E Gesù gli dice: “Oggi sarai come in paradiso”. Perché a questa povera donna era rimasto solo il privilegio della preghiera, di chiamare Dio col nome di “Padre”, anche se nessuno gli si poteva dire fratello. Che la sua morte faccia riflettere tutti… Che il Signore la consoli con il suo abbraccio di Padre… Che ciascuno di noi pensi che questo potrebbe ancora accadere…”.