Per Potenza&co non è finita: confermate gravi accuse di colpevolezza per sindaco di Apricena. La Procura di Foggia fa chiarezza

Sul primo cittadino i giudici hanno confermato pienamente il quadro indiziario in ordine al reato di abuso d’ufficio contestato all’indagato. L’ordinanza è stata annullata solo per assenza di esigenze cautelari

“Le recenti notizie pubblicate da diversi organi di informazione in ordine agli sviluppi dell’attività di indagine diretta dalla Procura della Repubblica e denominata “Madrepietra”, a causa di alcune imprecisioni, non forniscono un quadro corretto e puntuale dell’attuale situazione processuale degli indagati”. A riferirlo sono gli stessi inquirenti attraverso una nota stampa della procura.
“Appare perciò opportuno – si legge – fornire alla opinione pubblica alcune precisazioni. L’attività di indagine vede coinvolti, come a noto, diversi soggetti aventi ruoli apicali net Comune di Apricena; nell’ambito delle investigazioni svolte, questa Ufficio ha chiesto e ottenuto del Gip di Foggia l’emissione di provvedimenti cautelari a carico di alcuni soggetti sottoposti alle indagini, gravemente indiziati (a vario titolo) di ipotesi di reato contra la Pubblica Amministrazione, la Fede Pubblica e il patrimonio. Il quadro indiziario tratteggiato da questa Procura della Repubblica e riconosciuto dal Gip di Foggia, lungi dall’essere stato demolito dal Tribunale del Riesame di Bari, ha avuto ampie conferme.

Il sindaco del Comune di Apricena, Antonio Potenza è sottoposto alle indagini preliminari per i reati di peculato d’uso, concussione e abuso d’ufficio. Il Tribunale del Riesame di Bari, nell’annullare l’ordinanza cautelare emessa a suo carico, ha confermato pienamente il quadro indiziario in ordine al reato di abuso d’ufficio contestato all’indagato; invero, con riferimento a tale ipotesi di reato, i giudici hanno annullato l’ordinanza cautelare per assenza di esigenze cautelari e non per assenza di gravi indizi di colpevolezza. Con riferimento al delitto di concussione, invece, il Tribunale delle Libertà ha escluso la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, in quanto ha ritenuto non sufficientemente definita la condotta costrittiva che sarebbe stata posta in essere dal sindaco Potenza ai danni della persona offesa”.
E ancora: “L’indebito utilizzo da parte del sindaco dell’autovettura di servizio dell’Ente Comunale (delitto di peculato d’uso) non è stato oggetto di pronuncia da parte del Tribunale delle Libertà, in quanto tale ipotesi delittuosa non è stata posta a fondamento delle richieste cautelari avanzate da questa Procura della Repubblica”.

“L’assessore Ivan Augelli – continua la procura – è sottoposto ad indagini preliminari per i reati di induzione indebita a dare o promettere utilità, turbata libertà degli incanti e rivelazione di segreti d’ufficio. Il Tribunale del Riesame di Bari ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a suo carico, con riferimento ai delitti di turbata libertà degli incanti e rivelazione di segreti d’ufficio; è stata esclusa, invece, la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza con riferimento al solo reato di cui all’articolo 319 quater del codice penale”.

Infine c’è l’indagato Matteo Bianchi, imprenditore locale. La procura precisa che “le attività di indagine su di lui hanno consentito di contestare i reati di fraudolento danneggiamento di beni assicurati, ex art. 642 c.p., e concorso nel delitto di falsità in atto pubblico. Lo stesso, in sede di interrogatorio di garanzia, ha ammesso gli addebiti in ordine al primo reato, presentando altresì offerta reale di risarcimento danni a favore dell’Ente assicurativo. In ordine al delitto di falsità in atto pubblico, il gip di Foggia, nel decidere sull’istanza di revoca della misura cautelare applicata a carico di Bianchi, ha ritenuto cessate esclusivamente le esigenze cautelari, non mutando in alcun modo la propria valutazione in ordine alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.
Giova in ogni caso sottolineare – conclude la Procura di Foggia – che tutti i soggetti coinvolti nelle attività di indagine non sono da ritenersi colpevoli, in applicazione del principio cardine di cui all’art. 27 co. 2 della Costituzione Repubblicana, ai sensi del quale ogni cittadino è da considerarsi non colpevole fino alla condanna definitiva”. (In alto da sinistra, Augelli, Potenza e Bianchi)



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