Mafia, masseria Tarantino rifugio dei tre killer di San Marco: “Agirono a volto scoperto, uno più alto degli altri due”. Telefoni bollenti prima e dopo la strage

Il clan di San Nicandro Garganico avrebbe teso la mano ai Li Bergolis nel giorno della mattanza del 9 agosto 2017. Testimonianze, telecamere e intercettazioni: le indagini degli inquirenti

I favori tra boss sono una costante nella storia della mafia italiana. Non è da meno quella garganica che anche oggi si caratterizza per una lunga serie di alleanze. Un legame tra i Tarantino di San Nicandro Garganico e i Li Bergolis di Monte Sant’Angelo (attualmente guidati da Enzo Miucci detto “u’ criatur”) spunta nelle carte sulla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Morirono Mario Luciano Romito, “boss delle rapine” di Manfredonia, il cognato Matteo De Palma e i contadini Aurelio e Luigi Luciani. Furono trucidati da un commando di tre persone (stando al racconto di alcuni testimoni) mentre il sipontino Giovanni Caterino avrebbe fatto da “basista” ed è finora l’unico a processo per l’agguato mafioso. I tre, uno più alto degli altri due stando a quanto si legge sulle carte giudiziarie, avrebbero agito a volto scoperto e dopo la mattanza avrebbero trovato rifugio in una masseria. Non una qualsiasi.

“La masseria sulla Sp28 in agro di Apricena della famiglia Tarantino veniva utilizzata costantemente da Angelo Tarantino e Giovanni Caterino, presumibilmente utilizzata come ‘appoggio’ dagli esecutori del quadruplice omicidio – scrivono gli inquirenti -. La masseria risulta di proprietà della vedova di Luigi Tarantino ucciso nel 2003 durante la storica faida sannicandrese tra i Tarantino e i Ciavarrella”. Proprio in quella zona fu ritrovata bruciata l’auto dei killer, una Ford C-Max rubata a Trani esattamente due mesi prima, il 9 giugno 2017.

La Ford dei killer data alle fiamme dopo la strage

“Un testimone – si legge nelle carte giudiziarie – notò che mentre era intento ad arare i campi aveva visto una macchina e, poco dopo, del fumo. Vide tre persone (una più alta delle altre due) che correvano a piedi per i terreni in direzione della masseria di Luigi Tarantino. Riferì anche che il casolare era sempre frequentato da un uomo di colore e a volte dalla vedova di Tarantino. Una versione confermata da tre persone”. Grazie alle testimonianze, furono piazzate delle videocamere in quella zona. Il 28 settembre 2017, un mese e mezzo dopo la strage, si notò la presenza di Angelo Tarantino (nipote di Luigi e figlio di Giuseppe) e Giovanni Caterino, quest’ultimo giunto a bordo di una Opel Meriva.

Stessa scena il 18 ottobre e il 24 ottobre, stavolta Caterino alla guida di una Fiesta. Infine, il 26 ottobre Nazario Di Lella contattò Angelo Tarantino al fine di sapere com’era andato l’incontro con una terza persona e quest’ultimo riferì che le cose non stavano bene. “Verosimilmente – secondo gli inquirenti – le preoccupazioni di Tarantino erano legate al fatto che, venuto a conoscenza dell’escussione dei cugini Bergantino e riferitegli da Caterino, aveva appreso che le indagini in corso potevano in qualche modo coinvolgerli”.

In base alla ricostruzione fornita da magistrati e forze dell’ordine, la masseria fu punto di riferimento di Caterino, 39enne manfredoniano che a bordo di una Fiat Punto avrebbe fatto da staffetta tra l’auto di Romito e quella del commando armato. Del gruppo di fuoco avrebbe fatto parte Saverio Tucci detto “Faccia d’angelo”, circostanza confermata dal pentito Carlo Magno, quest’ultimo ritenuto molto attendibile dagli stessi investigatori. Proprio Magno avrebbe svelato il business della droga tra il Gargano e Amsterdam, città olandese dove Tucci trovò la morte, ammazzato dal collaboratore di giustizia dopo un alterco scoppiato per via degli stupefacenti. Affari che coinvolgerebbero anche un altro manfredoniano, Cosimo Damiano Vairo, arrestato di recente per traffico di droga, operazione che sarebbe strettamente legata alle indagini sulla mattanza di San Marco.

Telefoni bollenti prima e dopo la strage

“L’insieme degli elementi acquisiti – scrivono gli investigatori nella lunga analisi di quelle giornate – cominciava a dare un quadro indiziario ben preciso, pertanto si focalizzava l’attenzione sulla masseria di proprietà della vedova Tarantino ed in uso anche al nipote Angelo Tarantino, nonché sugli utilizzatori dell’autovettura Fiat Punto (quella che Caterino avrebbe usato per pedinare il maggiolone di Romito, ndr), al fine di ricostruire la rete dei contatti ed i soggetti coinvolti nell’azione omicidiaria. Inoltre, Angelo Tarantino assumeva ulteriore interesse investigativo poiché dall’esame dei tabulati telefonici dell’utenza in uso a Matteo Lombardi (58enne residente a Manfredonia), peraltro intercettata nell’ambito di questo procedimento, risultava che in data 9 agosto 2017 (giorno della strage), in orario prossimo e successivo al compimento del fatto delittuoso de quo, ovvero dalle ore 09:09 alle ore 09:57, Angelo Tarantino riceveva numerosi squilli dall’utenza in uso a M.L.. Tali squilli si ripetevano alle successive ore 10:38 e sino alle ore 11.24″. (In alto, da sinistra, Miucci, Tucci, Caterino e Vairo; sopra, Romito; nello sfondo l’auto dei killer: Ford C-Max)

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