Mafia, gli ultimi giorni di vita di Faccia d’angelo: “Voleva prendersi il Gargano”. Ma è morto per un debito di 350mila euro

La ricostruzione dei giudici e il racconto del pentito Carlo Magno. Svelati i piani (e le mire espansionistiche) di Saverio Tucci, uomo di fiducia del clan Li Bergolis

I narcos colombiani, il sangue di Amsterdam, la droga che corre dall’Olanda alla Germania fin giù nel Gargano. Sembra un film o una serie Netflix, invece è la cruda ricostruzione dei giudici del business degli stupefacenti messo in atto, almeno dal 2014, da Saverio Tucci detto “Faccia d’angelo”, uomo di fiducia del clan Li Bergolis, già coinvolto nel maxi processo alla mafia garganica, “Iscaro-Saburo”. Tucci morì ad Amsterdam il 10 ottobre 2017, steso dalle pistolettate del vecchio compagno in affari, Carlo Magno, manfredoniano. Nell’ordinanza degli inquirenti che ricostruisce l’organizzazione messa in piedi dal defunto pregiudicato, sono riportati gli ultimi giorni di vita di “Faccia d’angelo”.

Il 6 ottobre 2017 Tucci raggiunse Amsterdam con un volo proveniente da Napoli accompagnato dal figlio di Cosimo Damiano Vairo, quest’ultimo, manfredoniano, già in precedenza coinvolto con Tucci in un procedimento penale relativo al favoreggiamento della latitanza di Libero Frattaruolo (elemento di spicco del clan Li Bergolis) e dello stesso Tucci con la contestazione dell’aggravante della mafiosità.

Qualche giorno prima – riportano le carte giudiziarie – Cosimo Vairo era andato in auto in Germania – a Colonia – a soli 250 chilometri da Amsterdam. Nella città olandese, Tucci – pedinato da tempo dalla polizia – aveva un appuntamento con altri due garganici, Michele Sportelli giunto in auto da Manfredonia e Carlo Magno, un sipontino che da anni faceva la spola tra Amsterdam e la città del golfo.

Nei giorni successivi al 6 ottobre emerse che Tucci e Magno si erano messi alla ricerca del fornitore colombiano con cui definire l’acquisto di droga, con Sportelli e Vairo, rispettivamente ad Amsterdam e a Colonia, in attesa del positivo sviluppo degli eventi.

Ma dalle ore 10:38 del 10 ottobre 2017, Tucci divenne del tutto irreperibile telefonicamente. La moglie contattò Vairo a Colonia chiedendo notizie del marito. Vairo entrò prima in contatto con Sportelli poi con Magno dal quale apprese che Tucci era stato arrestato al confine con il Belgio per documenti falsi. Appresa questa notizia – si legge ancora sull’ordinanza -, Sportelli e Vairo tornarono a Manfredonia. I due si incontrarono in Italia, poi Vairo si presentò dalla moglie di Tucci consegnando la valigia del marito che Sportelli aveva riportato con sé.

Il 12 ottobre la svolta: Magno si presentò con l’avvocato dalla polizia olandese per costituirsi e sostenere di aver ammazzato Tucci di cui fece ritrovare subito il cadavere, occultato in una valigia all’interno di un’auto.

Magno venne arrestato e sottoposto a diversi interrogatori durante i quali raccontò del dissidio con Tucci in relazione ad un debito di 350mila euro, in precedenza contratto con i fornitori colombiani. Tucci non aveva alcuna intenzione di pagare quel debito, suscitando il disappunto di Magno, il quale temeva ritorsioni da parte dei colombiani che, in quanto intermediario, lo consideravano garante del pagamento del prezzo dello stupefacente acquistato.

“Eravamo in una casa ad Amsterdam – il racconto del pentito Magno ai pm della DDA – e Saverio Tucci mi disse: ‘Devi cercare ‘sti cazzi di colombiani, se non mi danno la merce non lavoro più, sennò ammazzo a te e pure ai colombiani’. E poi ha fatto la mossa, la finta di prendere la pistola. Si è abbassato come se prendesse l’arma. Io sapevo che lui era sempre armato: io avevo la pistola, l’ho presa e ho sparato due volte. Pensavo di non averlo preso perché lui non si è mosso, oppure in quel momento ha capito ‘è finita’. Ho sparato due volte, Tucci si è girato e ha fatto ‘Oh’, e gli ho sparato altre due volte. Poi ho cercato la pistola ma non ce l’aveva, lui non era armato”.

Magno, diventato collaborare di giustizia, rivelò che Tucci gli aveva confidato di appartenere all’organizzazione mafiosa garganica che aveva realizzato il quadruplice omicidio del 9 agosto 2017 a San Marco e che avrebbe preso il controllo di tutto il Gargano con il chiaro intento di spadroneggiare, sempre per conto del clan Li Bergolis, favorendo i montanari anche attraverso la vendetta nei confronti di Mario Luciano Romito. Inoltre Tucci avrebbe riferito a Magno della vendita di una cospicua parte di droga importata al clan Di Cosola, organizzazione attiva in provincia di Bari. I piani di Tucci naufragarono ad Amsterdam, in una pozza di sangue. (Nella foto in alto, da sinistra, Tucci e Magno; sullo sfondo, uno scorcio della capitale olandese)

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