“Dipinto come un mostro”, sindaco di Apricena deluso dalla Lega si difende dalle accuse

Parole positive anche per l’imprenditore Matteo Bianchi. “7 anni fa ha battezzato mio figlio. Su 50 milioni e 100 gare ne ha vinto solo una”

“Non sono un criminale, non sono in delinquente. In uno Stato di diritto non puoi non avere fiducia della magistratura”. Ha esordito così il sindaco Antonio Potenza ritornato al suo posto dopo la scarcerazione del Tribunale della Libertà.

In conferenza stampa accanto agli avvocati Franco Metta e Paola Tortorella e nelle varie interviste ha ribadito la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti contestati nei tre reati.
“Non mi viene contestato un appalto, un euro di corruzione, se non sono accusato di nulla, qual è la mia colpa? Il cittadino accusatore è una persona spregiudicata, attendibilissima quindi, già arrestata”.

Per il peculato, il sindaco sostiene di essere  andato a Foggia all’Asl per discutere di un immobile.
“Non ho mai chiesto un rimborso per un tramezzino, l’ultimo pranzo l’ho pagato a Bari quando con i sindaci abbiamo incontrato Emiliano. Qualcuno si è meravigliato del nostro consenso, qualcuno nell’opposizione: chi ha perso il giocattolo ha fatto dossieraggio politico, ma non ci fermerà questo atteggiamento cattivo.
Sono stato vittima di Bibbiano e della Lega. Ma sono stato eletto nel 2012, 2014, 2019 senza simbolo leghista. La scelta di aderire alla Lega è stata mia. La Lega ad Apricena è stata usata per buttare fango e per contrastare la polemica su Bibbiano e io mi sono trovato in mezzo”.

Per la questione dell’installazione delle due telecamere, il sindaco rileva che ci fosse regolare contratto con un artigiano.
E per la concussione ha una articolata difesa per la dipendente orfana, a cui ha “fatto un discorso da fratello maggiore”.
“Si è sfogata piuttosto di aiutarmi e di assumermi mi chiedi di andare ad Andria, mi ha contestato. Ma qual è il beneficio per me in questa vicenda? Nulla”.

Potenza ha rivendicato la sua “totale innocenza”.  “Non ho fatto niente di male, non ho mai approfittato. Lo posso dire ai 4 venti: ci ho solo rimesso dalla mia attività politica. Mi ha fatto malissimo il Tg1 che si chiudeva con la frase: si è comprato il consenso. Mi hanno dipinto come un mostro. Sin dalla mia prima elezione arrivavano centinaia di lettere anonime contro di me. Ho subito un dossieraggio politico abbiamo subito accuse, ci hanno additato come incapaci e delinquenti. Ho vinto col 70 per cento: siamo un paese di delinquenti. Ho apprezzato molto quando l’ex ministro Calenda ha detto: il PD sta ancora aspettando che Salvini sia contrastato dalla magistratura. La magistratura ed un giornale che abbiamo denunciato perché con estorsioni ci obbligava a comprare abbonamenti. Rimandiamo al mittente le accuse”.

Parole positive anche per l’imprenditore Matteo Bianchi. “7 anni fa ha battezzato mio figlio. Su 50 milioni e 100 gare ne ha vinto solo una”.
Deluso dalla Lega, che oggi era presente numerosa coi dissidenti foggiano Alfonso Fiore, Gianfranco Fariello, Sario Masi, Roberta Apicella e molti altri. Con loro anche l’europarlamentare Andrea Caroppo.
“Sicuramente non mi sono sentito tutelato, sono stati frettolosi. Sono un tesserato della Lega, D’Eramo forse non l’ha visto bene. Al tavolo del Parco ero l’unico sindaco a difendere la nomina della Lega. Ringrazio Caroppo una persona perbene un giovane rampante, che mi ha voluto in Lega. Sono sicuro di aver più dato che avuto. Mi ha fatto molto male quel comunicato. Sono stato designato al tavolo del centrodestra, sul Parco mi sentivo continuamente con Casanova, Cusmai e Ursitti. Credo di essere stato un autorevole componente, D’Eramo forse mal consigliato ha commesso un errore. Ero l’unico sindaco di Puglia a Roma l’8 dicembre ho pagato il pullman. Sono andato giù, non si può essere garantisti a giorni alterni. Col sindaco di Gallarate sì, col sindaco di Apricena, un sindaco terrone no. La Lega sta facendo degli errori, guerriglie tra persone. Ahimè la Lega non sta facendo molto di più di Forza Italia, c’è una gestione verticistica”.

Arringa shakespeariana per l’avvocato Metta, amico sindaco.
“Lo schema dell’indagine è chiaro, si parte dalla concussione, il reato più semplice per pedinare con troyan microspie nelle case e negli uffici. In uno Stato non si indaga senza notizia di reato. Non si fa un’indagine a 360 gradi e poi vediamo che cosa troviamo. I temi sono due: la sofferenza di un cittadino addidato come un criminale, “abbiamo interrotto un’attività criminale”, hanno detto i magistrati. E un metodo di indagine, che sinceramente ricorda la persecuzione poliziesca. Portatevi avanti col lavoro: il prossimo arrestato sarò io, guarda caso sindaci tutti non del centrosinistra. Ammesso che questi comportamenti siano veri, sono criminali?
Noi che facciamo i sindaci non possiamo lavorare con la spada di Damocle di indagini di questo tipo”.