Plastica in spiaggia, Tar blocca lo stop della Regione Puglia: “Aziende produttrici non hanno avuto tempo per adeguarsi”

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, a ricorrere contro quella parte di ordinanza balneare 2019 non sono state le associazioni del settore. Il ricorso è stato invece proposto da Confida, Assobibe, Mineracqua, Italgrob e Spinel Café srl

Il Tar Puglia, a sezioni unite, sospende di fatto per l’intero arco temporale di efficacia l’ordinanza balneare della Regione Puglia nella parte relativa al divieto di utilizzo di plastica monouso sulle spiagge. Udienza di discussione nel merito fissata per il 19 febbraio 2020, periodo nel quale, negli uffici baresi del Demanio, si lavora generalmente alla redazione dell’ordinanza balneare dell’anno in corso. Un colpo di scena che in pochi si aspettavano.

Durante la camera di consiglio del 24 luglio scorso, i giudici del Tribunale barese di piazza Giuseppe Massari, hanno non soltanto sottolineato alcune delle criticità più volte segnalate dalle associazioni di categoria ma ribadito un principio giuridico che farà certamente discutere. “Rebus sic stantibus scrivono i magistrati amministrativi non sembra esserci spazio perché la regione, a livello legislativo piuttosto che nell’esercizio delle funzioni amministrative, sfrutti la possibilità che leggi regionali, emanate nell’esercizio della potestà concorrente di cui all’art. 117 della Costituzione, possano assumere fra i propri scopi anche finalità di tutela ambientale nell’ambito di una materia qualificata come trasversale”. Questo perché, precisano i giudici citando anche una serie di sentenze della Corte Costituzionale “l’intervento regionale non può compromettere il punto di equilibrio tra esigenze contrapposte espressamente individuato dalla norma dello Stato, tanto meno in uno stadio in cui tale punto di equilibrio non è stato ancora trovato”.

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, a ricorrere contro quella parte di ordinanza balneare 2019 non sono state le associazioni del settore. Il ricorso è stato invece proposto da Confida, Assobibe, Mineracqua, Italgrob e Spinel Café srl, ossia alcune delle federazioni di prodotti preconfezionati. La vicenda è quella ben nota del divieto di utilizzo di plastica monouso imposto da Regione Puglia sull’intero litorale. Una scelta politica con cui a Lungomare Nazario Sauro si è voluto anticipare le indicazioni di una Direttiva europea entrata in vigore alla fine di giugno ma che ha come termine di recepimento per gli stati membri il 3 luglio 2021. La Regione, annunciando la notizia in pompa magna, con l’ordinanza 2019 ordina che «contenitori per alimenti e bevande destinati al consumo immediato, nonché piatti, bicchieri, posate, cannucce e mescolatori per bevande, se monouso, devono essere in materiale compostabile», fissando il termine per l’esaurimento scorte delle sole bottiglie di acqua al 30 settembre. Per settimane le associazioni balneari hanno, pur plaudendo alla bontà degli intenti, sottolineato la difficoltà di reperire questo materiale da aziende nazionali o multinazionali, peraltro con costi che arrivano al 30 per cento in più di quelli della plastica. Ma lo stop al dibattito arriva con la pubblicazione dell’ordinanza del Tar di Bari, che sospende il provvedimento regionale.

“Anche a voler prescindere dal dato temporale del 2021 – proseguono i giudici Adamo, Cocomile e Ieva – la direttiva europea necessita di misure di recepimento spettanti allo Stato, anche perché incide sulla tutela della concorrenza nella parte in cui la disciplina importa restrizioni al mercato dei prodotti monouso. Né si può predicarsi alcun effetto diretto perché esso consegue solitamente all’inadempienza dello Stato membro”. L’ultima sferzata, i giudici baresi la riservano al Wwf, costituitosi ad opponendum: “gli atti da esso invocati non sembrano costituire un valido supporto in quanto non vincolanti o generici”. “La scelta della Regione era indubbiamente di grande civiltà – sottolinea Alfredo Prete, del Sib Lecce – ma non si è tenuto conto di tempistiche e modalità di applicazione. Non si è consentito soprattutto alle aziende produttrici di modificare le proprie linee e di farlo nella quantità necessaria alle esigenze di tutti gli stabilimenti”.



In questo articolo: