Appalti non ancora banditi ma già “affidati”, ecco i 23 indagati di Madrepietra. Sindaco di Apricena usava auto del Comune per faccende personali

Il primo cittadino risponde di concussione, abuso di ufficio e peculato. Augelli collante con gli imprenditori. L’intercettazione: “Questi sono tutti quelli che io tolgo, hai capito? Te ne ho tolti parecchi”

Nelle 98 pagine dell’ordinanza sull’operazione “Madrepietra” emergono tutti i favori e i legami tra Comune di Apricena e imprenditori amici, avvisati mesi prima per poter facilmente aggiudicarsi finanziamenti regionali e appalti. Arrestato il sindaco leghista, Antonio Potenza, fresco vincitore delle elezioni con il 71% dei voti. Un botto niente male che lo ha confermato a capo dell’ente, da lui guidato dal 2012.

23 le persone coinvolte: agli arresti domiciliari Potenza, l’assessore al verde pubblico Ivan Augelli e il noto imprenditore Matteo Bianchi. Misure interdittive a Federico Bianchi, classe ’89, Vincenzo Antonio Ferullo del ’62, Nicola Palma del ’79, i gemelli Giuseppe e Angelo D’Anello dell’ ’87,  Claudio Cardone del ’73, Francesco Delli Muti del ’66, Anito Domenico Zicchino del ’60, Massimo Emiliano Pastucci del ’76, Roberto Gentile del ’65, Biagio La Piscopia del ’52, Michele Ferrara del ’74, Giuseppe Angelo Colletta del ’69, Daniela Del Fine dell’ ’85, Alessandro Di Nauta del ’74, Michele Del Fine dell’ ’81, Giovanni Rosario Ricciardi del ’69, Mario Raviele del ’70, Luigi Raviele del ’68 e Martino Girolamodibari dell’ ’83.

Il sindaco risponde di concussione, abuso di ufficio e peculato, quest’ultimo reato attuato attraverso l’uso dell’auto del Comune di Apricena per fini privati. Augelli – all’epoca consigliere di maggioranza, oggi assessore – era invece il collante tra tecnostruttura e imprenditori amici. Ben 20 reati consumati in pochi mesi, tra ottobre 2017 e marzo 2018, più qualche altro episodio registrato verso la fine dello scorso anno.

Augelli avrebbe gestito il “comitato d’affari” – come lo hanno ribattezzato gli inquirenti – assieme a Potenza. Proprio l’ex consigliere “riferì espressamente all’imprenditore Pastucci – si legge in ordinanza – che si sarebbe aggiudicato l’appalto non ancora bandito (circostanza poi verificatasi) e gli mostrò dettagliatamente i marciapiedi oggetto di intervento di manutenzione, evidenziando peraltro di essersi adoperato per ridurre la portata complessiva dell’intervento”. “Questi sono tutti quanti che stiamo levando a te, capì? Questi sono tutti quelli che io tolgo, hai capito? Te ne ho tolti parecchi”, comunicato l’importo complessivo dell’appalto parti a 70mila euro.

In alto a destra, Potenza e Augelli; Sotto, Di Cagno e Pirrelli

Potenza, tra i vari reati dei quali è accusato, avrebbe violato il principio di rotazione degli affidamenti pubblici, dando incarico ad una ditta amica di fornire e installare l’impianto di sorveglianza presso il palazzo comunale “Lombardi” chiedendo inoltre l’operazione “di bonifica” del suo ufficio tale da consentire il rinvenimento di due microspie. Il tutto affidando il lavoro verbalmente e in assenza dei necessari atti amministrativi. Con formale “regolarizzazione” avvenuta successivamente mediante l’emissione di atti falsi.