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Home - Da rappresentante dello Stato contro la mafia garganica allo scandalo corruzione nella Procura di Trani. La parabola di Domenico Seccia

Da rappresentante dello Stato contro la mafia garganica allo scandalo corruzione nella Procura di Trani. La parabola di Domenico Seccia

Di Redazione
20 Giugno 2019
in Cronaca
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Lo scandalo “toghe sporche” ha investito anche lui, Domenico Seccia, magistrato noto in provincia di Foggia per essersi occupato della mafia garganica e non solo. Procuratore capo di Lucera, il barlettano Seccia, 60 anni, è stato anche sostituto procuratore a Bari nella Direzione Distrettuale Antimafia, occupandosi proprio della criminalità del Gargano. Ha scritto anche due libri sulla mafia del promontorio, la stessa mafia che avrebbe strumentalizzato per spaventare l’imprenditore di Corato, Flavio D’Introno colui che ha poi svelato il presunto sistema corruttivo nella Procura di Trani, ideato dal gip Michele Nardi e messo in atto anche dal pm Antonio Savasta.

Seccia, che dopo Lucera andò a ricoprire l’incarico di procuratore a Fermo prima della nomina nel 2018 a Sostituto Procuratore Generale della Cassazione, è stato tirato in ballo da Savasta il quale avrebbe confermato che l’ex pm antimafia faceva parte della commissione tributaria che a Bari, tra il 2009 e il 2010, si occupò dei ricorsi presentati da Flavio D’Introno su alcune cartelle esattoriali del valore totale di circa 8 milioni di euro: ricorso accolto in primo grado, sentenza ribaltata in appello e confermata in Cassazione.

È stato proprio D’Introno, in seguito, a svelare un giro di corruzione in atti giudiziari che ha portato all’arresto dell’ex gip Michele Nardi – ritenuto dagli inquirenti l’ideatore della “macchina delle tangenti” – e dell’ex pm Antonio Savasta, quest’ultimo ai domiciliari.

D’Introno avrebbe versato mazzette ai magistrati per ‘aggiustare’ i procedimenti giudiziari che lo riguardavano. La vicenda sarebbe incentrata su una serie di episodi corruttivi commessi da magistrati che all’epoca erano in servizio presso la commissione tributaria. Alcuni particolari scottanti – riportati da Repubblica – sono emersi durante l’incidente probatorio di D’Introno davanti al gip leccese, Giovanni Gallo.

“Dopo gli arresti e il mio interrogatorio del 2 febbraio ho ricevuto minacce da un altro magistrato – ha detto l’imprenditore – e per questo motivo ho presentato denuncia alla Procura di Bari”. Che non ha esitato a convocarlo e a farli mettere nero su bianco le pesanti dichiarazioni su quel personaggio che per spaventarlo avrebbe fatto riferimento alla mafia garganica.

Di tali minacce – si legge su Repubblica – l’imprenditore aveva parlato anche con lo stesso Savasta durante un colloquio a novembre, registrato e consegnato ai carabinieri e riportato nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Gallo. “Pure questo qua, che ti dice che ti manda la mafia garganica…”, affermava il pm. E D’Introno ribadiva: “Quello è proprio un animale”.

A seguito di verifiche si è riscontrato che i ricorsi esaminati dalla C.T.P. di Bari, di cui era componente il dott. Seccia, erano riconducibili alla famiglia D’Introno.
In ordine alla intera vicenda sono in corso accertamenti nei confronti di coloro che avrebbero diffamato il magistrato, che riferisce di non conoscere D’Introno Flavio.

In ordine alla intera vicenda il dott. Domenico Seccia riferisce che, in qualità di magistrato, non ha mai curato alcun procedimento in cui fosse parte Flavio D’Introno, mentre in qualità di Presidente della Commissione Tributaria Provinciale è accaduto, in poche occasioni (3 o 4), che abbia trattato procedimenti relativi alla famiglia D’Introno, senza però mai rivestire la qualità di relatore. Evidenzia, altresì, che in nessuno di detti ultimi procedimenti sono stati né eccepiti né tantomeno accolti vizi di forma o nullità delle notifiche, tant’è che detti procedimenti tributari si sono tutti conclusi con pronunce nel merito, e non con declaratorie di nullità dovute a vizi di notifiche. Il dott. Seccia, nel negare fermamente di aver mai conosciuto personalmente Flavio D’Introno, afferma la totale falsità delle affermazioni riportate nell’’articolo e riferisce di aver sporto denuncia-querela in danno del Direttore Responsabile del giornale e del giornalista che ha scritto l’articolo per il reato di diffamazione a mezzo stampa.

Tags: garganomafiaprocuratrani
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