Al via il processo sulla strage di San Marco, alla sbarra il basista. Comune parte civile: “Uniti per riscatto nostra terra”

L’annuncio del primo cittadino, Michele Merla. “Per chiedere giustizia per le vittime innocenti e per affermare con forza la nostra opposizione alla criminalità mafiosa”

“Il 10 giugno prossimo, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Foggia, inizierà il processo per la strage del 9 agosto 2017 che vide vittime innocenti i nostri concittadini Luigi ed Aurelio Luciani. Il Comune di San Marco in Lamis, e dunque tutta la città, si costituirà parte civile nel processo per chiedere giustizia per le vittime innocenti e per affermare con forza la nostra opposizione alla criminalità mafiosa. Tutti dobbiamo essere uniti in questo momento per il giusto riscatto della nostra terra”. Lo ha scritto su Facebook, il sindaco di San Marco, Michele Merla a pochi giorni dal procedimento giudiziario che vedrà alla sbarra il presunto basista della strage, il manfredoniano Giovanni Caterino ritenuto dagli inquirenti vicino ai Li Bergolis-Miucci.

Quel giorno, passato tristemente alla storia della provincia di Foggia, morirono ammazzati i due contadini Luciani, testimoni involontari dell’agguato di mafia nel quale furono uccisi il boss Mario Luciano Romito e il cognato Matteo De Palma. Un fatto di cronaca eclatante per il quale non si è ancora fatta piena luce. Stando alle carte giudiziarie, avrebbe preso parte all’agguato anche un altro uomo di Manfredonia, Saverio Tucci, quest’ultimo ucciso ad Amsterdam per questioni di droga dal concittadino Carlo Magno che poi è diventato collaboratore di giustizia, svelando il ruolo della vittima nella strage di San Marco.

Quel quadruplice omicidio scioccò l’Italia intera, riportando l’attenzione sulla storica guerra tra i Romito (ormai azzerati e oggi identificati come Lombardi-Ricucci-La Torre) e i montanari Li Bergolis-Miucci. Tanto è cambiato da quel giorno negli assetti criminali dei clan locali. Sono spuntati nomi nuovi, alcuni di questi già eliminati dai rivali, altri arrestati, altri ancora latitanti. Una “piramide del malaffare” che si sta via via ricostruendo, come raccontato di recente da questa testata.

Sul sangue innocente versato nell’agosto 2017umento, la Capitanata non ha mai spento i riflettori. Anche ieri, a Foggia, se ne è parlato nel corso della presentazione del libro sulla mafia garganica, “Ti mangio il cuore”, realizzato da Carlo Bonini e Giuliano Foschini. Alla presenza delle mogli dei due Luciani, Arcangela e Marianna che continuano a lottare per la giustizia.