Mafia, il clan Romito sarebbe un’invenzione. I legali invitano “a cessare” pubblicazione articoli

Lettera diffida dopo i recenti articoli sugli scenari della malavita nel promontorio. Avvocati provano a smontare una lunga serie di deduzioni investigative, relazioni antimafia e ordinanze di custodia cautelare

Duro intervento dei legali dei Romito. In una lettera-diffida inviata a l’Immediato, gli avvocati di Michele Romito provano a smontare una lunga serie di deduzioni investigative, relazioni antimafia (l’ultima pubblicata dalla DIA solo poche settimane fa, ndr) e ordinanze di custodia cautelare. A detta della difesa, sarebbe tutto sbagliato. In buona sostanza, quelle carte conterrebbero assurdità e inesattezze e avrebbero alterato decine di articoli e servizi giornalistici trasmessi o ripresi anche da testate nazionali. Nella missiva, i legali invitano la nostra testata “a cessare da condotte analoghe a quelle lamentate con espresso avvertimento che, in mancanza, i miei clienti chiederanno tutela all’Autorità Giudiziaria competente”.

“Nel nome e nell’interesse dei signori Michele Romito e Ivan Romito – scrivono gli avvocati -, invitiamo formalmente a rettificare le notizie tendenziose se non del tutto false pubblicate nel corpo dell’articolo, “Lo scacchiere della mafia garganica, in ascesa i montanari. A Mattinata il clan Romito perde pezzi”, pubblicato nell’edizione online del 28 marzo 2019.

In particolare, l’affermazione secondo cui “a tenere le fila del clan sarebbe il manfredoniano Michele Romito” è clamorosamente falsa, giacchè il nostro assistito da ormai oltre venticinque anni, conduce una vita e una attività lavorativa che non ha nulla a che fare con i contesti evocati.

Com’è a tutti noto, egli è titolare da tempo di una quota societaria di un noto ristorante di Manfredonia (il “Guarda che Luna” finito sotto sequestro nei mesi scorsi e sul quale pende una richiesta di demolizione, ndr) e in tutta la sua vita non ha mai riportato condanne per reati associativi (né tanto meno mafiosi) o per fatti di sangue”.

Secondo i legali, sarebbe “falso che la frase riportata risulterebbe dalle intercettazioni pubblicate nell’ordinanza relativa alla strage dell’agosto 2017 a San Marco. Invero, il testo originale del verbale di trascrizione non solo non reca affatto la frase “Michele Romito” ma dal contenuto integrale della conversazione si comprende benissimo che il “Michele” cui si riferisce è altra persona, diversa dal Romito. Neppure rispondente al vero è che la detta affermazione “comanda sempre Michele” sarebbe stata pronunciata da Giovanni Caterino nel corso della citata conversazione intercettata – concludono –, come pure risulta dall’originale del supporto audio registrato”.

Il “comanda sempre Michele” è riportato a pagina 22 dell’ordinanza sull’arresto di Giovanni Caterino, 38enne manfredoniano accusato di aver preso parte alla strage di San Marco. Il gip Marco Galesi che firma le carte giudiziarie, fa chiaramente riferimento a Romito in una parentesi “ndr Romito Michele Antonio” proprio dopo aver pubblicato l’intercettazione in questione.

Nonostante questo, per i legali di Romito circolerebbero solo illazioni sul conto dei propri assistiti. Sarebbe falso quanto riportato dal prefetto di Foggia nella relazione di scioglimento del Comune di Mattinata e altrettanto non veritiero il report della DDA di Bari e del procuratore capo Giuseppe Volpe che negli scorsi mesi ha ricostruito assetti e alleanze mafiose nel mondo della malavita garganica. (Nella foto in alto, l’omicidio di Gentile – cugino dei Romito – a Mattinata. Nei riquadri, il prefetto Mariani e i procuratori di Bari e Foggia, Volpe e Vaccaro)

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