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Home - Maltrattamenti nel centro di riabilitazione e l’Asl di Foggia paga: “Famiglie non hanno chiesto trasferimento pazienti”

Maltrattamenti nel centro di riabilitazione e l’Asl di Foggia paga: “Famiglie non hanno chiesto trasferimento pazienti”

Di Michele Iula
8 Marzo 2019
in Inchieste
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Quasi sei milioni di euro spesi ogni anno per i trattamenti riabilitativi fuori regione (e fuori provincia). In alcuni casi per prestazioni sanitarie erogate da strutture finite al centro di casi di cronaca eclatanti. L’ultimo in ordine temporale, quello che ha coinvolto la struttura dei Padri Trinitari di Venosa.

“Le intercettazioni video – ha scritto la Procura di Potenza nell’ordinanza – hanno consentito di disvelare una serie di maltrattamenti consistiti in percosse quali calci, pugni, schiaffi e trascinamenti dei pazienti a terra”. L’operazione dei Nas, denominata “riabilitazione invisibile”, ha portato a 15 misure cautelari. Nel presidio, vengono assistiti circa 140 pazienti prevenienti da diverse regioni, alcuni dei quali con bisogni specifici perché autistici o down. 

Di questi, una ventina di persone arrivano dalla provincia di Foggia. L’Asl, infatti, con un atto recente di febbraio scorso, ha destinato 643mila euro circa all’Ada Ceschin Pilone. Somme che non sono state riconsiderate perché, come ci viene riferito dal settore Riabilitazione dell’Azienda, “nessuna famiglia ha ritenuto opportuno trasferire i propri cari in provincia di Foggia”. Secondo questa versione, dunque, nonostante le accuse di violenze per le quali c’è un processo in corso, nessuno avrebbe deciso di trasferire i propri pazienti “costringendo” l’Asl a pagare queste prestazioni fuori regione. Peraltro, sempre secondo fonti di Villaggio Artigiani, “non ci sono strutture della Capitanata disposte a prendersi carico di pazienti particolarmente complessi, con gravi disturbi comportamentali”. 

Eppure, negli ultimi tempi, qualcosa si sta muovendo in questo senso. Alcune cliniche del Foggiano avrebbero dato disponibilità a prendersi carico dei pazienti “R1”, codice criptico che classifica le prestazioni erogate in nuclei specializzati (Unità di Cure Residenziali Intensive) a pazienti non autosufficienti richiedenti trattamenti intensivi, essenziali per il supporto alle funzioni vitali come ad esempio: ventilazione meccanica e assistita, nutrizione enterale o parenterale protratta, trattamenti specialistici ad alto impegno (tipologie di utenti:stati vegetativi o coma prolungato, pazienti con gravi insufficienze respiratorie, pazienti affetti da malattie neurodegerative progressive, etc.). 

Un segmento che incide particolarmente nei 6 milioni complessivi che l’Asl di Foggia spende per le cure fuori regione, soprattutto in direzione Abruzzo (clinica Villa Pini). Stando al report non ancora ufficializzato, che riguarda gli anni scorsi, poco meno di 3 milioni di euro sarebbero destinati a queste complessità. Una parte di poco inferiore, invece, riguarderebbe il trattamento dei gravi disturbi comportamentali. Mentre poco più di 400mila euro servirebbero a garantire attività riabilitative per i grandi obesi.

“Stiamo cercando di mettere ordine al settore, ma non è così semplice – ha spiegato il direttore del Dipartimento, Leonardo Trivisano -, bisogna sempre garantire la libera scelta. Certo, sarebbe opportuno far rientrare i pazienti della provincia di Foggia avvicinandoli a casa, ma non sempre è possibile per via delle differenti normative sui rimborsi tariffari. Spesso, infatti, fuori regione non c’è alcun esborso da parte delle famiglie, mentre in Puglia, per alcuni codici, è prevista una partecipazione. Questo – conclude – è uno dei fattori su cui si sta lavorando. Ma su questo dovrà essere la Regione ad impostare un piano per il futuro di un settore particolarmente impattante per le politiche sanitarie”.

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Tags: Ada Ceschin Pilone.aslFoggiariabilitazioneVenosa
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