“Obbligo di demolizione e ripristino dei luoghi” per il ristorante del clan mafioso. Che stangata ai Romito

L’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico meridionale ha revocato la concessione demaniale marittima della “Bar Centrale s.a.s di Francesco Romito & C.”. È l’ennesima mazzata per la famiglia manfredoniana

Obbligo di demolizione del ristorante “Guarda che Luna”, noto locale di Manfredonia riconducibile al clan Romito. L’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico meridionale ha revocato la concessione demaniale marittima della “Bar Centrale s.a.s di Francesco Romito & C.”, riguardante il ristorante a forma di nave, piazzato sulla scogliera in località “Acqua di Cristo” e già sotto sequestro.

La revoca è stata notificata e obbliga i Romito alla “demolizione del ‘Guarda che Luna’ e al ripristino dello stato dei luoghi”. I titolari dell’attività dovrebbero fare ricorso al TAR. È l’ennesima mazzata per la famiglia dopo lo stop al lido Bagni Bonobo, locale della movida estiva destinatario di un’interdittiva antimafia nel novembre scorso. Anche qui pende un ricorso ai giudici amministrativi. 

Manfredonia è al centro dell’attenzione degli inquirenti già da diversi mesi. A Palazzo di Città, la Commissione d’accesso agli atti lavora alacremente per verificare la presenza o meno di infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa. Nel mirino ci sarebbero proprio gli affari controllati dai Romito, ritenuti dalle forze dell’ordine ancora molto potenti tra Manfredonia e Gargano. Già a Mattinata, dove il clan annovera elementi di spicco, il Comune è stato sciolto per mafia nel marzo 2018. Adesso, rischia la stessa sorte il centro sipontino dove, sempre secondo le carte giudiziarie, il boss sarebbe Michele Romito (gestore del Guarda che Luna), fratello del defunto Mario Luciano, ammazzato nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017.

Ed è proprio durante le indagini su quel fatto di sangue che Giovanni Caterino, 38enne manfredoniano ritenuto partecipe all’agguato, parlò degli assetti malavitosi in riva al golfo. L’uomo, in un’intercettazione, citò Michele Romito indicandolo quale capo del clan sipontino: “Qua comanda sempre Michele”.

Inevitabilmente, le parentele e gli interessi del presunto boss – nonché padre di Francesco Romito, giovane titolare di Bagni Bonobo – sono finiti al centro del lavoro della Commissione che ha messo al setaccio numerosi settori dell’economia manfredoniana.

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