Don Uva, dopo 20 anni sarà riconvertito l’ex manicomio. Spazio a Rsa e riabilitazione

Lo svuotamento delle strutture a causa del decesso dei pazienti, rischiava di far cessare ogni attività nelle sedi di Foggia e Bisceglie

Dopo 20 anni si sta chiudendo la storia travagliata dell’Ortofrenico (foto sopra). Nell’istituto del Don Uva, ora gestito da Universo Salute, tra le sedi di Foggia e Bisceglie sono ricoverati circa 600 pazienti. Per loro finora non era stato trovato alcun tipo di spiraglio, così come per i circa 350 operatori tra medici, oss e infermieri impegnati in corsia. Sì perché sembrava non esserci alternativa allo “svuotamento”, determinato dal decesso progressivo dei pazienti (circa 40 all’anno), che porterebbe inevitabilmente all’esaurimento dei posti letto disponibili. Ora, una commissione li ha valutati uno per uno, facendo emergere un caleidoscopio di casi – con patologie plurime – che potranno essere inseriti in appositi moduli di Rsa e in percorsi riabilitativi mirati (ex articolo 26). 

Il corposo documento consegnato nei giorni scorsi a Bari, dà il via libera alla definizione di un percorso più chiaro, che potrà consentire una programmazione più adeguata ai bisogni di salute di chi da moltissimi anni è in cura nelle strutture. Molti di questi, infatti, presenterebbero delle criticità tali da aver bisogno di approcci assistenziali differenziati, impossibili con la logica che è stata adottata negli anni scorsi. Dopo il lavoro tecnico di valutazione, ora la palla passa alla Regione Puglia che, con atto della Giunta guidata dal governatore Michele Emiliano, potrà dare l’okay definitivo ai circa 600 posti letto necessari tra Foggia (187) e Bisceglie (392). 

Negli anni scorsi, il management della vecchia proprietà si era addirittura incatenato sotto la sede del governo regionale per chiedere l’adeguamento delle rette. Chiedevano alla Regione condizioni economiche adeguate al tipo di servizi necessari per i casi trattati.  Adesso, si è optato per una strada diversa, focalizzando l’attenzione sulla “riconversione” delle strutture. “Non abbiamo mai chiesto soldi – ha spiegato l’amministratore delegato di Universo Salute, Paolo Telesforo -, abbiamo però chiesto attenzione per un segmento importante per la storia dell’Istituto che, tuttavia, era stato tenuto ai margini negli anni scorsi. Vogliamo ripartire con una nuova impostazione, per garantire cure adeguate ai pazienti e per salvaguardare una parte importante degli operatori che con la logica dello svuotamento rischiavano di essere difficilmente ricollocati in altre aree”.

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