Giorgio Mercuri contro l’inerzia sul caporalato. “Residenza per i migranti. Gli italiani non sono disposti a lavorare nei campi”

Il je accuse del presidente Fedagri: “Nel nostro territorio crescono nuovi ghetti, ci sono persone che non hanno residenza, non hanno un codice fiscale e non hanno documenti per essere regolarizzati”

Duro affondo del presidente di Confcooperative Giorgio Mercuri, numero uno di Fedagri nazionale, sulla gestione del fenomeno del caporalato. Dall’arrivo dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio in Prefettura a Foggia dopo la morte dei 14 braccianti africani nell’agosto scorso alle promesse, a suo avviso, non sono seguiti i fatti, fatta eccezione per i controlli delle forze dell’ordine e per il sequestro di qualche pulmino.

Quest’estate la Capitanata è stata mortificata dall’incidente dei poveri lavoratori che sono morti sul nostro territorio e si è riaperto il tema del caporalato con alcune passerelle e il protagonismo di alcune rappresentanze del mondo del lavoro. Tutto si è ridotto ad una continua aggressione alle aziende agricole senza risolvere le questioni importanti. Nel nostro territorio crescono nuovi ghetti, ci sono persone che non hanno residenza, non hanno un codice fiscale e non hanno documenti per essere regolarizzati. Io credo che non si può pensare di combattere il fenomeno del caporalato lasciando tutte le responsabilità in capo alle aziende agricole. Le aziende agricole hanno bisogno di manodopera e di lavoratori stranieri, perché non ci sono braccianti locali disposti a lavorare nei campi”. Non è un luogo comune quindi che i migranti svolgono i lavori rifiutati dagli italiani? “Non ci sono lavoratori italiani disposti a lavorare nei campi, lo posso affermare con forza- ribatte Mercuri- I nostri lavoratori sono pochi ed utilizzati nei nostri magazzini di lavorazione. I braccianti italiani sono passati nelle strutture, non lavorano in campagna. Dobbiamo per forza di cose avvalerci di braccianti stranieri nella trasparenza e nella legalità”.

Come? “Anzitutto abbiamo bisogno per assumerli che questi lavoratori abbiano una residenza, non può essere il Ghetto una residenza, devono poter aprire un conto dove possiamo pagarli, non hanno documenti, non hanno un codice fiscale. Abbiamo bisogno che i migranti siano normati dai nostri centri per l’impiego e non attraverso file o altri metodi. Oggi il centro per l’impiego è a Foggia, ma non vedo lavoratori che si iscrivono perché sono nei ghetti”. Eppure il Ministro Di Maio aveva annunciato una profonda riforma dei centri per l’impiego. “Sono passati altri mesi e siamo qui ad aspettare”, chiosa l’imprenditore. “Siamo stanchi di risolvere i problemi nelle occasioni degli incidenti e delle emergenze”.