Tanto pubblico a “Manifesto per” e “Foggia in testa”. Spunta più di qualche idea in comune

Sario Masi, Gianni Buccarella e i loro gruppi di lavoro e il consigliere comunale Giuseppe Mainiero che prova ad allargare la sua rete dopo 5 anni di opposizione quasi solitaria. Tutte le alternative a Franco Landella

Sario Masi, Gianni Buccarella e i loro gruppi di lavoro e il consigliere comunale Giuseppe Mainiero che prova ad allargare la sua rete dopo 5 anni di opposizione quasi solitaria. Manifesto per Foggia e Foggia in testa. D-Campus in Via Napoli e Sala Fedora al Teatro Giordano. Due mondi neanche troppo lontani, ma diversissimi. Da un lato il dinamismo di Paky Russo tutto storie su Instagram e giovani effetti social di condivisione nell’ambiente orizzontale del co-working di periferia, dall’altro l’eleganza istituzionale e tradizionale, corredata dalla bella idea grafica dei creativi di sempre con mille campagne elettorali sulle spalle e dalle “suggestioni” di tecnici e professionisti dalle mille stagioni. Grande partecipazione in entrambe le location.

Qualche punto in comune: le poche donne a prendere parola (addirittura nessuna da Giuseppe Mainiero, fatta salva Antonella Caruso, accorsa a sostituire la collega Tatiana Bellizzi); un relatore in coabitazione affannato dallo spostamento, come il professor Pasquale Pazienza, ex assessore all’Ambiente della Giunta Pepe in Provincia, che ha proposto il medesimo intervento sulle zone franche mancate ad entrambe le convention per non far torto a nessuno;  entrambi i moderatori a rimpiangere la pentapoli del presidente Antonio Pellegrino quasi con le stesse parole e la stessa alzata di spalle; la presenza leghista opportunamente dosata e spacchettata (i dirigenti Silvano Contini, Roberta Apicella e Pierpaolo Magistro da Mainiero e Gianfranco Fariello, Antonio Vigiano, Marco Trombetta e Raimondo Ursitti da Masi); più di un aspirante candidato sindaco in entrambe le location, con Luigi Miranda e Tonio Ciarambino, ancora in quarantena prima del grande salto leghista e pronti al ticket con Vigiano o Mainiero o con chi sarà prescelto come anti-Landella; i centristi abilissimi a seguire tutte e due le manifestazioni e a farsi pure fotografare nelle foto opportunity; gli imprenditori pure spacchettati con Gianni Rotice al D-Campus; tanti consiglieri comunali dall’una e dall’altra parte o mancati eletti per un soffio come Massimiliano Di Fonso ad assistere per capire con chi schierarsi e più di una “spia” e di una eminenza grigia landelliana di alto lignaggio a misurare energie e idee in campo.

Foggia in testa

L’apertura ai pentastellati di Mainiero tanto attesa e annunciata a mezzo stampa si è avuta tra i presenti. Franco Cuttano, Marco Papicchio, Alberto Mangano, Michele Tomasulo, il padre della deputata Rosa Menga, il comunista Giorgio Cislaghi, ispiratore di tante battaglie per gli inesperti 5 Stelle. Con loro gli amici meloniani e di destra di una vita di Mainiero. Da Giandonato La Salandra a Damiano Bordasco. I pentastellati, che non hanno ancora individuato un loro candidato con cui vincere le elezioni, hanno ascoltato la dote di Mainiero in questo primo format. A fare massa anche gli ex grillini, come Vincenzo Rizzi e Marino Talia ormai pizzarottiani di Italia in Comune in prima fila insieme a Marcello Sciagura. In sala pure tantissimi giovani professionisti, con 5 anni in più, reclutati da Leo Di Gioia nei suoi mondi e nella sua campagna elettorale, alcuni dei quali anche candidati nelle sue liste per le ammnistrative comunali del 2014. Che sia Mainiero, senza il simbolo di Fratelli d’Italia, l’agnello sacrificale del civismo pugliese con le mani libere? La domanda serpeggiava.

Sulla poltrona si sono alternati in tanti: l’architetto Antonio Clemente, che ha bocciato il secondo casello autostradale e che fa se Amazon sta per aprire un piccolo hub a Foggia, l’ingegner Nino Mazzamurro, ex consulente di Graziano Delrio al Ministero, che ha confrontato Foggia con Parma, dove non entra più un camion in città e ha ricordato i bei tempi danarosi della sua sosta tariffata Ataf, il ritrovato giornalista d’inchiesta Stefano Bono, noto per ben altre vicende in città, ultimo supporter della folta schiera anti Gino Lisa, definito “aeroporto di carta”, che propone “privatizzazione e collegamento veloce” con Bari Palese, Luigi Augelli dell’associazione del Baffo, sostenitore della seconda stazione (“perché ad Incoronata il treno non si fermerà mai, per una questione tecnica”, ha dovuto ripetere, beato lui senza stanchezza o aggressività) e finanche del binario per il Gino Lisa e molti altri. L’agronomo Michele Lo Storto ha evidenziato la mancanza di una identità che faccia svettare il territorio. “Per la pasta è dovuta venire Barilla, abbiamo peso la tecnica molitoria, per i pomodori abbiamo dovuto aspettare la Princes. Ci sono delle cantine foggiane, bisogna trasformare il prodotto”, il suo spunto.

Ha parlato di welfare e genitorialità De Sabato, che propone di aumentare i posti negli asili nido pubblici. “La povertà non si racconta, si vive”, ha detto citando la Grande Bellezza. “Abbandono e dispersione scolastica. Dobbiamo svegliarci adesso. Dove si trovano i soldi? Abbiamo pagato 27mila euro per le Vibrazioni è facile facile aumentare le risorse per gli asili nido”. Basta depennare qualche grande evento.  Tra gli invitati a suggerire idee anche Antonio Vannella: “Mi occupo di dipendenze patologiche. Sollevo un problema sulla prevenzione, l’ultimo intervento risale al 2015. Quando vado in carcere conosco tantissimi ragazzi, sembra di camminare per le vie del Cep, del Candelaro. Dobbiamo considerarli non dobbiamo pensare che non ci appartengano, sono nostri fratelli ci dobbiamo allarmare”. Gaudiano del Terzo Settore: “Nel found rasing come Telethon Foggia è una delle prime città d’Italia, è una città che sa donare tanto. Dobbiamo diventare una città performante diventare. Ha portato la sua esperienza Fulvio Guerra, primo corriere di Puglia, in bicicargo da Via Mascagni a Viale Michelangelo sposta tra i 10 e i 15 kg da un noto supermercato ad un ristorante. 100 consegne finora per 3,5 km, che percorsi in macchina fanno 30 minuti, in bici 6 minuti. Peccato che a Foggia vadano in bici solo gli anziani, i migranti, pochi professionisti originali e qualche folle. “La città è perfetta per la bici. Il futuro è la ciclologistica rassegnatevi”, ha chiosato.

Manifesto per Foggia  

Clima meno arrabbiato, al D-Campus con Antonio Taurino, esperto di sistemi di sicurezza, l’avvocato Raffaele De Vitto, l’architetto Lombardi, l’eletto Pasquale Cataneo e altri è andata in scena soprattutto l’attualità. Le conclusioni del primo sono state affidate al Generale di Brigata Giuseppe Morabito, che ha offerto la sua illustrazione sui dati del Centro Studi Macchiavelli insieme ad un’analisi  statisticamente sofisticata della Fondazione Hume che ha esaminato l’evoluzione storica del crimine in Italia partendo dal 1988, anno in cui la percentuale di stranieri sul territorio italiano era inferiore al 2%, fino al 2015, in cui ha superato l’8%.

“A livello politico l’immigrazione è il tema divisivo per eccellenza della società moderna europea. Da una parte c’è chi ritiene che la mobilità internazionale sia una componente fondamentale delle società aperte, in grado di arricchire economicamente e culturalmente le stesse, dall’altra avanza chi evidenzia i problemi derivanti da un approccio eccessivamente ottimistico e utopico, sia dal punto di vista economico che da quello culturale, ma anche da quello della sicurezza e dell’identità. L’immigrazione è quindi in assoluto il tema politico che desta più preoccupazione per gli elettori dell’Unione Europea. La classe politica che ha governato sin dal dopoguerra, finora si è dimostrata incapace di rispondere adeguatamente alle richieste dell’elettorato spaventato sia per la sicurezza del territorio sia per la sproporzione nel sostegno economico tra immigrati e classi delle fasce deboli economiche nazionali. In materia, il Dossier Statistico Immigrazione 2017, studiando i dati del 2015, offre la seguente interpretazione: il tasso di denuncia per 100.000 residenti è di 1076,50 per gli italiani e di 506,26 per gli stranieri, corrispondenti a 655.524 denunce contro italiani e 302.426 contro gli stranieri. Questo dato è molto preoccupante perché’ la popolazione residente nel 2015, vedeva un 8,3% di stranieri residenti sul suolo italiano, cui, dati alla mano, corrispondono il 31,4% delle denunce per lo stesso anno. Il tasso di denuncia correlato sarebbe quindi di quasi quattro volte superiore per gli stranieri rispetto agli italiani”

Un’analisi più statisticamente sofisticata è offerta dalla Fondazione Hume che ha esaminato l’evoluzione storica del crimine in Italia partendo dal 1988, anno in cui la percentuale di stranieri sul territorio italiano era inferiore al 2%, fino al 2015, in cui ha superato l’8%. Lo studio si concentra su crimini di particolare gravità, come omicidi, lesioni volontarie, associazione a delinquere, estorsione, furto, rapina, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e violenza a pubblico ufficiale, ignorando invece sanzioni amministrative, come ad esempio lo status d’irregolare.

Per i reati elencati, tassi di criminalità per ogni 1000 persone sono pari a 4,3 per gli italiani, 8,5 per gli stranieri regolari e 246,3 per gli stranieri irregolari. La propensione a delinquere degli irregolari è 57 volte quella degli italiani e quasi 29 volte rispetto a quella degli stranieri regolari (a loro volta con un tasso quasi il doppio rispetto a quello degli italiani)”.

Un passaggio il generale l’ha dedicato al terribile delitto di Desiree. “San Lorenzo – ha spiegato alla platea – è quello che accadrà a Foggia, se il quarto responsabile è venuto a Foggia, vuol dire che siete messi male. I numeri ci dicono che un immigrato delinque 5 volte di più di un italiano. Un immigrato irregolare delinque 57 volte di più. In quel 57 in più ci potrebbero essere i terroristi di ritorno come il terrorista che dopo Berlino è andato a Milano ed è tornato a Foggia. Il terrorista di Berlino aveva un biglietto per Foggia. Uno che torna vuol dire che è già stato, non torno a Foggia se non so che non mi possono aiutare. Noi il nemico ce l’abbiamo in casa “.

Cosa si può fare a Foggia?  “Non girare la testa e guardare dall’altra parte, – ha spiegato- prendete i telefonini e fate le foto. Fate il vostro dovere civico!”, il suo suggerimento.

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