Centro storico di Foggia, cadono calcinacci. Chiuso e transennato il pub, nessuno interviene

Vigili del Fuoco e vigili urbani, coordinati dal tenente Fiano, hanno allertato la Protezione Civile e hanno subito notificato la necessità di messa in sicurezza del palazzo all’amministratore del condominio

Tre ispezioni dei Vigili del Fuoco in pochi mesi, dal 17 agosto ad oggi. Fino alla chiusura con transenne del Paraty Pub in piazzetta nei giorni scorsi, il 5 ottobre, per pericolo dell’incolumità dei passanti e caduta di pesanti calcinacci dal palazzo e cornicioni.

Il centro storico di Foggia, pur con la sua Cattedrale ristrutturata, si sta sbriciolando nei suoi palazzi storici, nella cornice di una movida molto meno glam di un tempo e foriera di baby gang e di dipendenze pericolose tra i teenagers.

Vigili del Fuoco e vigili urbani, coordinati dal tenente Fiano, hanno allertato la Protezione Civile e hanno subito notificato la necessità di messa in sicurezza del palazzo all’amministratore del condominio. Ma ad oggi, il pub, che pare abbia fatto istanza di un risarcimento danni, continua ad essere transennato e chiuso. Né sembrano esservi interventi sulla parte superiore del palazzo. Anzi. Sono ben visibili, dai balconi dirimpettai in Via le Maestre, delle tegole libere sulla superfetazione urbanistica, che cadranno alla prima folata di vento. Ci potrebbe scappare il morto o il ferito.

La manutenzione degli immobili storici è il gran cruccio dei residenti del centro storico, che mai, neppure ai tempi del Piano Urban, hanno potuto accedere agli infiniti finanziamenti europei esistenti sulla riqualificazione degli edifici architettonici di pregio. Le poche valorizzazioni presenti sono tutte ad opera dei privati. Una su tutte quella del palazzo dell’imprenditore Tullio Capobianco e di sua moglie, l’economista Licia Centola.

“Il centro storico deve conservare la memoria storica, è la nemesi urbanistica di una città e invece siamo di fronte a palazzi che non hanno neppure il certificato di abitabilità come quello appena realizzato nei pressi di Piazza del Lago”, osserva un residente.

Secondo la distinzione proposta da Pier Luigi Cervellati i “centri storici minori” si possono ricondurre per lo meno a tre categorie, a loro volta suddivisibili in diverse articolazioni o situazioni che li fanno in parte differire pur restando nella medesima schematica suddivisione: gli insediamenti storici “incapsulati” nell’espansione edilizia e nell’agricoltura industrializzata; gli insediamenti storici “abbandonati” per ragioni naturali, spesso catastrofiche, o per la realizzazione di nuovi insediamenti e gli insediamenti storici “trasfigurati” dal recupero omologante del turismo.

Visibile il cornicione rotto dal lato di Via Le Maestre

Il centro storico di Foggia non appartiene a nessuna di queste categorie, ma è un nucleo urbano storico nel quale coesistono palazzi di pregio come Palazzo Galano, Palazzo De Vita, Palazzo Ciampitelli, Palazzo Trisorio ed edifici post bellici di dubbia fattura come palazzo De Perna o rifacimenti come palazzo Borghesan. Dal piano Urban di metà anni Novanta nell’amministrazione Agostinacchio i privati furono esclusi dai fondi per riqualificare le proprie facciate. Le risorse furono tutte pubbliche per il manto stradale e le piazze. “Non si ha il coraggio di abbattere quei palazzi che deturpano il centro storico. Siviglia e le città del Portogallo hanno fatto la loro fortuna con questa politica. I privati hanno potuto dare una nuova luce ai loro palazzi, da noi invece crollano”, rileva, citando la regola Michelucci e il comma 2 dell’articolo 9 della Costituzione, lo storico Lello Santoro, che sogna di poter realizzare un museo giordaniano in un’ala della sua aristocratica casa vanvitelliana.

Qualsiasi intervento dell’amministrazione comunale in materia di governo del territorio che punti alla “rivitalizzazione” dei borghi storici e dei centri storici deve ovviamente fare i conti con il loro valore culturale e paesaggistico e coordinarsi con la disciplina di tutela e di valorizzazione del relativo patrimonio culturale. Per effetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio, si ascrivono tra “gli immobili ed aree di notevole interesse pubblico”, ossia tra i beni paesaggistici, “i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici” senza null’altro precisare in ordine alla definizione di “centri storici” e “nuclei storici” e sulla loro differenza. È al piano paesaggistico che compete la determinazione delle prescrizioni d’uso delle aree, compresi i nuclei storici, vincolati come beni paesaggistici l’“individuazione di eventuali, ulteriori contesti…da sottoporre a specifiche misure di salvaguardia e di utilizzazione” l’individuazione degli “interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate e degli altri interventi di valorizzazione compatibili con le esigenze di tutela”  e l’“individuazione delle misure necessarie per il corretto inserimento, nel contesto paesaggistico, degli interventi di trasformazione del territorio, al fine di realizzare uno sviluppo sostenibile delle aree interessate. Questo Piano a Foggia manca. L’architetto e consulente per il Pug Francesco Karrer in tutti i suoi anni a Foggia non l’ha mai prodotto. Sarà la volta buona?





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