Scatta il grande jazz a Foggia, ecco Suzanne Vega. Attesa anche per il “figliol prodigo” Ciacca

Al via la stagione della grande musica in piazza. Intervista esclusiva all’artista originario di Volturara

Mentre il Comune di Foggia ha pubblicato tutti gli atti propedeutici per l’affidamento della gestione del service audio e del service luci in dotazione del Teatro Umberto Giordano per gli ultimi quattro mesi del 2018 e i primi dieci nell’anno 2019 e mancano ormai poche ore al primo appuntamento estivo del Giordano in Jazz con la grandissima Suzanne Vega cresce anche l’attesa per il concerto del Maestro Antonio Ciacca in Trio con Joseph Lepore al contrabbasso e Luca Santaniello alla batteria del prossimo 2 agosto, pluri-recensito da Jazz Italia e dalle riviste specializzate e definito “una delle figure più complete della scena newyorkese contemporanea”.

L’Immediato lo ha sentito in collegamento da New York per una chiacchierata esclusiva.

L’artista, nato a Wuppertal in Germania nel 1969, ha origine daune, di Volturino. “La Puglia è la mia terra e quella di mia moglie, io provengo dalla Daunia, mentre mia moglie è del Salento. Sono cresciuto a Volturino fino a 18 anni – ripercorre il pianista jazz – poi mi sono trasferito a Bologna per l’università, a Volturino ho vissuto poco. Anyway, Foggia l’ho odiata per una trentina d’anni, da quando a 8 anni non mi hanno ammesso al Conservatorio, senza neanche farmi l’esame perché non avevo un maestro che mi “accompagnava”. Quel giorno mi sono detto: “un giorno insegnerò nel più prestigioso conservatorio del mondo. E dopo 30 anni ero docente nella Faculty della Juilliard School”.

Come spiega, il suo primo maestro è stato Pasquale Ieluzzi di Lucera, “persona meravigliosa e direttore della Corale Santa Cecilia da più di 40 anni come volontario”, lo descrive. “Poi a Bologna ho studiato con Steve Grossman e a New York con Barry Harris e Jackie Byard, arrangiamento e composizione con Andy Farber e Direzione D’orchestra con Mark Shapiro. Tanti grandi”.

Quando si è riappacificato col capoluogo dauno? “La pace con Foggia l’ho fatta prima grazie a Rino De Martino, che mi ha invitato nel 2000 e poi grazie a Gianna Fratta che mi ha invitato alla sua rassegna Musica Civica nel 2015 a Gianna Fratta ho dedicato la mia sinfonia in Sol minore op. 1”.

Nel mezzo c’è stata la grande avventura di Orsara Musica. “Orsara Jazz è stata un esperienza meravigliosa, un laboratorio di idee, progetti, sono stato docente dei seminari per 14 anni, siamo arrivati ad avere oltre 110 studenti. Ho scritto una partitura originale Orsara Suite eseguita oltre che ad Orsara a New York, andata in onda su Radio 3. Tutto è andato bene fino a quando la politica è rimasta fuori dal festival”, dice con rammarico.

Accanto ad un’intensa attività concertistica e in studi di registrazione Ciacca si è distinto come infaticabile organizzatore di tour, concerti e seminari in tutta Europa. È attualmente il direttore artistico del festival jazz di La Spezia, in grande sintonia col Governatore ligure Giovanni Toti.

“Quello di La Spezia è il festival jazz più longevo e importante d’Italia, secondo in Europa solo a Montreux, quest’anno per la 50esima edizione ho scelto come tema Martin Luther King e i diritti civili. Tutto il programma ruota attorno a questo tema, compresi i seminari e l’orchestra giovanile con il sistema Abreu”.

Sul concerto di Foggia mantiene ancora un po’ il riserbo, ma anticipa: “Il concerto di Foggia sarà un misto delle mie radici pugliesi, con la canzone americana (sono felicemente cittadino USA) e il mio personale nella musica classica della mia natia Germania”. Il jazz più attuale ha ormai contaminazioni fortissime o con l’elettronica o con la musica classica o con la musica popolare tradizionale. “C’è chi suona Bach in Jazz come Kenny Werner, chi suona la canzone popolare italiana in Jazz e chi suona musica originale con inflessioni provenienti dalla proprio cultura tipo i brasiliani o i cubani”.

Il maestro Ciacca non esclude di poter collaborare anche in autunno col Comune di Foggia per progetti dedicati al gospel, con seminari disseminati nei quartieri popolari della città. “Tutto si può fare, con le idee”, commenta pieno di entusiasmo.





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