Colpi di scena infiniti in Ataf, Dolce perde il servizio dei biglietti. Accolto il ricorso di Astra

La sua società non sarà più concessionaria del servizio di distribuzione dei titoli di viaggio e di sosta di Ataf S.p.A. presso circa 200 rivendite autorizzate nel territorio del Comune di Foggia

Colpo di scena all’Ataf, la società di Andrea Dolce non sarà più concessionaria del servizio di distribuzione dei titoli di viaggio e di sosta di Ataf S.p.A. presso circa 200 rivendite autorizzate nel territorio del Comune di Foggia. La Astra Società Cooperativa Sociale, rappresentata e difesa dall’avvocato Raffaele De Vitto, ha vinto il suo ricorso al  Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, contro l’Ataf, rappresentata e difesa dall’avvocato Eliana Mercuri, nei confronti Ditta Dolce Andrea, rappresentata e difesa dall’avvocato Marianna Papparella.

Nella sentenza del presidente Angelo Scafuri si ricostruisce l’accaduto: con ricorso ritualmente proposto Astra Società Cooperativa Sociale ha impugnato, chiedendone l’annullamento, il provvedimento di ammissione, contenuto nel verbale del 28 marzo 2018, della ditta individuale Dolce Andrea alla procedura di gara, indetta dalla Azienda trasporti automobilistici Foggia per l’affidamento del “servizio di distribuzione dei titoli di viaggio e di sosta di Ataf S.p.A”.

3 anni e 7 mesi, questa la durata dell’appalto. La ricorrente ha premesso che il capitolato d’oneri ha previsto, al punto 8, che le offerte sarebbero dovute pervenire, a pena di esclusione alla gara, entro il 5 maggio 2017 (ore 12), e che all’interno dei plichi – segnatamente nella busta n. 1 – dovesse essere compresa la documentazione amministrativa comprovante l’avvenuto pagamento del contributo a favore dell’ANAC, nonché – nella busta n. 2 – l’offerta tecnico-economica.

In sede di gara, secondo il ricorso, la commissione giudicatrice aveva rilevato che due concorrenti, la ditta Dolce Andrea e la ditta Express Service s.n.c., non avevano allegato la prova del pagamento del contributo a favore dell’ANAC, e che, a fronte di tale evidenza, i rappresentanti di tali ditte – presenti durante le operazioni di gara – avevano opposto di essere esenti dall’obbligo di pagamento del citato contributo in ragione del fatto che si sarebbe trattato, per la prima concorrente, di una ditta individuale e, per quanto riguarda la seconda, di una società in nome collettivo.

In data 2 ottobre 2017 la stazione appaltante ha comunicato l’esclusione delle due dittee, nel contempo, ha reso nota l’aggiudicazione provvisoria in favore della ricorrente, alla quale è stato chiesto, altresì, di allegare la garanzia definitiva e il DURC onde concludere il procedimento.

È, però, accaduto che con nota del 12 dicembre 2017 la stazione appaltante ha informato l’Astra di aver revocato i provvedimenti di esclusione precedentemente disposti in considerazione della rivalutata ammissibilità del soccorso istruttorio per la regolarizzazione dell’omesso pagamento del contributo ANAC. Qualche mese dopo, in data 7 marzo 2018, è stato, inoltre, comunicato alla società ricorrente l’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione provvisoria.

Da qui il ricorso di Astra, per ben tre motivazioni, che il giudice amministrativo ha accolto, evidenziando anzitutto che l’obbligo di versamento del contributo ANAC è legislativamente qualificato come “condizione di ammissibilità dell’offerta nell’ambito delle procedure finalizzate alla realizzazione di opere pubbliche” (art. 1, comma 67 della legge 266/2005): una disposizione che, sul piano interpretativo, l’ANAC ha inteso nel senso che i concorrenti “sono tenuti a dimostrare, al momento della presentazione dell’offerta, di avere versato la somma dovuta a titolo di contribuzione. La mancata dimostrazione dell’avvenuto versamento di tale somma è causa di esclusione dalla procedura di scelta del contraente.

L’omesso versamento ha costituito non una dimenticanza, bensì una scelta consapevole di due concorrenti, come conferma, a fortiori, l’espressa opposizione delle ditte escluse nel corso della seduta di gara del 5 maggio 2017, le quali hanno sostenuto che sarebbero state esenti dall’obbligo di corresponsione che era stato nei loro confronti appena sanzionato dalla commissione giudicatrice. Il pagamento del contributo in questione è stato effettuato con sensibile ritardo, ossia il 9 marzo 2018, vale a dire, come persuasivamente dedotto dalla ricorrente, “10 mesi dopo la scadenza del termine per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara fissato dall’art. 8 del capitolato, a pena di esclusione, al 5.5.2018”, si legge nella sentenza.

Soddisfatto il legale dell’Astra, l’avvocato De Vitto: “Astra era stata aggiudicataria provvisoria già con un provvedimento dello scorso autunno che le aveva assegnato la gara in considerazione del fatto che era l’unica concorrente ammessa alla gara. Poi Ataf si è munita di un parere secondo il quale era illegittima l’esclusione dalla gara delle altre due cosicché le ha riammesse alla gara esercitando nei confronti di queste il soccorso istruttorio. All’esito di tale subprocedimento è risultato che il concorrente Dolce Andrea non poteva partecipare alla gara perché aveva omesso di pagare il contributo Anac. Sulla scorta di tale omissione, Astra mio tramite chiese la definitiva esclusione dalla gara di Dolce Andrea ma senza riscontro. Ad Astra non è restato pertanto che impugnare innanzi al Tar la mancata esclusione. Tutto questo per dire che Ataf ha speso  soldi pubblici per il parere legale, poi per farsi difendere al Tar nonostante sia nota la sua situazione di dissesto”.

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