Sipario sulla stagione teatrale del Giordano, top e flop secondo gli abbonati. “Troppi classici triti e ritriti”

Pareri discordanti ma forse, dopo quattro stagioni dalla tanto attesa riapertura del contenitore storico, il pubblico è pronto a sperimentare

Con i Teatri Kombetar e il Balletto dell’Opera di Tirana, che hanno portato in scena “Noces & La Stravaganza” con la coreografia di Angelin Preljocaj si è chiusa in questo weekend la stagione teatrale 2017/2018 del Teatro Umberto Giordano.

Tra gli abbonati del ticket A (quello del primo giorno di repliche) i pareri sono molteplici e spesso contrastanti. Com’è stata la stagione che si è appena conclusa? “Insomma”, la risposta più frequente ieri, nella recita del sabato.

Dopo quattro stagioni dalla tanto attesa riapertura del contenitore storico, il pubblico forse è pronto a sperimentare. Quella di quest’anno è stata senza dubbio la stagione al contempo più colta e con meno star e nomi di grande richiamo.

“Siamo abbonati da tre anni, questo cartellone forse è stato il peggiore, nei primi anni l’astinenza da teatro ha reso tutti molto entusiasti, ma ora vedere sempre tanti classici, triti e ritriti, ha un po’ stancato”.

Per un gruppo di abbonati sono promossi a pieni voti Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio con la lettura di Delitto e Castigo, Neri Marcorè con la interpretazione laica e civica di De Andrè, Claudio Bisio con Father and son e Monica Guerritore con la commedia di Woody Allen. Poco apprezzato il “floscio” Daniel Pennac, c’è chi rimpiange l’Arlecchino di Pierfrancesco Favino o l’istrionismo di Filippo Timi delle passate stagioni.

“Dopo 4 stagioni si potrebbe aprire un po’ di più alle novità, mi piacerebbe vedere una bella commedia brillante. Servirebbe un po’ di verve, qualche scintilla. Inoltre credo che continuare a proporre spettacoli durante la settimana non paghi, tanti spettatori potenziali quest’anno neppure compravano il biglietto”, spiega un’abbonata.

Con gli show di martedì o mercoledì manca la serialità, la routine dello spettacolo del fine settimana. “Noi ci siamo rifiutati quest’anno di partecipare alla commedia dei biglietti, non abbiamo voluto fare la notte o pagare un codista”.

“È stata una stagione soddisfacente – commenta Angela Di Maio abbonata da 4 anni -, ho amato molto il Casellante, il sindaco del rione Sanità, Father and Son e Marcorè. Copenaghen non mi è piaciuto molto, ma è un mio limite. La prima stagione aveva dei nomi ad effetto, ma anche questa è stata molto bella”. Le fa eco il compagno di palco e amico il consigliere Pasquale Cataneo: “La stagione è stata variegata nei generi e ha valorizzato molto i giovani e le compagnie meno note non proprio affermate. Ho apprezzato il teatro sperimentale di Mario Martone per il messaggio che ha veicolato con la camorra che si riscatta”.



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