Direzione Pd al Nazareno, Elena Gentile: “Emiliano? Non mi pare che abbia tutto questo consenso”

Sono intervenuti tutti i big, dopo la lettura delle dimissioni del segretario Matteo Renzi e la politica cerignolana è iscritta a parlare

“Se interviene Emiliano, intervengo anche io, un attimo dopo”, osserva a l’Immediato l’europarlamentare Pd Elena Gentile, raggiunta al telefono durante una pausa sigaretta, nel corso della Direzione nazionale del partito al Nazareno.

Sono intervenuti tutti i big, dopo la lettura delle dimissioni del segretario Matteo Renzi e la politica cerignolana è iscritta a parlare. Si va verso una reggenza, l’Assemblea di metà aprile avrà il compito di decidere se indire le primarie e iniziare una fase congressuale, opzione in questo momento minoritaria, oppure nominare un nuovo segretario, individuato con ogni probabilità in Graziano Delrio, per traghettare il partito fino al 2019 alla scadenza delle elezioni europee o addirittura a fine mandato, nel 2021.  Secondo molti, le Primarie oggi sarebbero deleterie. “Non è il momento di chiedere un altro sforzo ai militanti del partito”, ha detto Sandro Gozi.

“La Direzione sta avendo una posizione largamente unitaria, che è quella di costruire un ruolo di opposizione nitido a qualsiasi possibile coalizione di governo”, osserva Gentile alla nostra testata web. Il Presidente Mattarella non potrebbe imporre la responsabilità al Pd? “Come fa ad imporre delle scelte? C’è una larga maggioranza ostile a questa visione. Il ruolo di opposizione istituzionale ci è stato consegnato dagli elettori, ci permetterà di ricostruire la connessione con il Paese. Non sarà facile, perché siamo andati in corto circuito al netto degli errori, perché chi non opera non sbaglia, c’è stato questo vulnus sentimentale con la platea più cospicua e pezzi di società che hanno sofferto la lunghissima fase di stallo economico. Una qualsiasi idea di governo con i 5 Stelle sarebbe assurda, siamo su un profilo programmatico diversissimo. Lo diceva Orfini: Lega e M5S per il 50% hanno condiviso le scelte di voto, i 5 Stelle hanno illuso l’elettorato di sinistra col reddito di cittadinanza, ma c’è un tema di onestà intellettuale, già Di Maio ha dichiarato che prima di vararlo, devono riformare gli uffici del lavoro, tutti sanno che è una impresa impossibile, nel Jobs Act c’è anche questo, ma non si parte perché ci sono incrostazioni antiche, tante inadeguatezze ed un’altra idea di servizio per l’impiego. Prima era l’elenco, oggi deve fare politiche attive per il lavoro, ma non sono pronti,  sono rimasti all’ufficio di collocamento di disoccupati, non può essere così”.

Secondo Gentile, non si possono applicare i dazi che chiedono Lega e MoVimento, “perché è l’Europa che decide”. “I loro sono sogni di mezza estate- continua- anche la tassazione piatta è anticostituzionale, possono essere più utili soluzioni come la rottamazione delle cartelle. Il tema vero del Mezzogiorno è la marea montante del lavoro nero, tutti hanno imparato sin dalla nascita l’arte dell’arrangiarsi, se davvero non ci fosse lavoro, noi saremmo in guerra, nelle piazze e nelle strade. Il vulnus più grande è che non abbiamo saputo comunicare quanto di buono avevamo realizzato, anche noi abbiamo il ReI, certo copre meno famiglie, ma c’è il vincolo del debito pubblico, se non rimettiamo in ordine le tasse, come si può spendere ancora. È già tanto, troppo, quello che è stato messo in campo”.

Anche Elena Gentile crede che questo è il tempo per nuove Primarie. “Sarebbe un delirio totale, adesso serve una reggenza di un annetto e poi si dovrebbe fare il congresso, non puoi tenere una impalcatura di questo tipo con un segretario che ha una idea totalmente diversa da quella che ha costruito i gruppi parlamentari”. Quanto alle ipotesi di Zingaretti o Emiliano, l’europarlamentare è schietta: “Emiliano non mi pare che abbia tutto questo consenso. Posso dirlo? Preferirei un segretario a prescindere dalle sensibilità a tempo pieno, uno che fa il presidente di Regione non può fare il segretario, si tratta di avere una persona che deve dare la disponibilità piena al partito, che in questo momento non naviga nell’oro. La gente è appesantita, amareggiata e sfiduciata. Serve un segretario che vada nei circoli, che incontri i militanti per recuperare quel pezzo di popolo, che ha voluto lanciare un segnale”.

Senza dubbio il nuovo partito democratico dovrà dialogare con quel che resta della socialdemocrazia europea. “Serve un’altra agenda, quelle che abbiamo adesso, è un dato di fatto, sono logorate. Domani mattina sarò a Bruxelles, ho sentito un po’ di colleghi c’è molta preoccupazione, perché se non riusciamo nell’impresa, stravinceranno i populisti. La Brexit sta causando già 1 miliardo in meno di export al nostro Paese, lo stesso i dazi Usa sull’acciaio, che mettono in discussione anche l’Italia. I problemi sono internazionali, europei e i tempi sono bui”.