Pentastellati infervorati, tra il “Grande Fratello” voluto da Grillo e le limitazioni per la stampa

In queste ore la contesa nei diversi partiti è più tra i componenti dello stesso schieramento (vedi il caso della Lega con il commissario Roberto Fanelli che rivendica in una nota contro i nei arrivati l’impegno di Primiano Calvo, Silvano Contini, Rocco Petrillo, Antonio Tricarico, Antonio Novelli e di quanti hanno messo la faccia quando chi stava con Salvini veniva preso a pomodori, costruendo dal nulla un movimento politico grazie all’impulso dato da Daniele Cusmai, Pietro Solimando, Lucia Zito, Antonio Berardi, Paolo Di Virgilio, Antonietta Pontonio, Marcello De Filippi, Francesco Cavorsi, Francesco Merafina) che nei confronti degli avversari. Lo stesso vale anche nel Movimento 5 Stelle, per il quale hanno cliccato “conferma” circa 200 iscritti, tra Camera e Senato, offrendo la propria disponibilità per le Parlamentarie.

Il filtro

In una nota lo staff del MoVimento 5 Stelle ha chiarito alcuni punti. Chi dovesse vincere col voto degli iscritti potrebbe comunque non essere adatto secondo gli stringenti requisiti richiesti dal nuovo regolamento. “In questi giorni è stata enorme la partecipazione alle autocandidature per le parlamentarie, con tantissime persone che hanno dato la propria disponibilità a contribuire al percorso del MoVimento 5 Stelle. Si specifica però che in questa fase gli iscritti hanno potuto soltanto presentare la domanda per la candidatura alle prossime elezioni politiche. Dunque, al momento non ci sono ancora candidati. I candidati infatti verranno ufficializzati solo dopo che saranno stati vagliati i requisiti di tutti i soggetti secondo quanto previsto dal regolamento e dopo le votazioni online”, si legge nella nota.

Il filtro di Grillo si preannuncia pieno di insidie. Lo staff, come un Grande Fratello orwelliano, valuterà i post, l’adesione reale al Movimento, le vecchie militanze politiche, la fedina penale, le colleganze professionali e partitiche. Chi ha fatto della litigiosità interna la sua condotta politica privilegiata potrebbe essere penalizzato come potenziale candidato.

Nelle ultime ore il capo politico Luigi Di Maio ha voluto accendere i riflettori su Forza Italia, definita “un partito di professionisti della politica che stanno in Parlamento da decenni a portare avanti gli interessi di Berlusconi e delle lobby”. Si difende dalle accuse di Berlusconi, Di Maio. Il Cavaliere da mesi indica i pentastellati come “disoccupati’, ‘nullafacenti’, ‘falliti’, ‘ignoranti’, con ‘redditi risibili’.

La statistica

Ecco allora che sul blog Di Maio ha analizzato i numeri e le statistiche di chi è entrato in Parlamento nel 2013. “123 parlamentari uscenti tra Camera e Senato. Tutti con al massimo 1 mandato alle spalle e il prossimo per chi verrà rieletto sarà l’ultimo Istruzione: Su 123 parlamentari uscenti 80 sono laureati (65%), 41 diplomati (33,4%) e 2 hanno la licenza media (1,6%). Queste le professioni rappresentate: impiegati (14), insegnanti (11), studenti universitari (11), ingegneri ( 10), dipendenti di aziende private (10), liberi professionisti ( 6), consulenti (5), avvocati ( 4), piccoli imprenditori (4), medici (3), architetti (2), artigiani (2), ricercatori universitari (2), dipendenti aziende pubbliche (2), soci di piccole imprese (2), praticanti avvocati (2), educatori professionali settore pubblico (1), infermiere (1), fisioterapista (1), funzionario tributario (1), operaio metalmeccanico ( 1), idraulico (1), biologo (1), casalinga (1), operatrice economica (1), amministratore unico (1), assistente giudiziario di tribunale (1), operatori Rai telecinematografici ( 1) , addetto di selezioni personale (1), pedagogista 1, operatore Sociale in settore privato (1), Perito Chimico (1), chimico (1), scrittore( 1), commerciante (1), tecnico sala prove ( 1), tecnico laboratorio (1), consulente Informatico (1), settore turismo (1), giornalista pubblicista (1). I disoccupati di cui parla Berlusconi? Sono 6 (4,9% degli eletti) mentre 1 era una lavoratrice precaria”, si legge.

Le limitazioni per la stampa

Intanto a Foggia, mentre alcuni si sono sentiti traditi per certi versi dalle nuove regole, che danno spazio anche a coloro che non hanno mai organizzato un banchetto, c’è chi ricorda le regole anche per i giornalisti, che pure si sono candidati in gran numero nel Movimento, uno su tutti Tiziano Paragone, considerato da sempre vicino alla Lega.

I candidati potranno partecipare a trasmissioni televisive e/o radiofoniche locali secondo un calendario condiviso con gli altri candidati ed autorizzato dallo staff comunicazione nominato dal capo politico. Altresì potranno partecipare a trasmissioni nazionali se non espressamente convocati dallo staff comunicazione.

I candidati potranno rilasciare interviste e/o dichiarazioni ai giornali nazionali e locali solo ed esclusivamente dopo essere stati autorizzati dallo staff comunicazione nominato dal capo politico. I candidati infine possono partecipare ad incontri pubblici e graticole esclusivamente organizzate in coordinamento con lo staff. Queste le linee guida. Uno vale uno. La stampa insomma deve evitare di fare nomi, per non dare più visibilità ad alcuni piuttosto che ad altri, deve evitare di esprimersi anche quando vi sono personalità inedite ed illustri tra i candidati. In provincia di Foggia appare primus inter pares il professore ordinario dell’Unifg, docente di Economia e Gestione delle Imprese Claudio Nigro, candidato anche lui alle Parlamentarie.

Un nome che l’Immediato aveva anticipato. “Ho aderito anni fa consapevolmente al M5S, a quali fossero i suoi valori ispiratori. Ho visto uomini come Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio porsi con coraggio in opposizione ad un sistema consolidato, conservatore e molto potente. E se questi uomini sono riusciti a dare a me una tale opportunità, quella di candidarmi per servire il mio Paese, il mio intento non può che essere quello di fare la mia parte per andare fino in fondo seguendo i loro passi. Per tentare, come un cittadino qualunque, di battere Golia”. Al momento il prof ha ottenuto ottime performance di like, ben 285 circa sui social. Potrebbero bastare, peccato, però, che non tutti voteranno sulla piattaforma Rousseau.