L’Arpi trafugata e ritrovata, immensa meraviglia per le “figure rosse”. Bentornate!

Uno schema di matrice ellenica per la grandissima mostra inaugurata questa sera al Museo del Territorio di Foggia con “Una storia spezzata. Guerrieri ed eroi ad Arpi”. Tanti gli enti coinvolti. Dalla Sovrintendenza al Centre Jean Berard di Napoli. La meraviglia per l’Arpi trafugata e ritrovata dalle figure rosse è immensa. Come ha spiegato alla platea di esperti e visitatori Claude Pouzadoux, i vasi si collegano allo stile di un pittore della Peugezia, che metteva in risalto il trompe d’oeil con il colore bianco. I tre crateri della famiglia del sequestro presentano caratteri simili ad una tomba di Canosa. Tutti i confronti vengono da collezioni private svizzere con opere del pittore di Ganymede.
Al pittore della Patera viene collegato invece uno scavo di Massafra e un altro di Bitonto, con la scelta delle pitture rosse con oggetti quotidiani nel corredo in onore del defunto. La specificità della Daunia è la moltiplicazione dei crateri in un’unica tomba.
Un esempio è la tomba del vaso dei Niobidi. Alcuni pezzi della tomba dei vetri fanno pensare che c’erano dei vasi monumentali.

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Il professor Alfonso Sartoriello ha illustrato l’Arpi project e i diversi approcci per creare un’interazione reale tra uomo e paesaggio, che spesso è visto come una scena teatrale fissa.
“Non siamo arrivati in una terra incognita, ma siamo in una terra pioneristica grazie al prof Volpe. Abbiamo creato sistemi informativi per far interagire dati vecchi e nuovi, che di avvalgono di tecnologie innovative. C’è stato tantissimo lavoro in campo, coi colleghi dell’Università del Molise e dell’Unifg. Sono stati ripresi i vecchi rilievi, si è passati ad una rappresentazione che rendesse realmente le dimissioni delle evidenze note, sovrapponendo i diversi livelli informativi”.
I vasi esposti in Via Arpi restituiscono il nuovo linguaggio della aristocrazia arpana. Uno o più personaggi dei naiskos sono rappresentati in bianco come statue, circondati da due o quattro visitatori. Si tratta in tutti i casi di figure e scene tipiche: il guerriero, un padre col figlio, una fanciulla. I gruppi di vasi sequestrati conferma l’emergere dalla seconda metà del IV secolo a. C. di una committenza di vasi a figure rosse. Questo gusto rappresentativo dello spostamento della richiesta verso il Nord della Puglia era già attestato ad Arpi da alcuni vasi rinvenuti in tombe a grotticella indagate nel 1939 da Drago e nel 1966 da Tine’.



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