Grasso, Renzi e il Pd diviso. Marasco amaro: “Così consegniamo paese a M5S e Lega”

C’è preoccupazione nel Partito democratico anche in Capitanata dopo l’investitura di Piero Grasso a leader di “Liberi e Uguali”. La lista unita a sinistra con MdP, Sinistra Italiana, Possibile e il valore aggiunto che potrà portare il presidente del Senato, con un buon appeal elettorale e grande stima personale da parte della società civile legalitaria, rosicchierà molti voti nell’area che non si riconosce negli altri due poli. L’argomentazione principale di molti oggi ricalca uno schema fisso, ossia che la lista unitaria di sinistra favorirà la destra o i pentastellati di Luigi Di Maio. D’altro canto però, Mdp e gli altri sanno che solo da soli potranno affermare i valori di un nuovo contenitore di sinistra, libero dagli automatismi di Matteo Renzi, sempre più inviso dall’opinione pubblica. Solo da soli, anche al collegio uninominale, saranno davvero alternativi al Pd.

Il capogruppo del Pd al Comune di Foggia Augusto Marasco, ex candidato sindaco del Pd e di altre liste civiche, che ha vissuto sulla sua pelle la divisione nella campagna elettorale del 2014 per le Comunali non nasconde la sua amarezza.

È chiaro che ci saranno dei riflessi negativi anche alla luce degli esiti degli ultimi sondaggi elettorali – dice a l’Immediato -. Io credo che, al di là della disponibilità che è stata manifestata dal segretario nazionale e dalle attività messe in campo da Fassino, ci fossero le condizioni per addivenire quanto meno ad una tregua armata nell’interesse del Paese. Una divisione a sinistra può consegnare il Paese alle esternazioni populistiche del Movimento 5 Stelle e della Lega. Alla luce di quello che si è sostanziato ieri, la mia preoccupazione maggiore e di tantissimi dirigenti del Pd è quella di scongiurare questo rischio”.

Il listone di sinistra, nonostante qualcuno debba “ingoiare il rospo”, come si mormora, dal momento che i vendoliani di Marco Barbieri e Mario Nobile si ritroveranno a fare campagna elettorale fianco a fianco con Arcangelo Sannicandro e Domenico Rizzi, potrebbe avere nel primario di Neuroscienze Ciro Mundi, un asso nel collegio di Foggia, capace grazie alla capillare struttura di Sabino Colangelo e alla sua personale capacità relazionale di “annientare” il Pd. Ma Marasco, che ha avuto il medico ed ex assessore contro al primo turno delle amministrative nel suo passaggio “civico” da grande elettore dell’altro candidato sindaco, Leo Di Gioia, ritiene prematuro misurare le forze. “Questa è una verifica che dobbiamo fare, è chiaro che esiste un malessere all’interno dell’elettorato del centrosinistra. Arrivare ad affermare che la strutturazione sul territorio di Mdp possa arrivare a dare i risultati sperati è azzardato, un tale deve essere sancito dal voto degli elettori. E non credo che Grasso sia più carismatico di Matteo Renzi, Grasso è una personalità della società civile che ha condiviso il progetto del Partito democratico, questa sua presa di distanza all’ultima ora avrebbe dovuto essere sostanziata e motivata maggiormente”.

Intanto, il presidente della Regione Puglia e leader di Fronte Democratico (Pd), Michele Emiliano, a margine di una tavola rotonda, a Bari, sul reddito di inclusione quest’oggi ha avuto parole di distensione.

“Innanzitutto voglio fare gli auguri a Piero Grasso. Piero è un mio amico, anzi, direi un modello della mia vita. Ho seguito sempre il suo lavoro di magistrato e il suo lavoro di Presidente del Senato. Ha una grande leadership e, come militante del centrosinistra, sono contento che lui abbia acquisito un ruolo così importante. Ovviamente, mi auguro che quelli nel Partito democratico che realmente lavorano per l’unità del centrosinistra possano immediatamente lavorare con Piero Grasso per realizzarla, altrimenti rischiamo di regalare 60-70 collegi che possiamo vincere, se stiamo insieme, al centrodestra o al Movimento 5 stelle. Quindi, adesso Grasso avrà la responsabilità, assieme a Renzi, di evitare la disfatta del centrosinistra. È una bella responsabilità”. Nel Pd insomma si spera ancora che si possa arrivare ad un accordo per il maggioritario.





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