Le “imprese” dei fratelli Guerrieri, spunta intercettazione: “Se mi gaso sono pericoloso”

Nuovi particolari sull’operazione “Brothers in Arms” che ha portato all’arresto di Domenico e Marco Guerrieri (23 e 20 anni), fratelli foggiani ritenuti vicini al clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Le loro imprese hanno fatto scalpore sia per l’efferatezza dei colpi messi a segno al bar Antonaccio di via Grecia e alla sala scommesse “New Bet” di via dell’Arcangelo Michele e sia per la sfrontatezza dei due soggetti, uno dei quali (Domenico), talmente sicuro di sé da farsi fotografare con la merce rubata al bar. Il giovane, seppur incappucciato, fa il segno dell’ok davanti all’obiettivo, posando accanto a una marea di stecche di sigarette rubate. Valore della refurtiva attorno ai 10mila euro.

Rocco Moretti

Domenico Guerrieri, stando alle carte dell’inchiesta, risponde del solo colpo in via Grecia, il fratello Marco di entrambi. È emerso che quella foto fu scattata nella cucina dell’abitazione di Rocco Moretti, figlio di Pasquale Moretti e nipote dell’omonimo boss del clan. Immagine trovata dagli investigatori sul suo smartphone mentre il giovane era già in carcere proprio per quelle due rapine, compiute assieme ai fratelli Guerrieri e ad un quarto soggetto.

Il progetto del colpo in gioielleria

Ma i due fratelli sono stati incastrati anche dalle intercettazioni ambientali. Una su tutte: quella relativa al progetto di “ripulire” una gioielleria della città. Ad aprile 2016, parlando con un terzo interlocutore, Domenico Guerrieri dice: “Con la maschera non ti conosco. 600 dollari, compagno non te ne accorgi. Arriva fino a qui, è come la pelle si appiccica alla faccia”, afferma descrivendo i vantaggi della maschera da indossare per la rapina. E Marco risponde: “Io lo uccido a quello (il gioielliere, ndr), compagno quando mi gaso sono pericoloso“. Domenico: “Lo attacchiamo e lo mettiamo a faccia in giù. Poi può venire la Polizia e lo trova con la faccia a terra. Tiene i papiri (i contenitori di gioielli, ndr), vedi quando fai così esce tutto”.

Marco: “Con le fascette, ci attacchi le mani e i piedi, tu una volta che glieli attacchi così, quello non si può alzare nemmeno più”. Domenico: “Ci vuole la persona che lo deve legare, perché tu hai la pistola”. Il terzo interlocutore aggiunge: “Con le fascette”. E Domenico conclude: “Prendi le fascette così, quelle ciotte: le intrecci una dentro l’altra, quando ficchi le mani e stringi, ‘trac trac’ ed è fatto. Lo sai come gliele devo tirare, devono fare le mani viola”.