Buco Sanitaservice, Di Biase rilancia: “Vinceremo causa e dovranno restituirci 8,6 milioni”

Da sinistra, Di Biase e Manfrini

Secondo la Guardia di Finanza, la SanitaService avrebbe creato un buco da 40 milioni di euro per il mancato versamento dell’IVA. Secondo l’amministratore unico Antonio Di Biase, invece, “stiamo assistendo ad una grande perdita di tempo, ad un contenzioso inutile, perché non c’è nulla di strano su quanto successo a Foggia: vinceremo noi”. Certo è che ancora una volta la bufera si alza sulla società in house della Asl di Foggia che conta 800 dipendenti dislocati in 117 luoghi fisici tra ospedali e ambulatori. Sullo sfondo c’è l’idea, propugnata dalla Regione Puglia, di accorpare le Sanitaservice provinciali strutturandole in un’unica agenzia regionale. Secondo il manager della società in house, quest’ultima intuizione sarebbe una possibilità di difficile realizzazione “perché la dimensione provinciale delle Sanitaservice è già altamente problematica e ritengo vi saranno notevoli difficoltà di gestione di un elefante così grande”. Ma è il possibile “buco Sanitaservice” a creare imbarazzi e tensioni in Asl e in Regione Puglia. Il mantra di Dibiase rimane uno solo: “La società è esente dal pagamento dell’IVA”. 

Il buco: 118 e ausiliariato

Per le fiamme gialle le somme si aggirano intorno ai 40 milioni di euro. L’IVA non versata per i servizi 118 (Foggia è l’unica Sanitaservice a gestire l’emergenza-urgenza) e ausiliariato (logistica, portierato, custodia e facchinaggio) avrebbe causato un presunto buco nelle casse del pubblico. Per questo la Asl di Foggia ha chiesto parere pro veritate all’Università di Bari. Dibiase giustifica: “Le somme si riferiscono all’Iva che la Guardia di Finanza pretende per le fatture relative al servizio 118 e al servizio di ausiliariato: 14 milioni di imponibile nel 118, e 6 milioni di imponibile nell’ausiliariato fanno 20 milioni, il 22% fa appunto 4,3 milioni di cui si parla. Non è un buco, è una richiesta che annualmente vorrebbe fare la Guardia di Finanza. Sta di fatto – spiega Di Biase – che le prestazioni relative al 118 sono esenti da IVA perché lo prescrive la stessa Agenzia delle Entrate per quel tipo di prestazioni”. Per quanto riguarda l’IVA non versata sui servizi di ausilio, il manager precisa: “Quando la società si contenta di avere solamente il rimborso delle retribuzioni e degli oneri relativi, allora quella somma non è assoggettata ad IVA. Le altre Sanitaservice pagano l’IVA sull’ausiliariato? Sbagliano. E fanno molto, molto male. Noi abbiamo chiesto un parere all’Agenzia delle entrate, che ha accolto la nostra richiesta”. Il nodo si ingrossa nell’anno 2011, quando la Sanitaservice fattura 6 milioni di euro pari al rimborso delle retribuzioni e oneri sociali. Per la guardia di Finanza “noi abbiamo preso 5800 euro in più. Ossia lo 0.1% in più. È questa la differenza tra quello che sosteniamo noi e quello che sostiene la Guardia di Finanza”, spiega Di Biase. 

Il bonus sullo stipendio

“Se realizzo degli utili è giusto che io percepisca un emolumento in più sul mio stipendio”. Dibiase replica anche all’accusa riguardante lo stipendio relativo all’anno 2013, nel quale vi sarebbero somme aggiuntive. “Certo che vi sono, si è ricalcato il modello che lo Stato ha applicato alle proprie società. Non si possono mettere tutti i dirigenti sullo stesso piano. Il principio è: se guadagni ti riconosco un emolumento; se non produci vai a casa. Questa è una formula contrattualizzata con l’allora direttore generale Attilio Manfrini, nero su bianco. Si parla del 5% sugli utili netti, ossia 12 mila euro, una sciocchezza per una società che fattura 100mila euro al giorno”. 

Dibiase alza il tiro e rovescia il tavolo: “Chiesti 8.6 milioni all’Agenzia delle Entrate”

Il dibattito sulla restituzione dell’IVA si gioca tutto in punta di diritto e sulla definizione del concetto di “società in house affidataria di servizi pubblici” e “società in house affidataria di servizi strumentali”, quale è Sanitaservice. Dibiase sostiene che la società sia esente dal pagamento dell’IVA non solo per le attività di ausilio e per il 118, ma anche per pulizia e manutenzioni. Tanto che, informa, “abbiamo chiesto la restituzione di 8.6 milioni di Iva ingiustamente versata per quanto riguarda pulizia e manutenzioni. Essendo Sanitaservice una società dipendente dalla ASL, che non ha potere di contrattazione e che non sviluppa attività economica, la legge ci dice che siamo esenti dal pagamento. Quindi rivogliamo indietro dall’Agenzia delle Entrate ciò che abbiamo già pagato”. 

Il futuro

Sembra che la gestione di Antonio Di Biase sia giunta al capolinea. Il 27 febbraio scorso è scaduto il suo secondo mandato e da allora governa la Sanitaservice in regime di proroga. Le strade sono due: o si continuerà a dare senso all’avviso pubblico della Asl (con 15 candidature già presentate) per la sostituzione del manager, oppure si darà corso al progetto di “regionalizzare” la Sanitaservice, e a quel punto a perdere la poltrona saranno tutti gli amministratori delle società di tutte le province pugliesi.