Pronto soccorso, ecco come Foggia ha evitato un’altra Nola. “Organizzati in tempi record”

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L’apertura d’urgenza di un’ala nuova del Pronto soccorso avrebbe evitato che si verificasse a Foggia una situazione analoga a quella di Nola, dove è stato immortalato il fallimento della sanità nelle immagini dei pazienti curati a terra che hanno fatto il giro d’Italia. “In dieci anni, un afflusso di pazienti come negli ultimi giorni non c’è mai stato”, ha dichiarato a l’Immediato il direttore Vito Procacci. Il 30 per cento di pazienti in più rispetto all’anno scorso, con la spinta decisiva del picco influenzale che ha anticipato ogni previsione: si attendeva a gennaio, ma è arrivato nel periodo natalizio.

Bisognava organizzare il reparto in tempi record – ammette Procacci -, grazie al sostegno del direttore generale Antonio Pedota, del direttore sanitario Laura Moffa e di tutto il personale medico e infermieristico, sia del Pronto soccorso che dei reparti, siamo riusciti ad evitare situazioni emergenziali gravi. Ci si stupisce di ciò che è accaduto a Nola, si danno le colpe ai medici, ma non è così. Le responsabilità sono sempre organizzative. Poi, come nel caso nostro, non si può prevedere un picco così importante da un giorno all’altro…”. I numeri forniti dagli Ospedali Riuniti sono importanti: quasi 2900 accessi negli ultimi dieci giorni. Di questi, circa 700 sono arrivati dal territorio, anche da città che hanno un ospedale (Cerignola, San Severo e Manfredonia per esempio). “Un ospedale, seppur di secondo livello, non può rispondere da solo ad un bacino di 1,2 milioni di abitanti – ammette Procacci -, per questo abbiamo bisogno di un raccordo più forte con tutte le altre strutture”.

Con i tagli imposti negli anni dai piani di riordino, infatti, sono stati chiusi tre ospedali (Monte Sant’Angelo, San Marco in Lamis e Torremaggiore) e sono stati ridimensionati molti servizi. Così, la gran parte delle richieste che non riesce ad essere assorbita dal territorio, adesso viene smistata nei due grandi centri di Foggia e San Giovanni Rotondo. “In pronto soccorso ci sono medici – e la dottoressa Del Gaudio è tra questi – che hanno lavorato 12 ore, senza lasciare il lavoro dopo il turno di pomeriggio di sabato, giorno in cui si è verificato il picco maggiore. La task force con i medici internisti e della pneumologia ha funzionato, scongiurando una crisi senza precedenti. Un ruolo importante è stato giocato dalla presenza istituzionale, forse ciò che è mancato negli ultimi tempi nelle aree dove si sono verificati disagi, come è stato per Nola”.