Abusi nel convento di San Pio, la testimonianza: “Volevano trasformare Anna in una donnaccia”

anna verde e frati cappuccini

Giorni caldi per il processo sugli abusi nel convento di San Pio. Oggi nel Tribunale di Foggia si è discusso della richiesta di archiviazione formulata dalla procura per i reati riguardanti i frati e bollati come semplici “maltrattamenti sul posto di lavoro”. Davanti al gip Ferrucci, gli avvocati di Anna Verde, la donna – oggi 40enne – vittima di abusi, hanno presentato tutta la memoria e gli elementi che potrebbero convincere il giudice a disporre nuove indagini per il pm. Massima contrarietà, dunque, all’ipotesi archiviazione. La decisione finale spetterà al gip che dovrebbe esprimersi entro qualche settimana.

Intanto prosegue il processo a carico di Matteo Nardella, il laico che lavorava nel convento, anche lui accusato di aver abusato della donna. Prossima udienza il 3 febbraio. Ed è proprio nel processo a Nardella che stanno spuntando nuovi particolari su quanto avvenuto tra le mura del convento a San Giovanni Rotondo. Uno dei frati cappuccini che con le sue dichiarazioni aveva complicato la posizione di Nardella, ha clamorosamente ritrattato quanto affermato in precedenza, lasciando di stucco le parti a processo. “Ma la ritrattazione – fanno sapere i legali di Anna Verde – sarebbe inammissibile e inutilizzabile”. “Quello che sta accadendo nel dietro le quinte di questo processo non l’ho mai visto in vita mia”, ha commentato a l’Immediato l’avvocato Alessandra Guarini, biellese, nota per aver seguito il caso della Costa Concordia e per aver difeso Emilio Fede.

A rendere ancora più paradossale la vicenda, la strana sparizione per alcuni giorni di don Peppino Campanaro, uno dei testi della difesa resosi irreperibile nel periodo subito precedente all’udienza che lo vedeva protagonista. Campanaro, poi raggiunto, in aula ha confermato “il clima particolare all’interno del convento”. E aggiungendo che “ad Anna Verde la volevano trasformare in una donnaccia”. Ha infine confermato le frasi e il ruolo di spicco in tutta questa vicenda di padre Gianmaria Digiorgio, economo del convento, accusato anche lui di aver molestato la donna.

Minacce e frasi hard

Da sinistra, Digiorgio e Cangelosi
Da sinistra, Digiorgio e Cangelosi

Anna Verde venne accolta in convento quando era poco più che 20enne nel 1999. Aiutava in cucina lavorando in nero per i primi tre anni. Guadagnava 400mila lire al mese. “Pensavo di trovare la casa di Dio, l’amore cristiano, invece ho trovato un porcile”, si legge nella querela presentata nel febbraio 2014 alla procura di Foggia. Padre Gianmaria Digiorgio, economo del convento, la molestò sessualmente in cucina. “Mi veniva a trovare, metteva la mano sotto il saio e si masturbava”. Lei non ci stava e Digiorgio reagì così: “Mi rifiuti? Ed io allora vicino a te ti metterò i più maiali”. Frase ascoltata anche da un testimone e confermata davanti ai giudici. Digiorgio dal 2010 è stato trasferito a Foggia: “Anna ha denigrato l’abito che noi frati cappuccini indossiamo”, ha detto durante l’interrogatorio. “Ha denigrato l’abito del nostro confratello Padre Pio da Pietrelcina, facendo delle accuse contro la moralità”. E ancora: “Io ero seminarista con Padre Pio, siamo esenti da tutto questo malcontento che la signora Anna Verde ha presentato contro la nostra moralità. Noi diciamo quello che accade e che è accaduto ma senza offendere l’uno ed accusare l’altro. Abbiamo un abito da difendere”, in riferimento a coloro che hanno collaborato con la giustizia.

Anna scelse padre Felice Cangelosi, all’epoca vicario generale, oggi alla guida dei cappuccini di Messina, per un sostegno. Ma secondo i legali della donna, Cangelosi la isolò tanto da disporre che un frate la accompagnasse ogni volta che doveva uscire dalla struttura. Anche il frate scelto per questo “affiancamento”, avrebbe molestato la donna nell’estate 2009, durante un viaggio verso Bassano del Grappa.

Cangelosi ha sempre sminuito il problema, parlando solo di possibile mobbing. Eppure la donna ha raccontato ai giudici ben altre storie: “Ho continuato a subire avance da alcuni frati e ricevevo immagini sconce di frati in mutande. Volevano farmi impazzire per il disagio”. Ad ottobre 2013 un frate le disse: “Mi piaci con le gambe aperte”, conversazione registrata dalla donna.

Ben 328 i file audio registrati da Anna e centinaia di sms. Anna era prigioniera del convento. 14 anni infernali. Senza relazioni con l’esterno. E se avesse lasciato la struttura i frati avrebbero fatto in modo di ridurla in miseria. L’ultima molestia giunse da un laico che lavorava nel convento, Matteo Nardella, attualmente imputato al Tribunale di Foggia. Nel luglio 2012 l’uomo provò a molestarla poi la aggredì. Anna dovette ricorrere alle cure del Pronto Soccorso e ai medici, preoccupati dalle sue condizioni, raccontò tutto. La vendetta dei frati fu tremenda: venne dapprima licenziata, infine sfrattata dall’abitazione messa a sua disposizione dagli stessi cappuccini a fronte di un piccolo affitto. Nardella, come detto, è ancora sotto processo.