Pagelle degli ospedali, ecco dove curarsi e dove no in provincia di Foggia. I dati del Ministero

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C’è un piccolo passo in avanti nella sanità pugliese, ma la provincia di Foggia continua ad arrancare. I dati ministeriali del Programma nazionale esiti, dettagliatissima analisi nazionale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) sui report del 2015, mette a nudo il sistema sanitario evidenziandone le criticità. Uno dei punti più importanti è la produttività delle strutture. La regola del “chi lavora di più lavora meglio”, infatti, è un indicatore incisivo per tutte le specialità. Se si prende il trattamento del tumore al polmone, per esempio, solo il San Paolo di Bari supera la soglia critica dei 150 interventi l’anno (164), mentre gli Ospedali Riuniti di Foggia (92) e Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (53) rimangono indietro. La classifica si inverte se si analizzano i parti cesarei. A Francavilla Fontana e Gallipoli si supera abbondantemente il 60 per cento, mentre il policlinico di Foggia si ferma al 26, una percentuale bassa ma non ma non abbastanza, visto che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) definisce nel 15 per cento il limite massimo di cesarei sul totale dei parti. Continua ad essere poco efficace il trattamento degli interventi per fratture di femore entro due giorni. In questo caso, la rapidità di intervento significa spesso efficacia nel trattamento. Al vertice della piramide pugliese c’è il Di Venere di Bari, con il 90 per cento degli interventi effettuato in due giorni. La Capitanata è ancora nelle retrovie, con i Riuniti fermi al 14 per cento nel 2015 (nel 2016, però, la situazione è migliorata nettamente), mentre Casa Sollievo è al 21 per cento.

Casa Sollievo della Sofferenza

I reparti peggiori

Masselli Mascia di San Severo
Masselli Mascia di San Severo

Riuniti e Casa Sollievo sono senza dubbio i due assi portanti del sistema sanitario provinciale. Tuttavia, le criticità non mancano. Nella mappa dei reparti, figurano ancora attività marchiate con il bollino rosso scuro, colore che contrassegna il “livello di aderenza a standard di qualità molto basso”. In questo perimetro di riferimento c’è senza dubbio la mortalità a 30 giorni per ictus ischemico e la capacità di intervento in due giorni per frattura del femore agli OO.RR. Un neo, quest’ultimo, che contrassegna anche l’offerta sanitaria dell’ospedale di San Pio, dove anche il numero di parti cesarei continua ad essere elevato. Negli ospedali Asl la situazione è certamente peggiore. Al Tatarella di Cerignola pecca gravemente l’assistenza nell’area della chirurgia generale e nel trattamento delle patologie respiratorie e osteomuscolari (anche qui, la mortalità per la frattura del femore è altissima). Stessi problemi al Masselli Mascia di San Severo, dove però si registra un leggero miglioramento del tasso di mortalità a 30 giorni per la broncopneumopatia cronica ostruttiva, ma al contempo non migliora il trattamento dell’infarto miocardico acuto. La chirurgia generale (colecistectomia laparoscopica in particolare) è il punto debole del nosocomio di Manfredonia.

Ospedale Manfredonia
Ospedale Manfredonia

I reparti migliori

Tatarella Cerignola
Tatarella Cerignola

La chirurgia generale, e in particolare la produttività nel trattamento della colecistectomia laparoscopica, sono da bollino verde agli OO.RR. Bene anche l’area cardiocircolatoria: capacità di intervento in 2 giorni per l’infarto miocardico acuto e basso tasso di mortalità a 30 giorni per scompenso cardiaco congestizio. Il numero di parti naturali è un altro indice positivo dei Riuniti, al quale si aggiunge il trattamento del tumore al colon. La chirurgia oncologica, l’area cardiocircolatoria, la chirurgia generale e i parti naturali sono il fiore all’occhiello di Casa Sollievo della Sofferenza. Diverso il discorso nell’Asl. Al Tatarella si salva solo, sul filo del rasoio, il tasso basso di mortalità a 30 giorni per l’infarto miocardico acuto. Al Masselli Mascia bene il basso numero di complicanze durante i cesarei. A Manfredonia, infine, regge solo l’area cardiocircolatoria, con il basso tasso di mortalità dello scompenso cardiaco congestizio.