“Fabbrica della Morte”, iniziata la bonifica del sito. “Finalmente, con 73 anni di ritardo”

fabbrica della morte

Dopo 73 anni, inizia la bonifica del sito nel quale furono tombate le armi chimiche Naziste”. Ad annunciarlo gli attivisti di Alternativa Libera Foggia che sulla “Fabbrica della Morte”, così venne ribattezzata la struttura alle porte del capoluogo dauno, hanno battagliato molto negli ultimi anni. “Quello della bonifica era un obiettivo che ci eravamo preposti e siamo riusciti a ottenerlo. E speriamo che l’area venga completamente bonificata. Con vera soddisfazione ci fa piacere comunicare che, se pur con più di 70 anni di ritardo, sono iniziati i lavori di bonifica dell’area sulla quale sorgeva la fabbrica incriminata all’interno della recinzione dei terreni dell’Istituto Poligrafico dello Stato”.

La storia

“Erano le ore 11 del 26 settembre del 1943 – ricordano da Alternativa Libera – quando i tedeschi in ritirata da Foggia fecero esplodere, per non farla cadere in mano nemica, la fabbrica nella quale producevano armi chimiche. La fabbrica fu fatta collassare rispettando minuziosamente le istruzioni dell’alto comando tedesco, seppellendo sia le armi già pronte che tutto il materiale presente per la produzione di Iprite e Fosgene.
Nel 1948, l’allora Prefetto della provincia di Foggia si adoperò per bonificare il sito chiedendo al Ministero alla Difesa l’autorizzazione a intervenire. Vista la pericolosità del materiale che si trovava seppellito nell’area incriminata e che si sospettava avesse anche contaminato le macerie, il 20 giugno dello stesso anno il Ministro della Difesa Rodolfo Pacciardi, in risposta alla richiesta fatta mediante lettere con protocollo numero 110519, negò l’autorizzazione a procedere motivando il diniego alla necessità di poter intervenire solo con personale qualificato ed equipaggiato per operare e in ambiente contaminato da Iprite e Fosgene.
E’ importante sottolineare che l’iprite e il fosgene furono banditi nel 1993 dalla convenzione delle armi chimiche e tutti gli Stati si impegnarono a disfarsi di tutte le scorte in loro possesso entro il 2015. L’Italia doveva provvedere a farlo presso l’impianto di Civitavecchio, ma ad oggi nei siti come quelli di Foggia è ancora presente il materiale bandito.
Ad ammettere la presenza di armi chimiche tombate a Foggia fu il “Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare” grazie ad una interrogazione a risposta immediata in commissione 5-06514 presentata da Alternativa Libera, a prima firma di Samuele Segoni, il 29 settembre 2015, in seduta n° 492, che con risposta scritta pubblicata il giorno successivo il Ministro delegò la Prefettura di Foggia ad intervenire per mettere in campo le procedure atte a far bonificare il sito in questione.