La “rivolta” delle donne a Cerignola, nasce il Centro Antiviolenza. “È tempo di metterci la faccia”

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Tanti palloncini e scarpe rosse a simboleggiare la lotta contro la violenza sulle donne hanno fatto da cornice all’inaugurazione del Centro antiviolenza di Cerignola, intitolato alla memoria di Titina Cioffi. Nel ricordo dell’amata maestra di una scuola d’infanzia, barbaramente uccisa dal compagno che diceva di amarla, si è svolta la cerimonia di consegna dei locali che l’Asl ha messo a disposizione per il nuovo Cav a servizio dei comuni dell’intero Ambito di Cerignola (Carapelle, Ordona, Orta Nova, Stornara e Stornarella). È situato nel perimetro dell’ex ospedale “Tommaso Russo”, accanto alla sede del consultorio, e da domani comincerà la propria attività, offrendo in maniera gratuita supporto sociale, psicologico e legale alle donne di ogni età, vittime di violenza fisica o psicologica. Gestito dalla Cooperativa “Promozione Sociale e Solidarietà” di Trani, il “Centro antiviolenza Titina Cioffi” sarà aperto all’utenza ogni lunedì mattina, dalle 9,30 alle 11,30 e il giovedì pomeriggio, dalle 16 alle 18.
È un servizio gestito appositamente da sole donne, da un’equipe formata sul tema della violenza di genere e composta da una coordinatrice-segretaria, psicologa e psicoterapeuta, due avvocati, assistente sociale ed educatrice, hanno spiegato Giovanna Capurso e Valentina Palmieri, rispettivamente referente della cooperativa e responsabile del servizio, intervenute all’evento insieme all’avvocato Marinetta Di Gravina. “Dal 2012 abbiamo esperienza nell’ambito della violenza di genere –ha fatto sapere la Capurso- trattando a Trani circa 160 casi, ad oggi, registrati, perchè tanti altri passano e poi non si concretizzano nell’effettiva denuncia”.

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In un clima di accoglienza e “totale assenza di giudizio”, il Cav si prenderà cura del percorso di autonomia e recupero della dignità delle donne, garantendo loro supporto legale e psicologico, ma il compito più difficile è “l’obbligo morale di operare una rottura nella cultura dominante”, ha aggiunto la Palmieri. “Da giugno scorso abbiamo già cominciato a operare nei comuni dell’ambito con attività di sensibilizzazione. E devo dire che, timidamente, abbiamo già una prima utente in carico e diverse richieste di accesso. Il mio augurio più grande –ha concluso- è che un domani possiamo chiudere, perchè vuol dire che il nostro intento è stato risolto”.
In Puglia si contano in tutto 23 Cav e 8 case rifugio. “Ma non è sufficiente”, per Giulia Sannolla, funzionario dell’assessorato regionale al Welfare. “Servirebbe un percorso di autonomia e assistenza economica. La Regione Puglia sta investendo molto in questo campo e ora vediamo i frutti anche in questa terra, che era sprovvista. Siamo orgogliosi della legge che sul tema, come Regione, abbiamo approvato e che una donna della vostra terra, Elena Gentile, ha voluto fortemente”. Sulla necessità di percorsi di assistenza nel dopo denuncia, ha insistito anche la consigliera provinciale alle Pari opportunità, Antonietta Colasanto, ricordando il protocollo d’intesa con Confartigianato per attivare corsi di formazione per donne vittime di violenza.

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Il fenomeno è “leggermente in controtendenza in Italia”, ha sottolineato Vito Piazzolla, dg dell’Asl Foggia, specializzato in criminologia. “Si è passati da 160 omicidi su donne, in dieci anni, ai 130 dell’ultimo anno. I casi di femminicidio sono intorno al 40% del totale. Il numero più alto lo detiene la nobile Svezia. Dobbiamo governare questo fenomeno e l’italia ci sta lavorando sopra. Cerignola da oggi è modello ed esempio per i comuni di Capitanata”.
A Cerignola, come testimoniano le notizie di cronaca, non mancano casi di donne minacciate e percosse da compagni violenti. Lo ha confermato il dirigente del Commissariato di Polizia, Loreta Colasuonno. “Tante donne si rivolgono a noi con molta fiducia e aspettative e grazie alla collaborazione con Laura Gallucci dei servizi sociali del Comune, riusciamo a occuparcene, ma difficilmente si arriva a denunciare l’uomo violento”. Non solo quelle che drammaticamente assurgono agli onori della cronaca, ma “ci sono tante storie di violenza, sopraffazione e maltrattamento che non vengono mai alla luce”, ha raccontato il sindaco Franco Metta, attingendo alla sua esperienza di avvocato penalista. “Quante donne col volto tumefatto mi hanno affidato il compito di allontanarle dal proprio carnefice. Poi succede che non siano ancora guariti i segni della violenza subita e cambino idea, per assenza di supporto, aiuto economico, sostegno giuridico o l’affetto di qualcuno. Diffondiamo questa presenza, appoggiamo questa iniziativa –ha concluso il primo cittadino-, essendo ciascuno di noi ambasciatore di speranza per le vittime di violenza”.

“É un punto di partenza”, ha aggiunto l’assessore alle politiche Sociali, Rino Pezzano. E insieme un “simbolo di crescita culturale per l’intero territorio”. “Sono riuscito senza nessuna fatica a mettere insieme le istituzioni presenti sul territorio in occasione di questa cerimonia. E la fotografia che è davanti a noi questa sera è di buon auspicio rispetto al futuro. Tutti devono metterci la faccia rispetto a questa sfida”, l’appello dell’assessore, soddisfatto per la partecipazione dei dirigenti scolastici e del mondo del terzo settore.
“Spero diventi il punto di riferimento per tante persone che oggi sono nell’ombra”, l’augurio del vescovo della diocesi di cerignola-Ascoli Satriano, monsignor Luigi Renna, che ha impartito la sua benedizione. “Guardiamo a questo futuro che si apre per Cerignola, in cui le donne non saranno più sole, nel nome anche di questa donna che la solitudine l’ha pagata cara, Titina Cioffi”.
È stato affidato a Rosetta Di Maggio, cognata di Titina, il compito di scoprire la targa. “Lei era il sole, una persona straordinaria, per me era come una sorella”, il ricordo commosso della donna che vive a Roma. “Questa è una grande cosa, è un segno che vi deve dare la forza di farvi aiutare. Mia cognata si è trovata in questo vortice e nessuno l’ha potuta aiutare. Io ero lontana e mi diceva che stava bene anche se dentro di sé vedevo che c’era qualcosa che non andava”.
La serata in memoria di Titina, si è poi conclusa con il ricordo delle amiche e insegnanti che l’hanno conosciuta e con la performance, sulle note di Minuetto di Mia Martini, della scuola di danza Scarpette Rosa.