<span style=color:red>Esclusivo</span>Degrado e abbandono nella clinica del Vaticano, la triste fine del Don Uva di Foggia

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Gli abiti dei pazienti dell’istituto ortofrenico penzolanti sui rami degli alberi sembrano i frutti dell’abbandono. I pazienti psichiatrici, che da sempre hanno contrassegnato l’impegno dell’istituto Don Uva, li lanciano dalle finestre divelte. L’enorme palazzone nella “cittadella del Vaticano” in via Lucera, a Foggia, è solo un piccolo particolare del secondo complesso pugliese (l’altro è Bisceglie) della Congregazione Divina Provvidenza, che ha sede anche a Potenza, in Basilicata. Dallo scandalo che ha travolto le strutture più di un anno fa, trascinando un’eccellenza sul burrone del fallimento con più di 500 milioni di euro di debiti maturati in 10 anni, non c’è stata nessuna svolta.

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Alcuni dipendenti dicono di non aver mai visto il commissario straordinario, Bartolo Cozzoli, il “tecnico” incaricato di risollevare le sorti dell’ente sinora amministrato dalla congregazione di suore sgretolatasi sotto il peso dell’ordinanza della procura di Trani. La “casa delle suore” che fino a 5 anni fa ospitava decine di religiose, ora è un corpo senza vita piegato alle logiche del rifiuto, tra carrozzine e letti gettati alla rinfusa in quello che era il “giardino” per la cura delle anime e dei corpi dei pazienti. Adesso, ce ne sono solo 4, destinate in una struttura riconvertita da lavanderia industriale ad “albergo”.

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Carrozzine abbandonate nella casa delle suore

Un cancello le divide dai problemi “temporali” del personale e dei parenti dei pazienti: “Dicono che ci sono 100 esuberi, che potrebbero andar via a breve, eppure in alcuni reparti ci sono solo un infermiere ed un operatore socio sanitario a turno ogni 30 pazienti. La produttività è calata, mentre all’ortofrenico ormai c’è solo un terzo degli 800 pazienti che riempivano tutti i posti letto disponibili fino a qualche anno fa”. Parlano di “clima di abbandono” che non dà “speranze di un futuro sostenibile per i prossimi mesi”: “Come si fa – spiegano – a lavorare serenamente se non sai fino a quando potrai prestare il tuo servizio in queste strutture?”.

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Con lo spettro del fallimento, attendono di capire se il complesso verrà venduto ai privati: “Siamo ansiosi di conoscere il nostro futuro, per rilanciare la cittadella della riabilitazione vanto della Puglia”. L’Hospice, il centro per i malati terminali, funziona perfettamente nonostante i tagli alla mensa che hanno creato non pochi mal di pancia. La Rsa, con 360 pazienti, è una delle strutture più recenti. La riabilitazione cardiologica attrae pazienti. Ma molte altre attività cominciano a perdere colpi. Il tetto di spesa fissato a Bari non viene mai raggiunto e rischia di ridursi progressivamente, insieme alle possibilità di rilancio.

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don uva 4Fino a qualche tempo fa da queste parti ospitavano persino i migranti richiedenti asilo, ora non c’è che il deserto negli spazi adiacenti al palazzetto della riabilitazione. Proprio mentre la Prefettura di Foggia cerca alloggio per gli stranieri dopo lo scandalo del Cara di Borgo Mezzanone. Ma anche questo sembra un capitolo chiuso. In un’area estesa dietro il campetto di calcio dove per qualche tempo si è allenato il Foggia Calcio, alcuni escavatori preparano il terreno per future costruzioni, proprio accanto ai fantasmi di cemento della Casa Divina Provvidenza di via Lucera. Le grida dei pazienti psichiatrici rimasti coprono le voci delle attività del teatro appena riaperto. Quasi un metaforico conflitto tra le potenzialità del futuro e la gabbia dell’abbandono che cinge uno dei poli d’eccellenza della sanità pugliese, nel silenzio assordante della politica e delle istituzioni.





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