“Cresciuta e insultata in Italia”. Marilena Umuhoza racconta a Foggia la sua storia di riscatto

Marilena Umuhoza si racconta

Nata, cresciuta, educata ed insultata in Italia. Si definisce così, Marilena Umuhoza Delli, autrice di “Razzismo all’italiana. Cronache di una spia mezzosangue” che, nella serata di ieri, ha fatto tappa al centro interculturale “Calebasse” di Foggia, luogo dove culture diverse possono incontrarsi e mostrare la bellezza e il valore della diversità. 

Cresciuta a polenta e razzismo in quel di Bergamo, lei italo-rwandese sfida gli stereotipi del nostro Paese a colpi d’ironia. E parte alla ricerca di un’identità seppellita da saponi sbiancanti e intrugli alliscianti, oltre i confini della Val Padana. Ad introdurre la presentazione dell’autrice, oggi fotografa e blogger, la Presidente dell’Associazione Il Vangelo della Vita Onlus, Dora De Palma, e la giornalista e autrice di saggi Mara Mundi. “Ho messo per iscritto quello che provavo negli anni della mia infanzia, pezzi di puzzle che hanno formato la mia vera identità. Man mano che scrivevo mi sono resa conto che non ero l’unica ad aver vissuto un’esperienza simile. Noi siamo una ricchezza per l’Italia, una risorsa che può dare una spinta in più al Paese”, spiega la Umuhoza.

Quando ero piccola, non avevo il concetto del colore bianco e nero, chiaro e scuro. A scuola ero “la negretta”. Tutto ciò che era nero, per me, aveva significato negativo. Sono stata più volte  emarginata dai miei compagni, non facevo niente di diverso come gli altri bambini. La mia mamma diceva che noi figli dovevamo fare di più degli altri: dare il massimo a scuola, studiare, impegnarsi e portare a casa ottimi risultati.  

Fotogrammi

Una cosa che ricordo bene”, confessa l’autrice, “è che obbedivo sempre a mio papà (che era bianco) e no alla mia mamma (che era nera). Ho provato di tutto, da adolescente volevo sbiancarmi, ho ‘disarricciato’ perfino i miei capelli“. Un racconto che viene accompagnato da numerosi fotogrammi e scatti di vita che raffigurano i volti delle persone che l’hanno accompagnata in questo viaggio alla ricerca della sua vera identità. 

Marilena, oggi, gestisce un blog: afroitalian.it, un modo per essere attivi e comunicare con chi promuove la multiculturalità in Italia. “Diamo consigli a chi ci scrive, parliamo di musica, spettacolo, attualità, di razzismo nelle scuole e di cucina con delle ricette di mia mamma”, ha raccontato.

Finalmente ora, o forse da sempre, Marilena si sente italiana al 100% ed è impegnata nella realizzazione di documentari e progetti musicali in Ruanda e Malawi, tra i quali l’album “I have no eveything here”, prodotto dalla scrittrice insieme con il marito Ian Brennan, realizzato da detenuti del carcere di massima sicurezza di Zomba e nominato nella categoria World Music degli ultimi Grammy Awards.

Il vescovo Pelvi: “Il problema verso le diversità e verso chi è diverso è in noi stessi”

pelviLa presentazione di “Razzismo all’italiana” di Marilena Umuhoza, rappresenta il primo appuntamento di “Confini differenti”, un ciclo di inediti eventi culturali proposti nel corso dell’anno da Calebasse per ospitare storie, entrarne nel cuore, incontrarne visioni, sapori e identità personali. Ecco che Calebasse ci porta a fare un nuovo viaggio. Un viaggio di vita, con chi inizialmente ha rifiutato la propria identità, perchè confusa e disorientata, e che ne ha restituito il suo inestimabile valore, amando pienamente le proprie origini.. 

“Il problema verso le diversità e verso chi è diverso è in noi stessi”, dichiara monsignor Vincenzo Pelvi, vescovo di Foggia. “Il libro è molto significativo e  mi fa pensare tanto alla città di Foggia e a tutte le dinamiche di volontariato, accoglienza e associazionismo che sono a sostegno di queste persone considerate diverse. Se penso che 20.000  ragazzi lavorano come agricoltori nella raccolta dei pomodori dico allora grazie per quello che fate come centro interculturale e grazie per aver creato questo libro. Bisogna sempre guardare avanti e pensare sempre che il centro del mondo non è solo l’Europa ma lo è anche l’uomo con il suo operato”.