Fuga dal quartiere ferrovia, chiude Margutta (già affittato a stranieri). Il titolare: “Stanco di lottare”

ristorante margutta
La foto del locale postata dal vecchio titolare

Continua il fuggi fuggi dal quartiere ferrovia di Foggia. Dopo aver raccontato della chiusura o del trasferimento di note attività locali in uno dei nostri approfondimenti, nelle scorse ore è toccato al ristorante “da Nonna Giovanna” (ex Margutta), angolo tra via Piave e via Podgora. Il signor Pino Carretta ha detto basta, annunciando su Facebook di aver messo fine all’esercizio commerciale: “Nel frattempo – scrive -, mentre tutto peggiora da quelle parti, io ho chiuso il ristorante. Mi dispiace, ho lottato fino alla fine, con tutte le forze, materiali e “spesso” anche fisiche per difendere il territorio e questo piccolo ‘fiore nel deserto’. Mi dispiace e ne soffro con le lacrime, ma la situazione è diventata insostenibile per chiunque. Ho lottato da solo. Ringrazio, però, tutti quelli che sono passati dal ristorante Margutta negli ultimi 30 anni. Grazie”. Accanto a lui numerosi residenti che, nel corso degli ultimi anni lo hanno spesso spronato a denunciare tutto a forze dell’ordine e procura. E lui, in realtà, lo ha fatto più volte. Ma sempre inutilmente. “Questi sono i risultati di una politica indifferente ai problemi in cui versa la Città prima e il quartiere Ferrovia poi – commentano sulla pagina Facebook ‘Difendiamo il quartiere ferroviario di Foggia‘ -. Questo esercizio commerciale ha chiuso, perché negli ultimi 4/5 anni, il proprietario ha dovuto ingaggiare una vera e propria battaglia verbale e fisica (nei casi estremi) con gli extracomunitari più violenti e incivili. L’amministrazione e le forze dell’ordine dov’erano? I nostri migliori auguri signor Carretta, speriamo che un giorno questo quartiere torni a splendere”.

Contattato da l’Immediato, l’ormai ex titolare dell’attività dichiara: “Oggi (martedì 26 luglio, ndr) abbiamo consegnato le chiavi. A breve sarà tolta l’insegna. L’attività passerà ad alcuni stranieri, forse pakistani (ai quali i proprietari dell’immobile hanno già affittato il locale, ndr). Credo continueranno a fare ristorazione“. Ma la storia di Carretta e della sua famiglia è decennale a Foggia. L’ex Margutta è stato per molto tempo luogo di ritrovo per tanti cittadini. Ma negli ultimi tempi il vuoto. Spariti persino i clienti storici: “Un declino totale – spiega -. Ho provato a tornare tra i tavoli. Per me è sempre stato un onore fare il cameriere. Le ho pensate tutte per salvare il locale ma non c’è stato nulla da fare. Non veniva più nessuno. La gente aveva paura a parcheggiare nel quartiere. Soprattutto le famiglie con bambini”.

La chiusura del ristorante ha significato anche la perdita di posti di lavoro: nel locale erano impiegati un cuoco, un lavapiatti, due camerieri e un pizzaiolo. “Mi spiace tanto – commenta Carretta -. Un tempo Margutta era un gioiellino”. Oggi è tutto finito a causa della totale assenza di sicurezza: “Trovandomi all’angolo della strada ero una sorta di bandiera per gli stranieri presenti e da lì vedevo tutto. Le risse praticamente ogni giorno. Alle volte con decine di persone coinvolte. Si minacciavano guardandosi in cagnesco poi passavano alla violenza. Un mese fa il titolare di una macelleria ha quasi staccato il braccio a un altro straniero con un coltellaccio per tagliare la carne. Per non parlare delle file nei call center, anche in quei casi botte da orbi per qualche sguardo di troppo”. Un clima di insicurezza si vive soprattutto in via Podgora, proprio nella zona dove sorgeva Margutta: “Davanti al ristorante spacciavano droga, organizzavano appuntamenti per le prostitute e soddisfacevano i propri bisogni fisici. La sera c’era sempre qualcuno ubriaco che diventava molesto con i passanti”.

E i controlli? Per Carretta assolutamente “ridicoli”. “Chiamavo la polizia tutti i giorni ma arrivava sempre in ritardo. Anche le recenti visite dei vigili non sono servite a nulla. Fino a qualche anno fa la situazione era gestibile. Bastava chiedere agli stranieri di allontanarsi dal marciapiede e non esitavano. Ma adesso sono troppi e si sentono più forti. Per limitarli bisognerebbe almeno chiudere i call center e proibire che le attività per la vendita di alcolici restino aperte dopo le 20. Ma credo sia tutto inutile”.

ristorante margutta
La trattoria “da Nonna Giovanna”, già Margutta come si legge sulla porta

Alle lacrime dell’ormai ex proprietario del “Margutta” si affianca la rabbia di Roberta Apicella, presidente dell’associazione “Amici del Viale” che svela: “Carretta non ha fatto in tempo a chiudere che nel giro di poche ore il locale è passato nelle mani di alcuni stranieri“. Apicella, da tempo in lotta per ottenere attenzione dalla politica locale, è stufa e annuncia gesti eclatanti: “A settembre – spiega a l’Immediato – sono pronta ad incatenarmi sotto il municipio. L’attività dei vigili è durata da Natale a Santo Stefano. Nel quartiere non si vede più nessuno. Il sabato e la domenica succedono cose inenarrabili. Risse frequenti, disordini, aggressioni fisiche e verbali. Servirebbe l’esercito“. Monta la rabbia tra i residenti, in continuo stato di insicurezza. Eppure qualcosa sembrava essere cambiata in meglio nelle scorse settimane, dopo gli interventi di polizia municipale e Amiu. “Ma è già tutto finito. Abbiamo chiesto un incontro all’assessore Amorese ma è in ferie. Non abbiamo ancora avuto il piacere di incontrarlo”.

“Alcune famiglie hanno distrutto il quartiere”

Sbaglia chi pensa che la colpa sia tutta degli stranieri o dell’assenza di un piano regolatore che limiti la concessione delle licenze. Per la presidente degli “Amici del Viale”, il degrado attuale è dovuto ad “alcune famiglie che continuano imperterrite a svendere immobili o ad affittarli. Tanto che sto pensando di fare un annuncio con scritto ‘regalo appartamento’, visto che ormai la situazione è irrecuperabile”. E sottolinea: “Alcune famiglie hanno distrutto la zona”. Ne è convinto anche Carretta: “Gente avida che per poche centinaia di euro ha messo la parola fine a questo quartiere”.