Condannata la mafia foggiana, carcere e lavori in una colonia ai boss della Società. Le sentenze di “Corona”

Da sinistra, Emiliano Francavilla, Mario Lanza e Federico Trisciuoglio
Da sinistra, Emiliano Francavilla, Mario Lanza e Federico Trisciuoglio

Mafia foggiana alla sbarra. Nell’ambito del processo “Corona”, il più importante degli ultimi anni contro la Società, sono giunte le condanne per i boss locali. 10 anni a Emiliano Francavilla, 8 al fratello Antonello. 4 anni e 8 mesi a Federico Trisciuoglio e 6 anni e 8 mesi a Mario Lanza. 5 anni e 4 mesi a Francesco Sinesi, 6 anni e 8 mesi a Ernesto Gatta. Infine 4 anni e 8 mesi a Fabio e Giuseppe Trisciuoglio, figli di Federico. Una volta espiata la pena, il giudice ha disposto anche un anno di lavoro presso una colonia agricola per i due fratelli Francavilla, Lanza, Sinesi e Federico Trisciuoglio.

Tutti sono accusati di associazione mafiosa, traffico di droga, estorsione, sequestro di persona e detenzione di armi, a vario titolo. Secondo l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia di Bari e i carabinieri, la mafia foggiana stava stringendo accordi con altre organizzazioni. Oltre ai rapporti consolidati con la mala del Gargano, anche Casalesi e Cosa Nostra.

Parti civili del processo la Federazione regionale antiracket, la Camera di Commercio e il commissariato nazionale antiracket. Ma “Corona” non finisce qui. Una trentina di imputati sono protagonisti nell’ambito dello stesso procedimento presso il tribunale di Foggia.

Quali erano le richieste di condanna

Per Emiliano Francavilla, 36 anni, già detenuto, il pm Gatti chiese 10 anni per associazione mafiosa – col ruolo di capo-organizzatore -, minacce, detenzione di esplosivo, maltrattamenti e lesioni all’ex moglie Sabrina Campaniello, unica testimone di giustizia contro la Società. Francavilla era accusato anche di estorsione alla donna, costretta a rilasciargli terreni e appartamenti.
Antonello Francavilla, 38enne fratello di Emiliano, detenuto sempre per Corona, la richiesta fu di 8 anni per mafia – con ruolo di capo – e violazione della sorveglianza speciale. Per Francesco Sinesi, 30 anni, già detenuto per altra vicenda, figlio del boss Roberto e cognato di Antonello Francavilla, il pm chiese 8 anni per mafia. 
A Mario Lanza (detto “Marittill Malavita”), 34enne cognato dei Francavilla, anche lui già detenuto, 6 anni e 4 mesi per mafia con il ruolo di partecipe. E veniamo a Federico Trisciuoglio, Mammasantissima del clan Trisciuoglio-Tolonese-Mansueto. Per lui, oggi 62enne, già sottoposto ai domiciliari per motivi di salute, il pm chiese 5 anni e 4 mesi per concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un commerciante che avrebbe versato alla mafia circa 15mila euro.
A Fabio Trisciuoglio, 35 anni, figlio di Federico, già detenuto, la richiesta fu di 6 anni e 6 mesi per associazione mafiosa con il ruolo di partecipe e concorso con il padre e il fratello nell’estorsione al commerciante. C’è poi Giuseppe Trisciuoglio, 38 anni, altro figlio di Federico. Per lui, già detenuto, la richiesta fu di 6 anni tondi tondi per mafia, con il ruolo di partecipe, e concorso con padre e fratello sempre per quella estorsione.
Infine, Ernesto Gatta (detto “lo sfregiato”), 41 anni, detenuto. Per lui, uomo ritenuto vicino ai Moretti-Pellegrino, Gatti chiese 5 anni di reclusione per associazione mafiosa con il ruolo di partecipe. Assoluzione, invece, dall’accusa di concorso in due estorsioni.

Le minacce di Francavilla all’ex moglie

Sabrina Campaniello, estetista, unica testimone di giustizia nella storia della mafia foggiana, è presente nell’ordinanza Corona. I giudici pubblicarono alcune intercettazioni piuttosto chiare sul potere di intimidazione dell’ex marito, Emiliano Francavilla. L’uomo, dimostrandosi infastidito per alcune rivelazioni fatte dalla donna a un’amica, si rivolse a lei in questi termini attraverso minacciosi sms: “Adesso che ti piglio ti devo sfondare in corpo prima a te. Adesso vengo fino là dentro, entro con la macchina e tutto nella vetrina…” E ancora: “Io non ti scoccio, fai la seria e stai lontana da quella schifa di donna”. “Tu sei una schifosa, non ho parole per definirti. Ma ti distruggerò“. “Tu allontanati da quelle buglie…” L’uomo arrivò anche a danneggiare la serranda dell’attività di parrucchiera dove la Campaniello lavorava.

L’estorsione al “fruttaiolo”

Per Federico Triscuoglio e i figli Fabio e Giuseppe, la richiesta di condanna fu dovuta all’estorsione ai danni di un soggetto non identificato e denominato “Fruttaiolo”. Alla vittima, i boss chiesero 15mila euro da versare in tre tranches mensili da 5mila ciascuna. Il tutto con l’ausilio del metodo mafioso, al fine di agevolare gli affari della Società. Un corrispettivo “dovuto”, secondo i malavitosi, agli esponenti dell’associazione mafiosa egemone sul territorio foggiano. 





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