Tutti condannati quelli della “banda del parmigiano”, gruppo foggiano che saccheggiava le aziende del Nord Italia

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Condanne per furto e associazione a delinquere per la “banda del parmigiano”. Alcuni sono stati condannati a cinque anni, altri a quattro, altri a 2 anni e otto mesi. Uno solo della banda non ha scelto il rito abbreviato ma andrà a dibattimento. Le condanne vanno da un anno per le due donne del gruppo che fungevano da vedette, a cinque anni di carcere e per quasi tutti gli imputati è stata disposta la custodia cautelare dietro le sbarre. Le ordinanze di custodia cautelare erano scattate a settembre 2015 e l’associazione per delinquere è stata ritenuta responsabile dei furti di oltre 2.000 forme di Parmigiano Reggiano, ma anche di crostacei e comunque alimenti pregiati.

Tutto ebbe inizio il 16 novembre 2013 con il colpo alla Albalat di Albareto, provincia di Modena, il grande caseificio e magazzino di parmigiano. In quell’occasione vennero rubate 389 forme del noto formaggio. I banditi avevano messo fuori uso le telecamere, ma non tutte: una, per quanto velata da una ragnatela, lasciava vedere la banda in azione mentre trasportava le forme, ma niente più. Nessuna impronta, nessun altro appiglio.

La squadra mobile si procurò tutti i tabulati della cella del ripetitore di zona isolando una decina di numeri. Ma si trattava di schede temporanee intestate a stranieri inesistenti, nomi di fantasia. Un impulso arrivò poco dopo: il 20 dicembre 2013 a Toano di Reggio i carabinieri intervennero in tempo per sventare un colpo a un caseificio. Venne trovato un camion pieno di forme. Si risalì al proprietario, un estraneo alla banda.

Poi a Tagliacozzo, provincia de l’Aquila, svuotarono un magazzino di salumi pregiati ma proprio lì tre di loro vennero identificati e fermati poco prima per un controllo. A quel punto gli investigatori hanno ricostruito altri colpi, compreso quelli compiuti tra Mantova (mille forme di Grana alla Latteria sociale di Marmirolo, il colpo più sostanzioso che permise tra l’altro l’arresto di 11 persone), Parma, e Alessandria. Otto colpi in tutto per questa banda che dal Foggiano si spostava verso nord. Il bottino non è mai stato recuperato: sceglievano forme di parmigiano sui 24-30 mesi e rivendevano in Puglia il formaggio a 4 euro al chilo.

Tra i foggiani arrestati c’è Benito Petracca, classe 1990, figlio di Antonio Petracca, ucciso a Foggia in via Silvestri nel 2013. Secondo gli inquirenti, sarebbe vicino agli ambienti della malavita del capoluogo dauno. Due i modenesi fermati, Roberto Savino e Stefano Palamuso, basisti della banda. Tra gli altri finiti in manette, Gaetano Sciarappa (classe ’83), Pasquale Rinaldi (’89), Armando Aliko (’75), Ernold Frakulli, Antonio Vincenti (’82) e Mario Sciarappa (’63).