Mezzo secolo di storia della tv al Teatro Giordano. Renzo Arbore si racconta: “I miti e l’amore per la Rai”

Quelli dei ricordi che, se cominciamo, chissà dove andiamo a finire. Si schermisce Renzo Arbore, accenna, sorride, fa battute, apre lunghe parentesi di racconti e di filmati dove si esibisce in gag con Carlo Verdone, in ‘Aspettando San Remo’, con la corte allegra di Michele Mirabella e Lino Banfi. Al Giordano non c’era mai stato se non per ricevere alcuni premi. Dalla calza della Befana Gegè Telesforo – “è la mia  interfaccia, il mio figlioccio”, dice di lui l’artista foggiano – escono uno alla volta i momenti salienti della sua vita raccolti in un libro (e in una mostra al Macro di Roma fino al 3 aprile): ‘E se la vita fosse una jam session?’, edito Rizzoli.

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Murolo e Iannacci nel pantheon

È vero, ci sono i luoghi che fanno da spartiacque fra le varie età artistiche di Arbore, da Foggia a Napoli girando l’Italia e il mondo. Ma ogni tanto si lascia prendere la mano, fa sgorgare gli entusiasmi e narra i personaggi che hanno influenzato la sua vita. “Ero a Milano a meno sei gradi per un concerto, anni prima avevo letto un libro dal titolo ‘A Milano non fa freddo’ contro tutti i pregiudizi dei meridionali su una città che parla pugliese. Iannacci cantò una canzone non sua, cosa che non faceva mai, ‘O mia bella Madunina’. Quando iniziammo coi mandolini si commosse, è uno dei ricordi più belli della mia carriera”. Ritratto numero uno.

Quando si trasferisce a Napoli conosce Murolo: “La napoletanità l’ho imparata da lui che canta in una lingua elegante, non periferica, si faceva tardi a suonare canzoni napoletane ora raccolte in dvd, dal Canto delle lavandaie del Vomero fino a Gragnaniello e Pino Daniele”. Ritratto numero due. Luciano De Crescenzo e Ruggero Orlando, il secondo giornalista col “cronometro incorporato sulla durata dei servizi” – lavorò con lui in uno dei suoi film – e il primo un filosofo, scrittore, amico, dipinto nei suoi tic quotidiani e nell’umorismo che solo Napoli sa dare. In un modo o nell’altro Renzo li riporta in scena con tocchi lievi di vita vissuta che danno forza alla carrellata di  esperienze. “Totò era un genio assoluto, lo apprezzavo quando per altri era un guitto, drammatico e surreale”.  

Il teatro lo accoglie con il calore di sempre, come il 15 agosto in piazza, ma siamo al Giordano con le stelle di Natale sul palco e a reti unificate. Lo seguono in contemporanea Telefoggia, Teleblu, Teleradioerre e Teledauna. Lui che la televisione l’ha amata fino all’ultimo spettacolo ‘Quelli dello swing’ parla della Rai: “Non l’ho mai tradita per le tv di Berlusconi che mi ha energicamente tentato. Oggi ostento questa fedeltà, credo che la Rai sia degli artisti e sia stata una grande educatrice. Oggi dovrebbe occuparsi meno degli ascolti e più della qualità. In ogni caso a Capodanno da Matera quando sono entrato in scena io lo share è aumentato, lasciatemelo dire”.

La giovinezza a Foggia

Sarà l’unica concessione all’orgoglio personale. Lo showman si specchia nelle goliardate con gli amici al ritmo lento della provincia, di Foggia, quella che anche Gegè l’anno scorso, in una lezione universitaria di musica, descrisse a suo modo. Altri tempi, anni ’80. Arbore ricorda i bombardamenti delle fortezze volanti e “l’umorismo nato in quelle ore per vincere l’incantesimo della paura”, le novità periodiche tipo: “Lo sai che quello si è comprato la macchina nuova?”, “lo sai che è diventato testimone di Geova?”. Poi ci sono i personaggi frutto della loro esilarante fantasia come il colonnello Buttiglione “che chiamava l’osservatorio di Roma per segnalare terremoti e divenne più famoso del graduato stesso”, quello che un giorno, molto irato, telefonò al gruppo. È l’Arbore pre-televisivo, tante altre creazioni le sfornerà più tardi.   

Alcune carriere avrebbe dovuto consacrarle padre Pio. Sicché nei giorni dello spleen di provincia andava con gli amici dal frate di Pietrelcina a chiedere. “Ma questo qui da grande che deve fare l’avvocato o l’artista?”. E lui: “Facesse che vuole… Non era un indovino e se dicevamo di essere lì solo per curiosità ci rispondeva ‘jatevenne!”.  

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Il feeling con la radio

Improvvisare come nel jazz, questo è il solco su cui si muove la sua carriera, una tecnica che l’ha formato dalla musica ai testi ad altri canovacci. Ai tempi di ‘Radio Bari’ voleva creare un Puglia Channel ma non ci riuscì, il “salto” dell’improvvisazione non fu semplice per tutti quelli che si erano avviati. Con la radio, in ogni caso, mantiene il feeling più importante: “In ‘Cari amici vicini e lontani’ non  mi sembrava vero che potessi presentare a 40 anni tutti i grandi della mia giovinezza, Modugno, Corrado, Claudio Villa, Monica Vitti, Nunzio Filogamo”.

Gioca con il tempo anche la sua ultima trasmissione televisiva ‘Quelli dello swing’ di cui ha presentato uno spezzone. Natalino Otto canta ‘Mamma mi piace il ritmo”, era l’epoca degli americani  a Foggia, forse uno dei brani più antichi del suo repertorio. Ma lo swing che ha accompagnato la sua infanzia, con il jazz e la voce di Louis Armstrong,  ritorna nelle danze di gruppi contemporanei: “Mantengo contatti insieme a Gegè Telesforo con alcuni pugliesi del Salento che ballano a questo ritmo”. Puglia Channel, qualche anno più tardi.