Operazione della DDA contro l’olio contraffatto, Mongiello: “Puglia non diventi porto franco degli agropirati”

“La Puglia non deve diventare il porto franco degli agropirati che invadono gli scaffali degli ipermercati con olio extracomunitario spacciato come Made in Italy”. Lo afferma Colomba Mongiello, vice presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla contraffazione, commentando i risultati dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia pugliese e condotta sul campo dai Forestali del Nucleo Agroalimentare e Forestale “protagonisti di un’encomiabile attività di intelligence ed investigazione scientifica”.

“L’inchiesta pugliese, in cui sembrano coinvolti anche soggetti già noti alle forze dell’ordine per la loro attività fraudolenta ed altri che si opposero alla legge ‘salva olio’, conferma la necessità di procedere il più rapidamente possibile a rafforzare la tutela penale in materia agroalimentare – continua Mongiello – A partire dalle lacune del sistema di tracciabilità dell’olio sfuso durante le fasi di importazione e trasporto.

Documenti e certificati che attestano l’origine e la qualità dell’olio non viaggiano con il prodotto, ma restano in azienda. Ciò comporta il rischio, sottolineato anche dal Presidente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare Giancarlo Caselli, che la materia prima sia alterata durante il percorso verso il destinatario.

Anche le Forze dell’Ordine ci hanno segnalato la necessità che sia adottato un sistema di tracciabilità costante, dal luogo di spedizione a quello di consegna, che individui un’autorità competente a certificare l’inizio della spedizione, il trasporto e l’avvenuta consegna, come avviene per i prodotti vitivinicoli.

E’ un tema che abbiamo affrontato durante le audizione della Commissione d’inchiesta sulla contraffazione, come riportato nella relazione che sottoporremo presto all’attenzione del Parlamento sollecitando l’adozione dei correttivi necessari e utili a tutelare i produttori ed i consumatori.

L’inchiesta pugliese fa luce anche sulle speculazioni sul prezzo che hanno danneggiato i produttori italiani lo scorso anno, aggravando gli esiti negativi dell’annata peggiore dell’ultimo decennio. Evidente che se imbottigli olio turco o tunisino spacciandolo per italiano lo puoi vendere a meno di 5 euro al litro, cacciando dal mercato chi rispetta le leggi e non truffa i consumatori.

Quando approvammo la ‘salva olio’, quasi due anni fa, lo facemmo anche per contrastare gli agropirati che sventolano il tricolore italiano e poi spacciano, in Italia e all’estero, prodotto falso e potenzialmente pericoloso per la salute – conclude Colomba Mongiello – Ora mi auguro che nei confronti di quanti saranno individuati come colpevoli dei reati contestati scattino le sanzioni economiche previste dalla legge, a partire dalla restituzione dei contributi pubblici eventualmente riscossi da Regione, Stato e Unione Europea”.



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