Manfredonia, ecco perché si andrà al ballottaggio. L’analisi del sociologo Silvio Cavicchia

Prima parte.

E’ utile, innanzitutto, evidenziare il grande successo della iniziativa pubblica promossa da Manfredonia Nuova il 13 aprile del 2015 presso l’Auditorium di Palazzo Celestini, in cui è stata pubblicamente presentata la candidatura del professor Italo Magno a Sindaco di Manfredonia, con l’intervento di alcuni candidati consiglieri. Sono state distribuite oltre 200 copie del programma, la sala era gremita, con persone in piedi e l’attenzione è stata viva e partecipe fino al termine. Come dato di costume è da evidenziare la presenza di “osservatori” di tutte le forze politiche di Manfredonia, segno ulteriore di una attenzione molto diffusa nei confronti del movimento cittadino, Manfredonia Nuova e di Italo Magno. Questa iniziativa è talmente riuscita da immettere nel motore del movimento tanta benzina, passione, voglia di impegno, adesioni nuove. La popolazione ha capito che Manfredonia Nuova veramente rappresenta una alternativa alla gestione fallimentare dell’attuale amministrazione di Riccardi; il che sta facendo emergere le energie positive presenti nella nostra comunità per la rinascita di Manfredonia. Non è casuale che alla base di Manfredonia Nuova ci siano i valori, le esperienze, ed il modo di operare dell’associazionismo e del volontariato in tutte le sue diverse articolazioni, che in tutti questi anni hanno rappresentato la vera forza di coesione e di solidarietà nella nostra comunità. 

Per capire le prospettive politiche occorre prendere in esame i fattori principali che influenzeranno i risultati delle prossime elezioni amministrative: le primarie del dicembre 2014, il sistema di elezione del sindaco, il quadro complessivo delle coalizioni, delle liste elettorali e dei candidati sindaci.

PRIMARIE PD 2014: PORTA APERTA AL CAMBIAMENTO, PUR NELL’AMBIVALENZA

Le primarie sono state sicuramente positive poiché hanno dimostrato che una dialettica politica, culturale e sociale è possibile a Manfredonia; G. Prencipe ha aperto un varco alla democrazia locale, alla possibilità di rinnovamento del ceto politico dirigente ed ad un nuovo modo di far politica fondata sulla partecipazione attiva, su idee nuove, su un rapporto aperto con la società civile, su contenuti programmatici costruiti insieme, dal basso. Insomma si è aperta una possibilità e speranza di cambiamento politico. Oltre 5000 voti, il 43 % circa dei votanti alle primarie del PD per G. Prencipe, non sono pochi né inutili perché, comunque, hanno mandato un messaggio alla città: cambiare si può ed è necessario.

Naturalmente le stesse primarie hanno rappresentato anche la faccia negativa della politica locale, la lotta tra gruppi dirigenti e professionisti della politica, per mantenere privilegi e vantaggi personali. E’ emerso che c’è un controllo minuto, molecolare dell’elettorato, che il clientelismo è imperante, che pur di vincere si usano tutti i mezzi possibili. Hanno votato alle primarie di Manfredonia 12300 cittadini, lo stesso numero dei votanti delle primarie di Bari: il che significa che c’è un controllo del territorio e dei votanti ferreo da parte di chi da oltre venti anni esercita il potere amministrativo e politico a Manfredonia con metodi liberticidi. E’ emerso, perciò, anche che la politica non è governo del e per il bene comune, ma cura dei propri interessi personali e di casta politica; c’è stato inoltre un inquinamento del voto e del risultato finale, derivante da chi ha richiesto inopinatamente voti ed appoggi a forze di centro destra, che per collocazione politica doveva rimanere estraneo alle primarie stesse. Certo G. Prencipe, per vincoli statutari del PD e, soprattutto, perché anche dalla sua parte è prevalso il vecchio, non è riuscito per ora a dare una spinta, un’organizzazione ed una prospettiva al nuovo, ma il segnale è stato dato ed è ben presente e vivo.

Oggi è Manfredonia Nuova che si fa carico di questo spiraglio aperto e lo porta avanti. Questo è un primo motivo per avere ottimismo verso i prossimi risultati elettorali, anche perché la controversia nel PD è solo tacitata e bloccata, ma vive sotterraneamente e avrà comunque una ricaduta ed espressione in occasione delle prossime elezioni amministrative. E’ certo che tra gli oltre 5000 votanti che non hanno voluto Riccardi sindaco, tanti guardano a Manfredonia Nuova ed al candidato sindaco, professor Italo Magno. 

IL SISTEMA ELETTORALE METTE AL CENTRO DELLA COMPETIZIONE IL CANDIDATO SINDACO

Silvio Cavicchia
Silvio Cavicchia

Prendiamo in esame il sistema elettorale, che non condivido perché così poco democratico e oggettivamente ridimensiona, ammazza e silenzia gradualmente, di fatto, le forze di opposizione, specialmente se queste si muovono solo a livello istituzionale e non anche a livello sociale e culturale, limitandosi ad interventi nel Consiglio Comunale, come è stato fatto prevalentemente fino ad ora. Detto questo è innegabile che esso privilegia ed accentua fortemente l’attenzione ed il voto sui candidati sindaci, personalizzando la politica. Perciò il prof. Italo Magno è percepito come il vero, più immediato antagonista a Riccardi, rappresenta l’alternativa ad un andazzo e degrado della politica che ormai è imperante a Manfredonia. In tal senso non è casuale la grave minaccia subita dal professor Italo Magno e le altre forme di pressione indebita che molti esponenti di Manfredonia Nuova stanno subendo. Il professor Italo Magno è l’alternativa sana, pulita, competente, valorialmente e culturalmente solidificata per far rinascere Manfredonia, valorizzandone pienamente le risorse e le enormi potenzialità. In tal senso Manfredonia Nuova ha da tempo elaborato e messo in circolazione un programma aperto ai contributi dei cittadini, singoli ed associati, contributi che sono pervenuti numerosi e che porteranno a fare aggiunte al programma. La popolazione ha risposto, c’è fermento di partecipazione, tanto che non solo è stato in pochissimo tempo raccolto il massimo dei sottoscrittori/presentatori ma è già pronta la lista dei 24 candidati consiglieri, nella grandissima parte giovani e donne rappresentative delle diverse istanze della città. Tanti altri si sono proposti e daranno, comunque, una mano svolgendo altri ruoli, impegnati nei loro luoghi di vita a raccogliere il consenso intorno alle proposte di Manfredonia Nuova e del professor Italo Magno.

PLURALITÀ DI LISTE E DI CANDIDATI SINDACI ALTERNATIVI

Un altro motivo di ottimismo è dato dalla presenza e dal modo di lavorare delle altre liste di candidati sindaci, alternativi a Riccardi. Prima di tutto c’è Manfredonia che funziona con Giovanni Caratù candidato sindaco. E’ una forza politica cittadina che ha già fatto sentire con forza la propria voce oppositiva a Riccardi su alcune questioni importanti per la qualità di vita della nostra città, a partire dall’Ase, dalle società partecipate, dalle situazioni di degrado ambientale, ecc.., facendo proposte competenti, valide e condivisibili.

Poi c’è un Nuovo Centro Destra che si affaccia alla competizione elettorale, comunale e regionale, con persone, come Lello Castriotta, che vengono da un impegno civile, lavorativo e culturale in città e non solo, persone che sono fuori da quei giochi politici tesi a curare solo interessi personali, pronti a tutto pur di mantenere posizioni e ruoli privilegiati in enti ed organismi pubblici. Questa logica politica è stata il grande limite ed errore del loro operare nel Consiglio Comunale di Manfredonia in questi anni. Scarsa o nulla è stata infatti tale opposizione, spesso ci sono stati accordi sottobanco arrivando fino a rinnegare il mandato elettorale ricevuto, (l’essere alternativi ed oppositivi a Riccardi), tanto che addirittura lo hanno esplicitamente appoggiato nelle primarie. Oggi sembra esserci aria più fresca e frizzante. 

Un discorso a parte merita Forza Italia. L’esponente sopravvissuto in C.C., Michele Gatta, ha mostrato coerenza fino in fondo, ma, purtroppo, i rapporti di forza e la sua “solitudine” hanno reso oggettivamente fragile tale opposizione. Oggi, credo, ci siano condizioni nuove per trarre lezione da questo passato, perché intorno al candidato sindaco Cristiano Romani si sono raccolte forze e persone consapevoli della necessità di fare anche opposizione sociale e culturale e non solo istituzionale. In tal senso è più che necessario, che tali forze di centro destra e liste civiche ed i massimi esponenti locali di Forza Italia si impegnino con forza e determinazione a ricostruire, mantenere, rafforzare sul territorio la propria storia e rete di militanza e consenso a Manfredonia, dato che Riccardi & company hanno fatto e stanno facendo piazza pulita; dominano e presidiano, sotto ogni punto di vista, il territorio assorbendo anche l’elettorato tradizionale di centro destra con promesse ed altri meccanismi clientelari o simili. 

C’è poi la grande novità del Movimento 5 Stelle, con Gianni Fiore candidato sindaco, che si presenta per la prima volta sia nelle elezioni comunali che in quelle regionali con propri candidati. Il M5S ha una base di consenso politico generale piuttosto consistente a Manfredonia (circa il 24% alle elezioni Europee del 2014) ed è costituito da un gruppo di cittadini e militanti ben presenti su alcune questioni cittadine quali la tutela dell’ambiente, la trasparenza e la gratuità dell’impegno politico, la necessità di rompere con la logica partitocratica e di un rinnovamento radicale del ceto politico dirigente. Certamente il voto politico è diverso da quello amministrativo, più fondato su logiche amicali, di convenienza e di legami clientelari che su idealità e contestazioni alla cattiva politica. Tuttavia non si può negare che il M5S parte da una base di consenso che avrà un peso rilevante nella politica cittadina. Anche perché il M5S punta a fare politica non solo nel Consiglio Comunale, ma nella società civile stimolando la partecipazione attiva della cittadinanza. La sua presenza, quindi, si sentirà fortemente nelle prossime elezioni amministrative regionali, ed anche dopo. 

Certamente il fatto che i candidati sindaci alternativi siano 4 potrebbe sembrare un limite, perché esprime una diversificazione; tuttavia ci sono le condizioni per stabilire un codice di comportamento comune e definire alcune tematiche istituzionali e programmatiche su cui ritrovarsi. Così tale limite in realtà, visto il meccanismo elettorale, si può trasformare in più forza poiché si raccoglie consenso dalle diverse aree di riferimento e ci sono più frecce politiche per indebolire Riccardi. Operare nel rispetto delle diversità ma colpire unitariamente lo stesso bersaglio.

L’insieme degli elementi sopra descritti fa quindi ritenere che i giochi non sono chiusi e che c’è la possibilità di andare al ballottaggio. In tal caso la battaglia del rinnovamento della classe politica e per la rinascita di Manfredonia sarebbe veramente aperta, poiché si partirebbe da zero, alla pari.

Nella seconda parte esporremo l’analisi delle debolezze e contraddizioni nel campo politico di Riccardi, pur all’interno di un senso di onnipotenza.

Silvio Cavicchia

Sociologo e Ricercatore Sociale del Centro Studi e Ricerche “Eutopia”

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