Il giorno di monsignor Pelvi, nuovo vescovo di Foggia. “Arrivo con trepidazione e fiducia ma nessun timore”

“Vengo a voi con trepidazione e fiducia, ma non timore, perché nulla può impaurire un discepolo che vuole seguire Gesù, il cui sostegno è sempre affidabile. So che il Signore mi manda ad una chiesa singolare per storia e temperamento civile”.

È il giorno di monsignor Pelvi, nuovo vescovo di Foggia al posto di Tamburrino. Questo il ringraziamento di Pelvi: “Fratelli e sorelle carissimi, inizio oggi, nel nome del Signore, il mio servizio episcopale nella Chiesa di Foggia – Bovino. A questo servizio mi ha chiamato Papa Francesco e ho accolto con gioia la sua volontà. Desidero lodare il Signore della vita che sempre ci sorprende con i suoi doni e mai si stanca di radunare la sua Chiesa, arricchendola di ogni bene.          
Ringrazio Sua Eminenza il Cardinale Agostino Vallini, per la paterna vicinanza; come Vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma rende visibile il nostro vitale legame con il successore di Pietro, al quale rinnoviamo la profonda gratitudine per la sua luminosa parola e la gioiosa testimonianza”. Poi un “affettuoso grazie all’amato Arcivescovo Francesco Pio (Tamburrino, ndr), che mi consegna questa Chiesa bella, da lui guidata per oltre undici anni, impegnando le sue capacità per l’annuncio del Vangelo, rimanendo vicino alla gente, soprattutto a chi è più provato dalle difficoltà della vita. Un fraterno saluto ai confratelli vescovi la cui presenza e preghiera è motivo di reciproco sostegno e rinnovata amicizia. Ai fratelli di fede non cattolica esprimo la disponibilità a collaborare al servizio della verità, in un dialogo rispettoso, convinto che la fede non distrugge la ragione ma la illumina. Una parola di viva cordialità e di riconoscenza vorrei rivolgerla al Sindaco di Foggia, a tutte le autorità civili e militari, che hanno voluto assicurare oggi la loro vicinanza. Abbiamo un percorso da condividere, al di là degli specifici ambiti di competenza, ed è il bene comune del popolo. Voi lo ricorderete a me ed io farò altrettanto con voi, se mai dovessimo in qualche maniera dimenticarlo. La passione della Chiesa è l’uomo vivente con le sue problematiche, le attese e le preoccupazioni. Penso in questo momento ai membri più vulnerabili e insieme più preziosi della realtà diocesana e della società in genere, ai sofferenti di ogni tipo, ai malati, ai carcerati, ai poveri, a coloro che sono oppressi dalla fatica di vivere, a tutti coloro che nel profondo del loro cuore, sapendolo o no, sono in attesa del Vangelo di Gesù Cristo, della rivelazione della tenerezza di Dio”.

Pelvi2Stralci dall’omelia

Nella sua omelia, Pelvi ha richiamato tutti ad “amare la Chiesa di Foggia – Bovino appartenendole con sincera e gioiosa gratitudine, perché è la Chiesa in cui il Signore ci viene incontro e in cui, assieme agli altri, viviamo il rapporto con Dio. Se diciamo di appartenere veramente al Signore non possiamo non appartenere alla comunità ecclesiale. Facciamo nostra la sfida di Papa Francesco – ha continuato Pelvi -, quella di scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica del nostro tempo che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana di solidarietà. La gioia del vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno.             

Pelvi e Tamburrino

La terza voce è del profeta Isaia, una voce che promette speranza ai poveri, forza ai malati, liberazione agli schiavi e prigionieri. La stessa voce risuona oggi nel deserto delle città, dove c’è assenza di Dio. Vi sono tante forme di deserto: il deserto della povertà, della fame e della sete, il deserto dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo.
I deserti esteriori si moltiplicano, perché i deserti interiori sono diventati ampi. La Chiesa deve condurre gli uomini fuori dal deserto, verso Colui che ci dona la vita in pienezza.  
Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri la sua amicizia. Il compito del vescovo, allora, è bello perché è un servizio alla gioia che vuol fare il suo ingresso nel mondo.         
«Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni». Anch’io, chiamato da Dio, desidero essere testimone della luce. Vengo a voi con trepidazione e fiducia, ma non timore, perché nulla può impaurire un discepolo che vuole seguire Gesù, il cui sostegno è sempre affidabile. So che il Signore mi manda ad una chiesa singolare per storia e temperamento civile. Qui non mancano i segni della santità, i cercatori della verità, i testimoni della carità.                                                                    Carissimi, pregate per me, perché impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché impari ad amare sempre meglio voi, suo gregge. Preghiamo gli uni per gli altri, perché impariamo a portarci gli uni gli altri.  
 «Fratelli, siate sempre lieti» (1 Ts 5,16). Questo invito di Paolo alla gioia caratterizza anche l’odierna domenica, detta Gaudete. Esso risuona fin dalle prime parole dell’Antifona all’Ingresso: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino». Sì, siamo lieti perché il Signore ci è vicino e fra pochi giorni celebreremo il mistero della sua Nascita. Maria, colei che per prima ha ascoltato dall’Angelo l’invito: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28), ci indica la via per raggiungere la vera gioia, quella che proviene da Dio.