Scippo a Foggia, l’Ateneo si smantella. Chiudono i corsi di radiologia medica e logopedia, trasferiti a Barletta e Potenza

Si è consumato ieri sera, sul tavolo del consiglio interdipartimentale dell’Università di Foggia, l’ennesimo “scippo” ai danni del territorio: il corso per tecnici di radiologia medica verrà chiuso a Foggia e aperto a Barletta.

Si è consumato ieri sera, sul tavolo del consiglio interdipartimentale dell’Università di Foggia, l’ennesimo “scippo” ai danni del territorio: il corso per tecnici di radiologia medica verrà chiuso a Foggia e aperto a Barletta. Proprio nei giorni in cui si annuncia in pompa magna l’inaugurazione della nuova medicina nucleare agli Ospedali Riuniti, 100 ragazzi della provincia dovranno rinunciare alla possibilità di seguire i corsi nel proprio territorio. Uno schiaffo non solo culturale, ma anche economico per una città universitaria che si alimenta anche dalla capacità di spesa degli studenti.

Stessa sorte capiterà all’altro corso per logopedisti, questa volta dirottati in direzione Potenza. Pezzo dopo pezzo, dunque, si sta smantellando un Ateneo che nell’area medica, grazie al policlinico ospedaliero-universitario, dovrebbe avere il suo punto di forza. Ma tra baroni, impeti caratteristici, e strettezze economiche, ogni operazione è lecita. Soltanto qualche settimana fa, il rettore Maurizio Ricci, che per ironia della sorte dal Ministero è un docente dell’area medica pur provenendo dal settore giuridico, aveva dichiarato stizzito a l’Immediato: “A Barletta è già attivo il corso di scienze infermieristiche, che peraltro è stato conservato a Foggia. Dovrà essere il consiglio di dipartimento a decidere sulla sorte di questi due corsi…”.

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Nessuno dei presenti al tavolo si è opposto alla decisione di chiudere la sede foggiana. Evidentemente il sentiero era già segnato il giorno della firma del protocollo di intesa tra Unifg e Asl Bat ad ottobre scorso. Quel giorno, il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Giovanni Gorgoni, dichiarò impettito: “A Barletta e in tutti gli altri ospedali del territorio abbiamo unità operative all’avanguardia nelle tecniche radiologiche, della medicina nucleare e della radioterapia: insieme con l’Università degli Studi di Foggia stiamo dando una risposta seria in termini formativi e lavorativi che, sono certo, darà nuova linfa al potenziamento del territorio”.

Dal 2015-2016 verranno dunque riempite le 3 aule con 60 alunni che ascolteranno le parole dei docenti pescati dall’ospedale Dimiccoli di Barletta. “Non potevamo fare altrimenti – chiosa a l’Immediato Lorenzo Lo Muzio, direttore del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale -, non abbiamo il numero adeguato di docenti per sostenere il corso. Basti pensare che, per parafrasare l’ambito calcistico, abbiamo dovuto ricorrere al prestito dei docenti per raggiungere la soglia minima prevista dal ministero a garanzia dei corsi. Per l’area medica, quest’anno, ne abbiamo a disposizione 102 rispetto al minimo consentito di 106. Finora, prima della legge Gelmini, siamo riusciti a compensare, ma adesso i criteri sono diventati più rigidi, e non si può in alcun modo derogare ai conteggi del Ministero…”. Eppure, in via Pinto i docenti ci sarebbero, e pure a basso costo, a cominciare dai primari della medicina nucleare e della radioterapia. Ma evidentemente non sono stati considerati dal “protocollo d’intesa” che porterà circa 1,4 milioni di euro all’Unifg. Soldi freschi in tempo di vacche magre, la compensazione per la perdita di opportunità per i ragazzi della Capitanata.

Addirittura per Lo Muzio l’università non sarebbe stata “scippata”, ma si starebbe “ulteriormente allargando”: “Gli studenti potranno svolgere il tirocinio anche nell’ospedale di Barletta, oltre a Foggia, allargando così lo spettro delle competenze e delle possibilità”. “Non è affatto vero – replicano alcuni medici degli OO.RR. -, è uno smacco clamoroso per il territorio della provincia. È stato svenduto un corso ad un prezzo, questa è l’amara verità. Magari – concludono – anche per favorire il percorso accademico di alcuni medici della provincia Bat, che qui non avvennero la possibilità di diventare professori ordinari…”.

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