Crisi nera per la produzione di olive, “mercato impazzito” su Gargano e Subappennino

Considerevoli cali della produzione con conseguente impennata dei prezzi. È la fotografia delle campagne italiane impegnate nella difficoltosa raccolta olivicola 2014. Una situazione in cui, da un punto di vista territoriale, a pesare sul risultato finale è la Puglia.

Considerevoli cali della produzione con conseguente impennata dei prezzi. È la fotografia delle campagne italiane impegnate nella difficoltosa raccolta olivicola 2014. Una situazione in cui, da un punto di vista territoriale, a pesare sul risultato finale è la Puglia, con stime di produzione decurtate di più di un terzo rispetto allo scorso anno. Dalle 184.826 del 2013 alle 119.398 tonnellate del 2014, il calo è del 35%, stando alle previsioni elaborate da Ismea, con una ricognizione effettuata a metà ottobre, in collaborazione con le associazioni dei produttori.

Puglia tra Xylella e alluvione

Onofrio Giuliano
Onofrio Giuliano

Un dato al ribasso, secondo le organizzazioni di categoria che hanno il termometro delle singole zone olivicole regionali. Mentre nel Salento si è aggiunta la Xylella, in Capitanata l’alluvione del Gargano ha inferto il colpo di grazia a un’annata che si annunciava sfortunata già con le anomalie climatiche primaverili, seguite da un’estate troppo piovosa che ha facilitato gli attacchi di molti patogeni, mosca olearia in testa. Sviluppandosi in diverse generazioni, ha rappresentato un vero e proprio flagello in diverse importanti aree olivicole. “È un’annata atipica dappertutto”, chiarisce subito Onofrio Giuliano, presidente di Confagricoltura Foggia. “Il calo complessivo della produzione olivicola, a livello totale intendo –dichiara a l’Immediato-, è di gran lunga superiore al 50-60%, non solo in Italia ma anche in Spagna, Grecia, in tutto il bacino. In Italia poi ci sono zone, come ad esempio Toscana, Marche e Sicilia, dove il raccolto sostanzialmente non esiste. In Puglia –aggiunge- c’è un calo vistoso, che ha motivato l’impennata di oltre il 120% del prezzo delle olive”. Per cui quei dati elaborati sulla base di segnalazioni non sono del tutto attendibili. Ne è indizio, per il numero uno degli imprenditori agricoli di Capitanata, “il fatto che il mercato sia così impazzito”. “Siamo partiti con un prezzo dell’olio a 3,80 massimo, poi a 4,20. Adesso si attesta intorno ai 7,50 euro”, esemplifica Giuliano. Variazioni in perfetta sintonia col prezzo alle stelle della materia prima. È letteralmente raddoppiato rispetto ai 50 euro a quintale dei primi giorni di raccolta.

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Le zone più colpite

Costantino Mastrogiacomo
Costantino Mastrogiacomo

In provincia di Foggia una discreta produzione è concentrata negli uliveti dell’Alto e Basso Tavoliere. “Gargano e Subappennino sono state le zone più colpite per mancanza di produzione o presenza di prodotto non del tutto eccezionale, per l’attacco di mosche e l’alluvione. Le uniche due zone olivicole del foggiano con produzione diciamo decente, anche se in parte colpita dalla mosca, sono il Basso Tavoliere, Sud Foggia e nord Cerignola, e l’Alto Tavoliere”. È quanto afferma Costantino Mastrogiacomo basandosi sul campione offerto dalla clientela del suo frantoio “Apolio”. Il problema riguarda la quantità ma investe anche la qualità. “Nonostante la mosca olearia di quest’anno –riferisce l’imprenditore, componente dell’Apo-Cno provinciale- siamo riusciti ad ottenere un prodotto del tutto qualificato, sia in acidità che in numero di perossidi, ma i danni che abbiamo avuto non sono pochi. Personalmente ho fatto una richiesta di riconoscimento di calamità per il settore, sia all’assessorato provinciale che regionale e all’Ispettorato, che è l’unico che ha risposto, precisando che lo stato di calamità è valido solo per quelle zone interessate dall’alluvione. Non era ottenere un riconoscimento idrogeologico il mio intento, ma di un comparto in difficoltà che ha avuto problemi sia di produzione che di qualità, con la scesa dei barbari per accaparrarsi un prodotto che loro non avevano”.

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L’arrembaggio dei competitor

olioIl riferimento è all’arrembaggio di oleifici dell’avellinese e altre zone prossime alla Capitanata, fino all’Umbria, Toscana e Liguria, pronte a etichettare a qualsiasi prezzo come produzione propria regionale l’oro giallo pugliese. Se ai 100 euro a quintale si aggiungono le spese di molitura il costo sale a 115euro e con una rete territoriale siffatta difficilmente troverebbe acquirenti nel mercato locale un prodotto finito del valore di 10-13 euro. Su al Nord il mercato dell’olio è maggiormente remunerativo. A marchio Apolio un litro d’olio costa 7,50 euro e se a questo si aggiunge anche il trasporto “diventa un problema oggettivo”. Una condizione da piazza affari che riguarda l’atteggiamento di ogni singolo produttore. “Non si ha la capacità di fare sintesi. Una cosa che ho proposto più volte è realizzare la filiera completa per scongiurare l’avverarsi di queste situazioni. Se è pur vero che quest’anno riusciranno a vendere a prezzi importanti, si tratta di una quantità limitata e che vale solo per quest’anno. Secondo me, era il caso di proporre un accordo pluriennale con le aziende di trasformazione sia locali che nazionali, per poter fare una programmazione più stabile, che durasse nel tempo. Poi purtroppo il produttore, ma non vuole essere un giudizio negativo –tiene a precisare il frantoiano che sotto il marchio Apolio vuol riunire i Reali Siti per presentarsi in maniera univoca alle manifestazioni in occasione dell’Expo 2015 di Milano-, ha bisogno di realizzare subito il guadagno e vende al miglior offerente. Questo non è indice di crescita del territorio. C’era un’opportunità quest’anno per la nostra provincia di poter segnalarsi sul mercato internazionale con una proposta convincente. Un prodotto a marchio poteva essere la soluzione per farsi conoscere, avendo avuto gli altri la sfortuna di non produrre. Ci facciamo abbindolare dalle 90-100 euro, e chiunque si improvvisa commerciante, con piazzali che si inventano dall’oggi al domani”.

Ma c’è chi va in controtendenza

A Cerignola sono giunti dalla Toscana e dall’Emilia ad accaparrarsi le olive di Puglia, come racconta un olivicoltore che, in controtendenza, non lamenta gravi perdite. “Il calo c’è sicuramente, ma quest’anno la produzione vale per tre volte”, riferisce Antonio Mazzone. “L’anno scorso abbiamo venduto le olive a 40 euro al quintale, quest’anno, al momento, e la raccolta non è ancora terminata, le comprano a 100 euro al quintale. Proprio ieri girava un’auto per il corso principale che lo annunciava”. I suoi ulivi bicentenari valgono una resa da 500-600 quintali, secondo le sue previsioni. La fase di raccolta quest’anno è partita con largo anticipo rispetto alla norma proprio per cercare di salvare il prodotto da continui attacchi di mosca. Normalmente attacca una volta durante l’estate, ma anche per il determinarsi di condizioni climatiche che l’alluvione ha enfatizzato e per il caldo inaspettato dell’autunno, si sono verificati attacchi improvvisi e non preventivati che hanno maggiormente compromesso la situazione. Per questo, quest’anno più di ogni altro, la differenza è stata fatta dal tipo di conduzione degli oliveti e dalla tempestività degli interventi di contrasto allo fitopatie. C’è chi ha preferito non trattare, proprio perché il maggior costo per queste operazioni non sarebbe stato sufficientemente remunerato dalle quantità ottenibili. E in molti hanno preferito lasciare le olive sugli alberi. “Io mi sono difeso dalla mosca olearia perché ho fatto cinque trattamenti e problemi non ne ho –continua l’agricoltore-, ma Cerignola sta piena di ulivi attaccati dai parassiti. È una situazione generale. Mio cognato vive vicino Rimini e la situazione è anche peggio. Qui vengono dalla Toscana e dall’Emilia a comprare le olive. Fino alla fine della raccolta sono convinto che il prezzo arriverà anche a 120euro, perché la produzione è davvero poca e tutti stiamo raccogliendo”.

Il calo della produzione per gli uliveti dell’agro cerignolano si attesta intorno al 50-60%, secondo le stime abbozzate da Damiano Paparella, componente della segreteria provinciale UILA. “Dopo il 1990, questa è un’annata anomala. Le lunghe piogge in primavera hanno contribuito, la fioritura dell’olivo ne ha risentito. Poi per l’attacco dei parassiti molta produzione è andata persa, con olive cadute a terra. Così il prodotto scarseggia e il prezzo è raddoppiato nel giro di due settimane”.