Vi racconto quello spocchioso di Giancarlo Galan

Faccio un passo indietro e vi racconto una storia che giù al nord forse è arrivata distorta. Lui si chiama Giancarlo Galan ed è l’ex governatore del Veneto. Oggi è all’Opera di Milano, che per chi non lo sapesse non è un teatro ma un carcere.

Faccio un passo indietro e vi racconto una storia che giù al nord forse è arrivata distorta. Lui si chiama Giancarlo Galan ed è l’ex governatore del Veneto. Oggi è all’Opera di Milano, che per chi non lo sapesse non è un teatro ma un carcere. E’ un corrotto e difficilmente gli avvocatoni di Forza Italia riusciranno a dimostrare il contrario. Non se lo aspettava nessuno, stando a quanto dicono i suoi elettori. Quelli sporchi. “Pezzo di merda” lo ha definito la parte sana di chi in lui credeva tanto da mandarlo in Regione. Per non citare chi lo ha fatto pure ministro. Galan è anche un massone. Da una trentina d’anni appartiene all’obbedienza massonica del Grande Oriente d’Italia. Negli anni ’90 durante Tangentopoli, era un ultrà dei magistrati: “Mai sopportati corrotti e corruttori. Non tollero le malversazioni, le ruberie”. Poi la conversione. Capita. I magistrati lo accusano di tanta roba legata all’affare Mose, il mostro di salvaguardia ambientale che dovrebbe difendere Venezia e la laguna dalle acque alte. Appalti truccati, tangenti e corruzione. Ora i togati sospettano pure che gli ingenti lavori di ristrutturazione della sua villa di Cinto Euganeo siano stati pagati dall’imprenditore Piergiorgio Baita: 700 mila euro per il corpo principale e 400 mila per la sua famosa ‘barchessa’.

Tra il 2000 e il 2011, Galan e famiglia hanno dichiarato poco più di 1 milione e 413 mila euro, ma in quello stesso periodo hanno speso 2 milioni e 695 mila euro. Ad occhio e croce e calcolatrice alla mano fa 1 milione e 281 mila euro di differenza. Lo scandalo Mose ha come scenografia una crisi economica di cui si è detto tutto, e che ovviamente ha colpito quasi tutti. Non Galan. Quello che ha intitolato ‘Il Nordest sono io’ la sua autobiografia. Quanta spocchia. Ma un po’ di verità c’è perché il Nordest, nel percorso di Galan, c’è sempre. Da quando a scuola i professori gli consigliavano di non proseguire gli studi e mettersi a fare l’idraulico. L’avesse fatto. Per una vita ha cavalcato quell’onda del Nordest ricco, prima di contribuire a renderlo grigio. Prima di contribuire a riscrivere la storia di una terra che aveva la reputazione del ‘lavorare sodo’, e che quando gettava un occhio a sud vedeva fancazzismo e mafia. Invece siamo una “famiglia” tutta italiana.



In questo articolo:


Change privacy settings