In Italia i depuratori non funzionano. La Puglia tra le regioni peggiori

Sono 12 milioni gli italiani senza depuratori. A denunciarlo Legambiente con il dossier sul monitoraggio sulla qualità del mare del Bel Paese. Un quadro preoccupante perché su 264 campioni di acqua analizzati da Goletta Verde.

Sono 12 milioni gli italiani senza depuratori. A denunciarlo Legambiente con il dossier sul monitoraggio sulla qualità del mare del Bel Paese. Un quadro preoccupante perché su 264 campioni di acqua analizzati da Goletta Verde, in maggioranza in punti “a rischio” come foci di fiumi, sono stati trovati eccessivi di batteri fecali nel 55% dei casi.”Il killer del mare è ancora una volta la mancata depurazione, che riguarda un italiano su tre”, ha affermato in una conferenza stampa il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani.

Tra le regioni segnalate c’è la Puglia

“Dopo due sentenze di condanna nel 2012 e nel 2014 – ha ricordato Ciafani – la Commissione europea ha avviato quest’anno la terza procedura d’infrazione per il mancato rispetto della direttiva sulle depurazione degli scarichi civili. Il procedimento riguarda 880 agglomerati urbani in tutta Italia, il 28% del totale, per l’inadeguato trattamento degli scarichi fognari. Tra le regioni maggiormente coinvolte, troviamo la Campania con il 76% degli agglomerati sul totale regionale in procedura d’infrazione, la Calabria, con il 53% degli agglomerati sul totale, la Sicilia, con il 52%, le Marche, con il 50%”. “In termini di carico non trattato – ha sottolineato ancora il numero due Legambiente – a riversare il maggiore apporto inquinante nei fiumi e nei mari italiani sono la Campania con 2,4 milioni di abitanti serviti da inadeguati sistemi depurativi, il Lazio, con 1,8 milioni di abitanti, la Lombardia, con 1,6 milioni, e la Puglia, con 1,5 milioni”.

In mare un punto inquinato ogni 51 km

Nel rapporto finale del viaggio di Goletta Verde, su 264 campioni di acqua analizzati, in maggioranza in punti “a rischio” come foci di fiumi, sono stati trovati valori eccessivi di batteri fecali nel 55% dei casi. Si tratta di un punto inquinato ogni 51 km di costa. Sono 124 i campioni inquinati prelevati presso foci di fiumi, canali e scarichi sospetti, mentre sono 22 quelli relativi a spiagge affollate di turisti. “Le criticità sono state riscontrate in gran parte delle regioni italiane – ha spiegato il responsabile scientifico Giorgio Zampetti -. Abruzzo e Marche hanno la maggior percentuale di punti critici, l’88 e l’83%, anche a causa delle forti piogge e dell’elevata presenza di corsi d’acqua, seguite da Calabria (79) e Lazio (75)”.

Legambiente: sito ministero Salute su mare è inadeguato

Legambiente denuncia inoltre che il “Portale delle acque” del ministero della Salute è “poco chiaro”, con dati su cui “regna il caos”. L’associazione ambientalista ha evidenziato le principali criticità durante la presentazione dei dati della campagna 2014 di Goletta Verde. “Spesso i campionamenti sono fatti lontano dai punti critici delle spiagge – ha sottolineato Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde – in altri casi si dice che il mare è balneabile in tutta la spiaggia tranne nel punto esatto in cui c’è lo scarico, come se l’inquinamento fosse solo in quel punto. Non mancano esempi nel sito di punti non balneabili inseriti però in strisce di costa dove in teoria si può fare il bagno». Secondo i dati presentati, il 43% dei punti che risultano fortemente inquinati per Goletta Verde sono invece balneabili per il sito del ministero, mentre il 47% dei punti ‘critici’ per Legambiente non è proprio campionato. ”Nei pochi casi in cui effettivamente si riscontra anche da parte del ministero il divieto di balneazione – spiega l’esperta – mancano poi gli adeguati cartelli che avvisino i bagnanti, ne abbiamo trovati solo nel 7% dei casi”.