Landella: “Cacciamoli dal tempio”. ‘Destre unite’ con la fiamma di SuperAgo e le nuove leve Giuliani e Giampietro

Dopo 10 anni di opposizione e una vittoria fallita per un soffio nel 2009, il centrodestra pensa di riprendersi il Comune. Sente il polso dei quartieri popolari, lo sconforto degli sfrattati, le lamentele per le tasse e segue gli umori. Con l’attestato di stima e lealtà alla coalizione di cui fanno parte le Destre Unite, capolista Bruno Longo, non risparmiano fendenti all’amministrazione uscente.

Dopo 10 anni di opposizione e una vittoria fallita per un soffio nel 2009, il centrodestra pensa di riprendersi il Comune. Sente il polso dei quartieri popolari, lo sconforto degli sfrattati, le lamentele per le tasse e segue gli umori. Con l’attestato di stima e lealtà alla coalizione di cui fanno parte le Destre Unite, capolista Bruno Longo, non risparmiano fendenti all’amministrazione uscente. “Siamo uniti contro la frammentazione del centrosinistra”. Hanno in serbo un “grande comizio” con un leone della piazza, l’ex sindaco Paolo Agostinacchio, che non si ricandida ma che continuerà a fare politica finché sentirà “bruciare la fiamma”. Che è nel simbolo della lista e nella storia di un missino, poi An, poi Destra di Storace, alla ricerca, nelle pieghe delle varie sigle, sempre di quel “sacro fuoco”.

Un po’ questo, o quasi, il tenore del discorso tenuto davanti a due giovani candidati della lista di Longo, Mario Giampietro e Anna Paola Giuliani, figlia dell’ex primo cittadino di San Severo, che si ripresenta per il primo scranno al Comune.

Al centro della scena, Franco Landella, subissato di complimenti da tutti con le chiose di Agostinacchio: “Se fosse stata recepita in questi anni una centesima parte delle cose dette da Franco e dall’opposizione, Foggia non sarebbe nel tunnel”. Ma loro niente, dice il forzista, “hanno rifiutato la nostra collaborazione e le nostre proposte per amicizie di nicchia e di bottega. E ora quelli che parlano di dissesto e conti vadano a chiedere ai loro alleati del tempo…”

Da presidente provinciale del Pdl ha avuto un po’ da fare ma, nel frattempo, al Comune “ci pensava Bruno”. All’Anci ci andava “fiero di essere un consigliere quando c’era Paolo, cui si aprivano le porte”.

Ricordi e attualità: “Cacciare dal tempio del Comune quelli che di questa città hanno abusato. Oggi i giovani emigrano con il pc sotto il braccio, non più con la valigia di cartone. La destra è governabilità ma va cambiata la musica, non solo il direttore d’orchestra”.

Perché l’ottica con cui il centrodestra legge le vicende politiche degli ultimi anni parte dal presupposto che si sia “scaricato” su Ciliberti il malgoverno di una giunta. Dopo 5 anni, cambio di sindaco, poi Marasco. “Oggi Nichi Vendola ha inventato Di Gioia. Questi signori dovrebbero restituire i voti che hanno preso a destra per regalarli a sinistra”. L’avevano lasciato che era in An e l’hanno ritrovato in una civica. Per Agostinacchio è un “tradimento” come quello di Fini”.

Dura polemica contro i “poteri forti” e le piccole e medie imprese “neglette”. Bruno Longo, che in questi anni non ha risparmiato bordate alla giunta, alla tecnostruttura e alla maggioranza è incredulo. Un nodo di gravi problemi abitativi si ripresenta a Foggia in ogni tornata elettorale e, nel tempo ordinario, affolla i corridoi del palazzo dopo la pubblicazione delle graduatorie Iacp: “Questi diavoli che promettono posti, e case: ma dove stanno 500 case comunali? Ce ne sono 142 in Via Lucera non consegnate perché non si sollecita lo Iacp, l’inefficienza fa sì che ci siano sfrattati o alloggi in sospeso”. Edilizia, Pug: “L’hanno affossato con le varianti”. Il quadro si  estende: “Foggia ha perso la sua leadership perché il Pd l’ha consegnata a Manfredonia, un caso unico in Italia, quello di un capoluogo che dipende da una provincia. Prima la rivalità era con Bari, ora la sinistra ci ha ridotto a un ruolo gregario. Dobbiamo ribaltare questa situazione. La maggior parte degli appalti di questa città vanno a favore di Manfredonia, di Coop rosse o baresi. Che qui producono disoccupazione”.

I grandi sferravano i colpi e i giovani si presentavano con la timidezza dell’età. Anna Paola Giuliani (il suo slogan recita “non una quota rosa ma una storia di valori”) porta con sé il fardello e il modello paterno. Supera il padre o no? Agostinacchio ha aggirato gli ostacoli di tradizione: “Non ti devi schermire, per questo”. E poi, comiziando: “Foggia, San Severo e Cerignola hanno avuto sindaci che vengono ricordati nel tempo”. Furono, simultaneamente, lui, Giuliani e Tatarella, i centri più grandi della provincia dopo Foggia.