Foggia ha il suo Tempio crematorio, un “luogo di memoria, dignità e diritti” | VIDEO

600 euro il costo di una cremazione, con un risparmio del 50% rispetto all’acquisto del loculo per la tumulazione, e 450 euro circa il costo di un piccolo loculo, senza scadenza a 30 anni



Foggia ha da questa sera, con l’apertura e la prima cremazione differita al 24 settembre, il suo Tempio Crematorio al Cimitero, il secondo in Puglia e tra quelli potenzialmente con il bacino più ampio di utenza, che va dall’Abruzzo alla Lucania, se non si considera la struttura di Domicella in Campania.

La morte è la curva della strada, il buio che rende serena la sera, ma può essere più consolatoria con la pratica antichissima della cremazione. La società PFC Foggia dei fratelli Insalata-Triscioglio ci ha creduto e con loro i due sindaci, Gianni Mongelli e Franco Landella, che hanno permesso l’ampliamento del camposanto in questi anni oltre al progetto di finanza e alla gestione del servizio.

600 euro il costo di una cremazione, con un risparmio del 50% rispetto all’acquisto del loculo per la tumulazione, e 450 euro circa il costo di un piccolo loculo, senza scadenza a 30 anni, dove riporre l’urna con le ceneri nel caso la famiglia del defunto volesse riporre nel cimitero i suoi resti mortali anziché portarli con sé o disperderli nel vento.

I progettisti Ruggiano, Corbo e Maretti

Il Tempio, modernissimo e iper tecnologico, oltre al forno consta di una sala del rito, adibita sia ad un addio laico sia ad un commiato religioso e di una sala video in cui poter accompagnare il congiunto da lontano nella fasi della cremazione. La struttura, che adopererà 7 addetti tra reception e lavoratori al forno, è testata per trattare 6 salme al giorno con un solo turno di lavoro, fino a 12 salme invece con due turni. Ogni cremazione, come ha spiegato il tecnico Nicola Maretti , che insieme ai progettisti Francesco Paolo Corbo, Gianni Ruggiano e Antonio Mancini si è occupato dell’edificazione del tempio, dura 75 minuti. Una cremazione alla volta con tutta la bara. Il forno ha una macchina dotata di un sistema di monitoraggio in cui vengono trasmessi i dati in tempo reale, con una perfetta “tracciabilità della salma”, in modo che sia sicuro che le ceneri risultanti dal processo provengano dal feretro che è entrato.

La pratica, che ha una media del 25% in Italia e del 40% in Europa, è ancora poco diffusa nel Mezzogiorno , ma nelle regioni del Nord si arriva a punte del 45% in Friuli ed Emilia.

Questo pomeriggio alla cerimonia di inaugurazione, insieme agli imprenditori Gianni e Marco Insalata e Gianni e Franco Trisciuoglio e ai tecnici c’erano moltissimi, a cominciare da Pino Di Carlo e Nicola Di Franza e molti sindaci. L’ex Gianni Mongelli, Franco Landella, il sindaco di San Giovanni Costanzo Cascavilla, il sindaco di Apricena Antonio Potenza, Franco Metta da Cerignola. Hanno accolto l’invito anche il Comandante dei Carabinieri Aquilio e il Questore Della Cioppa. Presente anche l’ex assessore Pasquale Pellegrino, responsabile dei Servizi Cimiteriali prima dell’assessora e vicesindaca Erminia Roberto, che pure non si è persa l’evento presentato dal giornalista Rai Sergio De Nicola.

“Questo tempio è frutto della programmazione di un piano cimiteriale di memoria democristiana, è un’opera che dà dignità alla morte e che consente di contenere il consumo di suolo. Nei prossimi 20 anni se tutti si facessero seppellire servirebbero altri 15 ettari. Anche con la mia famiglia ci siamo interrogati se acquistare una cappella gentilizia, ma poi ci siamo detti che è inutile recarsi al cimitero una volta all’anno, si fa a gara a chi porta i fiori più belli, anche noi saremo per la cremazione, speriamo il più tardi possibile”, ha detto Franco Landella. La continuità amministrativa è stata ribadita anche dal suo predecessore Mongelli. “In questi momenti la città torna al centro della considerazione della comunità, è una giornata che dà dignità, rigore e diritti- ha rilevato l’ex primo cittadino- Il decoro di questo posto è sotto gli occhi di tutti, ricordiamo in tempi passati cosa era il cimitero, io a differenza di altri vengo spesso al cimitero la domenica, i miei genitori sono morti da poco, e vedo le persone vivere in maniera diversa questo posto. Con il tempio si dà il diritto di scegliere cosa farne del proprio corpo. Anche nella mia famiglia il dibattito è forte, anch’io penso che quando sarà il momento mi farò cremare e mi piacerebbe che le mie ceneri fossero disperse davanti alle Isole Tremiti, mentre mia moglie nel Trentino. Oggi Foggia è all’avanguardia”.

Apprezzamenti anche per l’Ufficio delle volontà del fine vita istituito dal Comune.

Nel corso della presentazione c’è stato spazio anche per la testimonianza di don Vito Cecere, cappellano di Emmaus, che ha ricordato l’esperienza del compianto ed indimenticabile don Michele de Paolis, che ha scelto nel suo testamento la cremazione per le sue spoglie mortali.

La cremazione non toglie niente alla fede della resurrezione dei corpi, la resistenza di certa parte della Chiesa nasce nell’800 ed è legata più alla Massoneria e all’anticlericalismo, ma non vogliamo che passi l’idea che la cremazione sia contro la fede. Rimane una possibilità, certo, noi abbiamo tutti la cultura della sepoltura, ma la gente non è chiusa, le persone sembrano aperte a questa possibilità. Le ceneri di don Michele sono deposte in un’urna nella chiesa di Emmaus, la sua è una presenza quotidiana, ha voluto essere sempre presente anche nel dopo. L’idea è quella di un luogo della memoria, credenti o non credenti. Una memoria che non è solo ricordo, ma sintesi di quello abbiamo vissuto. Venendo qui ci facciamo presenti”.

 

 

 

 

Ultima modifica: 13 settembre 2018

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