Mafia Vieste, intercettazioni choc: “Evocavano strage”. Anche 12enni reclutati dai clan | VIDEO

Drammatiche le conversazioni captate dagli investigatori. Il pm Gatti non ha dubbi: "Essere padroni lì diventa decisivo nel panorama mafioso locale e nazionale"



Una mazzata al clan Perna. Quella delle scorse ore ha rappresentato una delle più importanti operazioni della Polizia di Stato contro la mafia di Vieste. 7 gli arresti come raccontato in altro articolo. Oggi in Questura a Foggia presenti i procuratori della DDA di Bari, Francesco Giannella e Giuseppe Gatti. Proprio quest’ultimo, da anni al lavoro per contrastare la mala garganica, ha commentato alcune delle intercettazioni più drammatiche, registrate dagli inquirenti durante l’attività investigativa. “Evocavano una strage”, ha detto Gatti. Infatti nelle conversazioni, uno degli arrestati, Giuseppe Stramacchia, 32 anni, diceva: “Uccidere uno non basta. La botta non la sentono”, riferendosi al clan rivale guidato da Marco Raduano. “Il momento che ci andate a parlare mi presento pure io. Sparo in testa a tutti e 4. Io devo uccidere a Anthony e Cristoforo. Mo li devo uccidere”.

Da sinistra, Francesco Giannella e Giuseppe Gatti

Nelle intercettazioni si parla quasi sempre di propositi omicidiari ma anche di denaro: “Con i soldi compri le persone. Servono i soldi. I compagni poi li trovi”. Ancora Stramacchia: “La pace? No, dobbiamo eliminarli”. Il 32enne, infatti, era assolutamente contrario all’ipotesi di accordo con il clan Raduano. Non era lui, però, la testa pensante del clan Perna, bensì i cugini Gianni e Claudio Iannoli. Erano loro a gestire i traffici di droga e ad interloquire direttamente col capoclan, Girolamo Perna. Lo andavano a trovare anche a casa durante il periodo ai domiciliari e si attivavano per reperire denaro utile a sostenere le spese legali per conto del boss. L’obiettivo del gruppo criminale era uno soltanto: prendersi Vieste.

Il motivo è stato ben riassunto da Gatti: “Il tentativo di ottenere un controllo egemonico di Vieste risale al 2008 attraverso le estorsioni (operazioni Medioevo e Tre Moschettieri) e il traffico di droga con l’Albania. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. “Essere padroni a Vieste diventa decisivo nel panorama mafioso locale e nazionale. Chi comanda a Vieste può dire una parola decisiva sui traffici internazionali”.

Secondo il magistrato, “è in corso dal 2008 un drammatico e allarmante progetto mafioso che ci ha spesso visti impotenti. Ma ora la musica è cambiata. Oggi i clan sanno che non potranno più nascondere nemmeno la droga sotto i sassi come erano soliti fare in passato”.

Altro dato preoccupante riguarda il reclutamento delle giovani leve, ragazzini pronti a tutto pur di entrare in questo o nell’altro clan. “Una prospettiva che eccita gli animi e assicura uno stipendio”, le parole di Gatti. “Persino 12enni e 13enni pregano di entrare nel giro. A Vieste abbiamo riscontrato una spaventosa facilità di reclutamento di gioventù sbandata”. 

Giannella, notevolmente soddisfatto per il risultato conseguito con l’operazione di oggi, si è espresso così: “Abbiamo messo a frutto un lungo lavoro. Lo Stato c’è e ci sarà sempre. Con il questore Della Cioppa ci sentiamo ogni giorno, anzi, ogni ora. Ormai non ci sono più discussioni sul grado di mafiosità dei gruppi criminali del Gargano ma oggi, con questa operazione, siamo convinti che la cittadinanza abbia ottenuto maggiore tranquillità”.

Infine una battuta sulla possibilità di istituire una sezione della DDA a Foggia: “Il luogo della sede non cambia le regole del gioco. Trovo ingenuo affermare che possa rappresentare un problema la distanza tra Bari e Foggia e il Gargano. In ogni caso resta un discorso puramente politico”.

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Ultima modifica: 11 settembre 2018

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