Strage di mafia, testimonianza civile e impegno condiviso per i fratelli Luciani ad un anno dalla mattanza

Da San Marco in Lamis, ieri sera, per la commemorazione religiosa e civile dei fratelli Aurelio e Luigi Luciani, è arrivato un messaggio di libertà e legalità. Tanti in piazza con Libera e la Ministra Barbara Lezzi per chiedere verità e giustizia



Da San Marco in Lamis, ieri sera, per la commemorazione religiosa e civile dei fratelli Aurelio e Luigi Luciani, ad un anno dal 9 agosto 2017, il giorno della violenta strage mafiosa della stazione, è arrivato un messaggio di libertà e legalità. Di testimonianza civile e di impegno condiviso.

Un momento del corteo di ieri sera

Fortissimo alla fine della celebrazione eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo Vincenzo Pelvi, l’intervento della vedova Anna Luciani, moglie di Luigi: “Ogni fase lavorativa è sempre stata svolta con precisione, alla base c’era una grande passione epr questo lavoro e per la nostra terra. Luigi e Aurelio sono stati protagonisti anche in famiglia. Mio marito Luigi era felice se io ero felice.  Un anno fa ci è stato detto che Luigi e Aurelio non c’erano più, che erano stati brutalmente uccisi. In quel preciso momento, la mafia con tutta la sua violenza e prepotenza è entrata nelle nostre case, è entrata nella nostra vita. Fino a quel momento non sapevo cosa fosse la mafia, oggi posso dire che cosa fa: ti uccide e ti uccide in diversi modi. Ti uccide togliendoti fisicamente le persone care, ti uccide seminando terrore e paura. Dobbiamo unirci tutti e contrastare tutti la mafia, in certi momenti si arriva a pensare di essere responsabili di quello che è accaduto , cosa che è successa a me. Un anno fa il 9 agosto del 2017 ho visto per l’ultima volta mio marito alle 5 del mattino. Mi sono chiesta: perché non mi sono sentita male? Sarebbe rimasto accanto a me, Aurelio sarebbe rimasto in campagna con suo padre. Io ho accusato anche Dio, perché ti sei distratto? Oggi a distanza di un anno, con più lucidità, sono consapevole che non è Dio che ci fa del male e si dimentica di noi, siamo noi essere umani che ci facciamo del male”.

La vedova di Luigi, Anna Luciani

Alla messa hanno partecipato tantissimi cittadini, assiepata la Chiesa delle Grazie del paese. Presenti moltissime istituzioni, dal Prefetto Massimo Mariani al presidente della Fondazione Buon Samaritano Pippo Cavaliere, al Comandante GdF Francesco Gazzani col sindaco Michele Merla, il consigliere regionale Napi Cera, il sindaco di San Giovanni Rotondo Costantino Ciavarella, il sindaco di Monte Sant’Angelo Pier Paolo d’Arienzo, il presidente del consiglio di Monte Giovanni Vergura e l’amministratore Generoso Rignanese. Con loro anche la truppa pentastellata al Parlamento, Marco Pellegrini, Gisella Naturale, Giorgio Lovecchio, Rosa Menga, Francesca Troiano, insieme anche all’indipendente Antonio Tasso e alla Ministra del Sud Barbara Lezzi, giunta a San Marco in Lamis per sostituire il collega Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

La Ministra del Sud Barbara Lezzi

Lo stesso Bonafede ha inviato una lettera alla famiglia e alla comunità, letta in piazza durante il momento di riflessione dal sindaco Michele Merla. “L’agguato di mafia del 9 agosto di un fa, in cui hanno perso la vita Aurelio e Luigi Luciani rappresenta, per la brutalità con cui è stato perpetrato, una ferita ancora aperta sulla pelle della comunità di San Marco in Lamis e del Paese intero- ha scritto il Ministro- La scomparsa dei due fratelli ben voluti e apprezzati dalla comunità locale per la loro dedizione al lavoro e la riconosciuta integrità morale, costituisce, come sempre avviene quando vengono coinvolti individui inermi, un monito per le istituzioni affinché profondano il massimo impegno per garantire ai cittadini sicurezza, libertà e legalità. Il primo passo da compiere sulla strada di questo fondamentale obiettivo è quello di custodire e valorizzare la memoria di quanto accaduto e su tutte le vittime innocenti. In questo percorso risulta essenziale lo sforzo da parte di tutti per raggiungere piena verità su quest’agguato e sulle altre manifestazione di sangue che hanno colpito il territorio ed ottenere così giustizia in nome delle vittime e dei loro familiari. Storie tragiche come quella del 9 agosto non rappresentano vicende private e drammi personali di qualcuno, ma, attentando al vivere civile e alla libertà di una comunità di cittadine, riguardano da vicino tutti noi. Le mafie ci impediscono di vivere, di lavorare, di esercitare diritti e doveri da donne e uomini liberi”.

Dal prossimo settembre, come hanno ricordato i vari intervenuti tra cui un fiero don Antonio Colucci, a San Marco partirà un presidio di Libera. La referente Memoria Daniela Marcone ha rivolto parole affettuose alla famiglia. Per tutto questo anno con Libera ha seguito il loro cammino di lutto e consapevolezza. “A distanza di un anno qualcosa siamo riusciti a fare, io so il percorso che la famiglia deve fare- ha detto in piazza- Io ho richiesto giustizia e verità per tanti anni, fuori dalla Puglia. Se a Torino il mio dolore veniva accolto con semplicità, lo stesso non accadeva nella mia città, io sparavo a zero su Foggia, ero sola. Non siamo stati in tanti ad abbracciare la famiglia, i foggiani sono chiusi. Cosa è accaduto il 9 agosto di un anno fa? Quando ci siamo svegliati, i giornalisti nazionali parlavano di Sacra Corona Unita, anche firme importanti. In questo anno siamo riusciti a raccontare la mafia del Gargano e di Capitanata, prima non si pronunciava la parola mafia, era un tabù, oggi siamo riusciti a portare un cambiamento. Questa tragedia deve ancora trovare verità e giustizia, quando pensiamo alla giustizia pensiamo ai Palazzi di giustizia, ma una verità la conosciamo: ce l’hanno donata i famigliari di Luigi e Aurelio nella costruzione di questa iniziativa. Scriviamo tanti bei post, ma poi dobbiamo esserci a queste iniziative, stando insieme noi già costruiamo la verità per i fratelli Luciani. È nell’attesa di giustizia che dobbiamo supplire noi, costruendo vicinanza  per la famiglia”.

 

 

 

 

Ultima modifica: 13 agosto 2018

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