Mattinata, interdittiva antimafia alla moglie del boss “Baffino”. Il provvedimento del prefetto di Foggia

Il marito è elemento di spicco del clan Romito, gruppo criminale egemone lungo il litorale garganico



Informazione antimafia interdittiva per la signora Marisa Di Gioia, manfredoniana residente a Mattinata e moglie del boss, Antonio Quitadamo detto “Baffino”. Dopo la concessione a maggio ad immettere animali al pascolo sui terreni di proprietà comunale, l’autorizzazione è stata revocata dal prefetto di Foggia, Massimo Mariani, il 31 luglio scorso. Il provvedimento è lo stesso disposto per i Silvestri, ai quali è stata tolta la gestione del parcheggio nell’area portuale, come già raccontato dalla nostra testata in altro articolo.

Nel caso della signora Di Gioia, è stata accertata la sussistenza di problematiche relative alla certificazione antimafia. Per questo è giunta la revoca, disposta lo scorso 2 agosto attraverso una determina firmata da un dirigente comunale.

La donna era già rimasta coinvolta nella maxi operazione della Guardia di Finanza, “Nel nome del Padre”, quando i militari sventarono il piano di fuga dal carcere di Foggia di “Baffino”. Nelle intercettazioni emerse chiaramente il progetto del boss che durante la detenzione continuava a gestire gli affari del suo clan dispensando direttive ai propri sodali.

Ma “Baffino” era già noto agli inquirenti per numerosi altri reati, molti dei quali legati al racket delle estorsioni nei confronti di imprenditori, allevatori e residenti di Mattinata.

Il nome di Quitadamo risulta anche nella lista degli arrestati per l’operazione “Ariete” che nell’ottobre 2016 portò al fermo dell’uomo assieme ad altri elementi di spicco del clan Romito, tra i quali Mario Luciano Romito, morto ammazzato nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017.

Ultima modifica: 11 agosto 2018

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